Beccaccia e radiotracking: qualche dubbio

La fine della caccia , specie se contrassegnata da giornate rese tediose dall’impossibilità di uscire, può fare brutti scherzi, come quelli di stimolare riflessioni. Le mie riguardano la metodica del radiotracking su beccaccia, procedura  vista da molti come l’occasione per colmare  le tante lacune sulla migrazione degli uccelli.

Non dubito che su alcuni animali questa metodica possa essere stata utilizzata, e che lo si faccia tuttora con profitto, ma sulla beccaccia ho qualche dubbio che cercherò di esplicitare.

Nelle beccacce, in Europa, furono per primi gli spagnoli a sperimentare questa tecnologia a partire dal 2006. Procederò con un elenco per sommi capi per maggiore chiarezza.

1.  Il peso dello zainetto vincolato all’inizio della esperienza pesava circa 9,5 gr e veniva  applicato sul dorso di due uccelli del peso di 250-300 gr,come se ad un uomo di 80 Kg fosse vincolato  un peso di 3 kg nei suoi spostamenti: peso francamente impegnativo per mantenere una sana vita di relazione in tutti i suoi aspetti.

2.  Se poi aggiungiamo le interferenze che possono derivare dalle emissioni del microtrasmettitore aviario sui cristalli di magnetite situati nella regione etmoide della base del becco e di rimando sul campo magnetico terrestre che, a detta della scienza ornitologica, è  fonte di informazioni direzionali  degli uccelli migratori, si accentuano i miei motivi di riflessione. Nel bel testo di Enrico Gavina (ricchissimo in riferimenti bibliografici) è riportato come l’inquinamento generato dalle antenne, da strumentazioni radiotelevisive, da centrali elettriche, dai ripetitori per telefonia cellulare, dalle parabole e dalle onde elettromagnetiche, possano modificare l’orientamento dei suddetti microcristalli di magnetite delle beccacce, né più né meno come una calamita modifica l’orientamento dell’ago di una bussola. Personalmente ritengo che questo possa causare possibili  distorsioni comportamentali o percezioni anomale di riferimento nei viaggi migratori. Gavina,  interpellato a proposito dell’influenza di queste emissioni nelle fasi migratorie, ha risposto che non vi sono evidenze scientifiche circa questo problema. Ma forse non vi sono in quanto non sono mai state valutate in modo adeguato per problematicità metodologiche.

3.  Si dice che la metodica del radiotracking  sia essenziale ai fini di dipanare i misteri sulla ricostruzione dei segmenti del volo in riferimento alle tappe giornaliere, ai profili di altezza del volo, alla durata delle pause ed alle zone di sosta prescelte. Bene. Per questo dovremmo ipotizzare l’ uniformità di condotta degli uccelli, o quanto meno delle nostre beccacce. Si sa invece come nel mondo aviario, e le beccacce non fanno  certo eccezione,ci si trovi spesso di fronte a “flessibilità” comportamentali. E’ possibile infatti che popolazioni della stessa specie decidano  per la sedentarietà, per  migrazioni brevi o lunghe a seconda di fattori climatico- ambientali o per altre cause sconosciute, anche se sembra assodato che siano soprattutto le determinanti del momento ad entrare in relazione coi ritmi endogeni  responsabili dello scatenamento della migrazione. Si sa anche come la suddetta impostazione possa essere modificabile in caso di improvvisa insorgenza di fattori critici per la loro sopravvivenza e che sia i tempi, così come le destinazioni, possano variare a seconda di sesso ed età.

In poche parole, anche per i nostri scolopacidi vale la regola degli atteggiamenti migratori “differenziati” per numerose motivazioni e diversi significati.  Per esplicitare meglio su che tipi di difficoltà ci si deve muovere, basterebbe notare come in molte specie nei comportamenti migratori diversificati può incidere la maggior grossezza e pesantezza dei maschi o degli adulti in generale, che possono prediligere zone di svernamento più vicine agli areali riproduttivi, o come le migrazioni parziali, di gran lunga più diffuse, possano essere facoltative od obbligate, o ancora come nella stessa specie  si possono osservare individui che migrano, ma anche alcuni che restano sedentari.

Non mi meravigliano quindi gli strani comportamenti delle eroine beccute zavorrate. Il problema è stabilire se queste benedette zavorre , dal mio punto di vista troppo gravose, possano influire ed in che modo sul loro assetto neuro-funzionale già abnormemente sottoposto ad influssi di vario genere.  I fenomeni complessi legati alla migrazione degli uccelli sono ancor oggi altamente misteriosi. Ben vengano sforzi per studiarne il fenomeno, compresa la telemetria satellitare, ad integrare il sempre valido inanellamento. Sarebbe delittuoso ignorare la tecnologia e non proporsi come propugnatori della ricerca.

L’unico messaggio che mi preme però lanciare è quello di non  abbandonarsi ai facili entusiasmi, ma di vedere un futuro roseo in questo campo specie se abbinato all’utilizzo delle nanotecnologie. Quanto più le apparecchiature radiotrasmittenti saranno “mini” e poco ingombranti e quindi rispettose degli uccelli predestinati all’esperimento, tanto più potranno produrre comportamenti naturali e dati attendibili. E questo potrebbe avverarsi, ma solo su grandi numeri.

E qui si apre l’eterno auspicio a non dilapidare risorse in iniziative sporadiche di poca o nulla rilevanza scientifica. Questo è un campo di ricerca serio, che merita di essere formalizzato da persone serie e competenti sotto l’egida o patrocinio di uno studio unico per lo studio di un uccello migratore patrimonio dell’Europa intera. Tanti cultori potrebbero partecipare con entusiasmo ed anche con contributi economici. Basta che siano banditi ataviche diatribe e propensioni al protagonismo.

Una volta tanto vogliamo dimostrare serietà? Sarebbe  la splendida occasione di ridare fiducia ad un mondo di ricerca derelitto e inadatto ad un paese benpensante. Pensar bene non vuol dire razzolar bene. Fate in modo , almeno per una volta, di sfatare questo credo. Le mie sono solo opinioni personali ed empiriche, che nulla hanno a che fare con la scientificità. Ricordando che la scientificità viene dopo l’intuito, questo è soltanto un messaggio partorito nella noia di giornate interminabili di fine stagione.

Pietro Cortellini

 

 

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