ATC, tempo di riforme

Il tempo vola, si sa, e anche questa stagione di caccia è volata, portandosi via tanti momenti e lasciandoci nuovi ricordi da archiviare nella memoria interna del nostro cuore di cacciatori. La campanella  che sta per suonare chiude una stagione controversa che ha risentito prima della siccità estiva, poi della piaga degli incendi con le devastazioni di ottobre in Piemonte, e che in alcune zone ha visto la stanziale chiusa anzitempo per una serie di motivi diversificati.

Ho già avuto modo di dire che nell’ATC dove caccio io, e cioè lungo la sponda parmense del Po, la situazione è notevolmente migliore rispetto a tante altre zone di pianura: popolazioni di fagiani rinselvatichite ed in salute,nate e cresciute in libertà per effetto di una politica gestionale che prevede di immettere esclusivamente animali di cattura a fine stagione, precludendosi di ricorrere al pronta caccia; i risultati si vedono e si contano anche sui tesserini venatori dei cacciatori, soprattutto se raffrontati ad altre realtà vicine eppure spietatamente distanti in termini di (non) gestione faunistica.

E gli altri, invece? Come se la passano i cacciatori da piuma e da pelo che battono i terreni restanti? Piuttosto male, a quanto pare. La pianura e la campagna in generale si possono assimilare ad un immenso Deserto dei Tartari : una serie ininterrotta di monocolture – o per contro di incolti – che non lascia scampo né riparo agli animali selvatici, con l’aggravante delle ferree limitazioni imposte nel controllo dei predatori, del ricorso massiccio ai pesticidi e con la grande new entry dei cinghiali che hanno invaso tutte le zone di ripopolamento, aprendo una lotta serrata ed  impari contro la piccola selvaggina nobile e contro ogni suo strenuo tentativo di riprodursi.

Una situazione da attribuire alla fondamentale NON gestione che di recente, su queste pagine, Roberto Mazzoni della Stella ha delineato contrapponendola ad una gestione oculata che pagherebbe e ripagherebbe coloro che se ne volessero rendere gli artefici: vale a dire i cacciatori, in primis. Che anziché lamentarsi laconicamente e minacciare ogni anno di non rinnovare l’iscrizione al proprio ATC, per poi puntualmente correre in posta al momento debito a saldare il bollettino, pur di non rinunciare alla sospirata evasione di qualche uscita, potrebbero gratificarsi tanto di più piuttosto che limitarsi ad incarnierare fagiani e lepri rilasciati,del tutto inetti ad affrontare la vita selvatica, figuriamoci poi a riprodursi e a “fare razza”.

Oggi poche, pochissime aziende faunistiche private hanno la possibilità, prima di tutto economica, di gestire il territorio determinando il radicamento di popolazioni davvero selvatiche e naturali: realtà rette da veri appassionati,naturalmente anche facoltosi, che hanno fatto della qualità del selvatico una condizione irrinunciabile, tanto da costituire veri e propri paradisi di caccia, seppure esclusivi; ciò nonostante, Roberto Mazzoni della Stella ha spiegato come di fatto, con pochi semplici e modesti accorgimenti, anche i cacciatori “comuni”possano ottenere grandi risultati in termini di gestione, come si possa cioè avere molta resa con poca spesa. Il fatto è, o perlomeno così mi sembra, che si parla molto di caccia sociale, il che farebbe presupporre attività sul territorio ampiamente condivise in vista di un beneficio comune, ma si ha poi in realtà un approccio per lo più consumistico alla caccia – vuoi per mancanza di tempo da sottrarre al lavoro, vuoi per pura comodità – aspettandosi di trovare “apparecchiato”solo in forza del pagamento di un bollettino, che legittimerebbe qualsiasi tipo di prelievo. In quest’ottica allora il pronta caccia diventa davvero l’unica risposta possibile  ad un’esigenza di cacciare agevolmente e senza alcun impegno, come in una qualsiasi AATV ; perché il problema principale che caratterizza la caccia alla stanziale, e che ne assottiglia sempre di più il numero di praticanti, è proprio la mancanza desolante di selvaggina. Problema che da anni ha fatto propendere molti ATC proprio per il comodo acquisto di pronta caccia. Una strada in discesa che si sta però ormai rivelando un precipizio dove la caccia andrà a rompersi l’osso del collo, o ne uscirà comunque molto ammaccata, come si può intuire già da tempo.

Non è per fare il disco rotto, visto che da queste pagine si è sempre invocato il ruolo chiave della tecnica faunistica, ma credo che la questione sia ormai seria: o ci si decide a fare gestione per davvero, facendosi aiutare da chi ne ha le competenze e stringendo solide alleanze col mondo agricolo, o diventeremo tutti cinghialai specializzati. Mi piace pensare ad un cacciatore del futuro formato ed organizzato: perché è un dato di fatto che con l’ignoranza a briglia sciolta non si va da nessuna parte, e questo non solo nel mondo della caccia … basta dare uno sguardo alla politica, da quella locale a quella nazionale, per trarne le dovute e scontate riflessioni.

Ora che la stagione si è ormai conclusa, e che la campagna è a riposo, vale la pena di fermarsi a riflettere su quale futuro desideriamo e perseguiamo per la caccia e per la selvaggina, che ne è la protagonista fondamentale; interrogarsi su quali riforme si dovranno mettere in atto per il suo bene, e per incamminarci nei tempi che verranno o che sono già qui. Da tempo si parla molto di etica venatoria, e qualcuno storce il naso al solo sentire questa parola; eppure non dovremmo farci spaventare, perché etico corrisponde nel suo senso originario a ciò che è bene inteso non astrattamente, ma come il massimo del bene che si può raggiungere e realizzare attraverso l’azione. Volendo scomodare Aristotele, possiamo affermare che l’etica è una scienza (scienza, non fuffa!) squisitamente pratica, dove il sapere, il formarsi, devono essere necessariamente finalizzati all’agire. Una caccia etica oggi, quindi, è una caccia che vive di fatti e di azioni mirate, e non di zuffe tra categorie e sottocategorie contrapposte per spartirsi ormai solo le briciole della torta.

Monica Sergelli

 

 

 

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell'editore   -   © acaccia.com   -   Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

Leggi anche gli altri articoli di Editoriale

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Regole di comportamento per i commenti. Vengono cestinati commenti fuori tema, provocatori, privi del dovuto rispetto per le opinioni altrui, con contenuti maleducati o offensivi e non in linea con il tenore della discussione, insieme a tutti i messaggi provenienti da indirizzi irregolari. Non è consentito pubblicare link terzi e scrivere testi in stampatello. L'attività dei moderatori è insindacabile e inappellabile compresa la chiusura dei commenti e il blocco di un utente. La pubblicazione di un commento implica l'automatica accettazione di queste regole e delle norme "Nota legale" del giornale.
Per inserire un'immagine personale, registrarsi con lo stesso indirizzo email al sito: http://it.gravatar.com