Beccaccia: il punto sul radiotracking

A scanso di equivoci mi definisco allineato con l’uso del radiotracking. Onore quindi ai propugnatori e a tutti coloro che si ingegnano per dipanare dubbi sul fenomeno migratorio degli uccelli, uno dei più grandi e suggestivi  misteri del mondo animale. Questa trattazione si basa su alcuni argomenti a favore della telemetria satellitare, e su alcuni discutibili e personali dubbi miei, con fine costruttivo. Per i non addetti ai lavori la telemetria satellitare si basa su minitrasmettitori che possono essere applicati sul groppone di uccelli migratori come piccoli zaini, in collegamento permanente con un satellite. Ciò permette la localizzazione costante di un essere in movimento.

Negli anni 70 fu istituito il sistema internazionale Argos, che all’inizio disponeva di due satelliti orbitanti a circa 850 km intorno alla terra, impiegati prevalentemente per la trasmissione di dati geofisici. I trasmettitori in uso per la raccolta dei dati forniti dal satellite pesavano circa 1 kg e vennero allacciati negli anni 80 al corpo di grossi animali come orsi polari e caribù per seguirne gli spostamenti. Quando arrivarono a pesare sui 200 gr fu la volta delle aquile di mare e dei cigni. La miniaturizzazione dei microtrasmettitori è ciò che via via ha consentito l’utilizzo della metodica in animali di sempre minori dimensioni, sino ad oggi dove le beccacce sono zavorrate con trasmettitori di circa 9 gr. ed anche meno.

L’attuale evoluzione nei termini di ridimensionamento degli zainetti apre nuove grandi prospettive che ancor più si esaltano se finalizzate al monitoraggio non solo spaziale, ma anche investigativo dello stato metabolico dell’uccello nelle varie fasi della migrazione stessa. A questo fine ho consultato il prezioso testo “ La beccaccia scientifica” di Enrico Gavina, la raccolta più completa su tutto lo scibile beccaccesco sempre aggiornato da una ricchissima raccolta di riferimenti bibliografici. E’ indubbio che i pochi dati raccolti dalle beccacce europee, anche italiane, per un totale di circa 60 uccelli zavorrati, non possano, per il numero esiguo, rivestire ancora un valore scientifico. E’ pur sempre, comunque, un metodo scientificamente significativo di una importante innovazione: quella di consentire di seguire l’uccello migratore lungo tutto il suo percorso, rapportandolo anche alle condizioni ambientali e  metereologiche per più stagioni.

I propugnatori della metodica nella specie scolopax, ed io mi allineo, ritengono che dalla potenzialità del radiotracking satellitare possano scaturire ulteriori impulsi evolutivi da integrarsi ai risultati dei tradizionali, ma sempre importanti, inanellamenti. La metodica è essenziale ai fini dello studio degli stop-over, punti di sosta sui quali si può indagare a piacimento e ricavare dati geo-ecologici sulla loro durata, sulle velocità di volo, ecc. durante tutto il percorso a differenza dell’inanellamento, che ci dà informazioni soltanto dal punto di partenza a quello d’arrivo ( abbattimento o cattura). E’ durante tutto il volo migratorio che nascono i dubbi da colmare!

Sappiamo bene, tuttavia, quanto sia costata la ricerca in funzione del cosiddetto accreditamento scientifico, e quanti animali siano stati immolati nel tempo in funzione di un credo  che ci avrebbe visti  protagonisti in tempi brevi. Anch’io da giovane sono cascato in questo circuito strumentale che ora  non mi sento più di avvalorare. Dove voglio arrivare, mi direte? Voglio arrivare a dire che al momento l’esperienza del radiotracking mi sembra poco scientifica e molto vulnerabile come fonte di verità assoluta, anche se sono convinto che  questa procedura altamente tecnologica debba legittimare i momenti storici della nostra esistenza nel bene ed anche nelle avversità; ma stiamo attenti a non divulgarne l’esperienza con la troppa enfasi dettata spesso da opportunismi fuorvianti.

