Attacco del lupo: come comportarsi

E’ ormai notizia che quasi non fa più scalpore il fatto di uno o più lupi che attaccano ed uccidono, quasi sempre per motivi legati alle esigenze alimentari, cani da guardia, da pastore e da caccia.

Ai commenti di sdegno e rammarico, che accompagnano comprensibilmente le immagini di cani sbranati di cui rimangono integri solo la testa e il posteriore, spesso si leggono esternazioni del tutto forzate e prive di ogni fondamento giuridico.

Nello specifico taluni soggetti, immancabilmente, rivendicano la possibilità di utilizzare, a protezione dei propri animali d’affezione, nel caso di un attacco di uno o più lupi, armi da fuoco.

Ritengo il tema piuttosto interessante da esaminare sotto l’aspetto giuridico. Anzitutto è bene sottolineare che il Lupo è, attualmente, inserito nella lista delle specie selvatiche particolarmente protette e come l’articolo 30 della legge 157/92 determini con chiarezza in che cosa incorre chi, incautamente, ne cagiona il ferimento o, peggio, la morte.

L’abbattimento di fauna appartenente alle specie elencate nell’Allegato II della Convenzione di Berna del 19 settembre 1979, relativa alla conservazione della   vita  selvatica  e  dell’ambiente  naturale  in  Europa, ratificata dall’Italia con la legge 5 agosto 1981, n. 503, configura il reato di cui all’art. 30, lettera b) legge 157\92 in quanto trattasi di esemplari rientranti tra le specie che Direttive Comunitarie o Convenzioni internazionali o apposito decreto del Presidente  del  Consiglio  dei ministri indicano come minacciate di estinzione menzionate dall’articolo 2, comma primo lettera c) della medesima Legge 157\92.

Pertanto, al fine di fugare ogni dubbio, in un contesto ipotetico sicuramente surreale, il legale detentore di un porto d’armi ad uso venatorio non può, in alcun caso che riguardi la possibilità di morte di un animale domestico (gatto, cane, ovino, caprino, bovino ecc. ecc), utilizzare impropriamente l’arma da fuoco.

In sintesi quindi non si può sparare in direzione di un lupo che ipoteticamente sta aggredendo il nostro cane, perché la sola azione potrebbe delineare chiaramente il contesto di applicazione del sopracitato articolo.

Purtroppo, a termini di legge, il possessore dell’animale dovrebbe accettare la predazione, mettendo in atto una serie di difese passive volte ad impedire al selvatico di avvicinarsi alla potenziale preda. Nel caso di aggressione con decesso dell’animale domestico al proprietario non resta che attivare le procedure amministrative per la richiesta del risarcimento del danno, conscio sempre del fatto che la giurisprudenza recente è orientata a non riconoscere alcun compenso per il danno psicologico. La perdita di un cane o di un animale domestico a cui siamo legati può, difatti, configurare l’ipotesi di un danno morale per il legame affettivo che si viene a creare nel tempo.

Diversa invece l’interpretazione se il possessore di un fucile da caccia utilizzi l’arma al fine di dissuadere l’attacco del lupo, senza mettere però in atto comportamenti che in maniera inequivocabile possano cagionare lesioni o peggio il decesso del selvatico. Sparare in aria, in una direzione opposta rispetto a quella in cui si trova il selvatico è un gesto estremo, che deve avere una valida motivazione, ma che difficilmente potrà essere oggetto di dibattimento in sede penale.

Gian Luca Nannetti

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  • È nel caso il lupo aggredisca dopo il cane il cacciatore? Devo aspettare che mi sbrani e poi chiedo risarcimento?

    • Comprendo i motivi legati alla citata L 157, quanto alla Convenzione di Berna, spiegatemi allora come fa la Francia ad effettuare operazioni di controllo delle popolazioni di lupo nonché autorizzare i Pastori ad abbattere i lupi a seguito di attacco! (Chi ha siglato detta convenzione?)