A Parma, in occasione del Congresso Fambpo, i colleghi spagnoli andavano tronfi dell’ iniziativa e incensavano le conquiste delle loro eroine Karelia e Navarra  stimolando l’interesse di altre nazioni, noi compresi. I deterrenti principali  riguardano per ora quello economico, l’eccessivo peso dello zainetto, la mancanza di un efficace coordinamento locale. Ma poi siamo proprio sicuri che con questo sistema si schiuderanno le porte dei misteri del fenomeno migratorio e che a quanto  fatto da Navarra e Karelia ( le prime due beccacce basche zavorrate) debba venir riconosciuta una legittimità scientifica senza se e senza ma? Non è possibile ritenere che dietro il paravento della scienza siano celate molte insidie, e che almeno in questo caso servano momenti di riflessione anche di fronte alle alte probabilità di plausibilità?

Lasciamo da parte la sacrosanta ovazione mediatica del progetto, ma la scienza non si può tenere fuori. Dove sono stati analizzati gli effetti che Gavina nella sua “ La Beccaccia scientifica” pone alla base dei comportamenti anomali nelle migrazioni? Come si fa ad accreditare la veridicità nell’ambito di un mistero grande come il mondo come è la migrazione, dal comportamento di una beccaccia di 250 gr. a cui è stata imposta una zavorra di 9 gr che oltre agli effetti ponderali può avere quelli più importanti di concentrare e amplificare una miriade di influssi di varia provenienza e problematica quantificazione nel suo cervello? Le influenze di questo zainetto ricetrasmittente potrebbero divenire fonte di squilibri sensoriali e più genericamente neurologici, con ovvie distorsioni comportamentali.

Come si afferma sempre nella “Beccaccia scientifica”numerosi sono i riferimenti a supporto degli effetti di questi fenomeni. E’ altresì risaputo come  quello che si legge come “ inquinamento” o” elettromagnetic pollution” generato da antenne, strumentazioni radiotelevisive, centrali elettriche, ripetitori per telefonia cellulare, parabole, strumentazioni elettriche di grandi dimensioni, possa modificare l’orientamento dei microcristalli di magnetite ( sostanza isolata nella regione etmoide situata alla base del becco e della cute della mandibola  della nostra regina) né più né meno come una calamita  modifica l’orientamento dell’ago di una bussola.

Io ritengo possibile che i comportamenti strani e apparentemente inspiegabili, come quello della beccaccia ritornata nell’area di nidificazione in Russia in aprile, che ai primi di maggio volava verso gli Urali compiendo un volo di 230 km in 56 ore e poi il 4 giugno ritornava alla precedente posizione nell’area di nidificazione a nord est di Mosca (dalla Beccaccia scientifica). Un itinerario questo che a mio parere può alimentare legittime perplessità. Per concludere riterrei che non si debbano sottovalutare le possibili interferenze di tutti questi svariati agenti  ed in particolare di questi congegni ricetrasmittenti sull’assetto neuro-psichico dell’uccello. Senza contare, aldilà degli zainetti, i possibili disorientamenti determinati da svariate fonti di illuminazione  come fari, neon  ed altre ad effetto attrattivo per un migratore notturno.  Bando quindi ai facili entusiasmi, siamo ancora lontani  da traguardi sconvolgenti, tanta acqua deve scorrere sotto i ponti, purtroppo o… per fortuna.

La beccaccia è bella in quanto pazza. Perché dobbiamo acuirne la pazzia con congegni e diavolerie di cui ancor non conosciamo le conseguenze sulla sua neurofisiologia? In questa ottica non mi sento di avvalorare ciò che disse Steve Jobs quando invitava ad essere affamati e folli. Aggiungere follia a follia: ma non sarà questo il nostro hobby preferito?

Pietro Cortellini

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  • in Italia lo studio della beccaccia tramite radiotracking è principalmente finalizzato alla definizione dei calendari venatori. Io lo trovo un elemento molto utile ed indubbiamente sarà il futuro della ricerca in campo ornitologico. i vecchi sistemi di cattura e ricattura ormai sono obsoleti oltre che dispendiosi. perchè quindi non approfittare di queste tecnologie?

  • Farina giuseppe

    Vorrei che qualcuno mi spiegasse con quale metodo di scelte , beccacce che nidificano nei stessi boschi della Svezia o della Russia prendono diverse direzioni , perché dopo aver nidificano vicine scelgono direzioni diverse , forse anche della stessa covata , perché una sceglie di svernamento in Grecia l’altra in Spagna , chi decide la destinazioni