Caccia al cinghiale: l’abbaio a fermo

Vari possono essere gli atteggiamenti del cane una volta che ha “centrato” il cinghiale nella lestra. Alcuni  spontanei, altri  indotti con l’addestramento.

Durante l’abbaio a fermo il cane dovrà far sì che il suo padrone possa eseguire correttamente la manovra di avvicinamento, per  collocarsi nella posizione giusta ai fini del tiro.  L’uomo, dal canto suo, deve essere in grado di interpretare il cane, così da capire le intenzioni ed i movimenti del selvatico per anticiparne le  mosse.

Il cane che durante l’abbaio a fermo ha un raggio di contatto (1) troppo breve, andando a prendere contatto visivo o addirittura fisico con il cinghiale, avrà e darà sempre dei problemi.  I soggetti che si avvicinano eccessivamente  il più delle volte determinano ante tempo la rottura della lestra o subiscono assalti. Parimenti daranno sempre problemi quei soggetti che abbaiano troppo da lontano, fuorviando il padrone, o che restano inchiodati anche se il cinghiale si è già sottratto in silenzio da tempo.

Perché l’atteggiamento durante l’abbaio a fermo sia corretto, il cane dovrà saper porre in atto almeno le seguenti strategie:

  • collocarsi sempre a favore di vento rispetto al cinghiale allestrato ed in posizione più alta rispetto ad esso qualora il terreno sia scosceso;
  • eseguire di tanto in  tanto rapidi (e silenziosi) movimenti circolari intorno alla lestra, per controllare che il cinghiale non si sia sottratto silenziosamente;
  • non dovrà avvicinarsi al cinghiale se non quando è sopraggiunto il conduttore, con il quale dovrà mantenere sempre un rapporto sinergico, pronto ad eseguire qualsiasi nuovo comando. Se il conduttore ha esperienza ed ha saputo eseguire correttamente la manovra di avvicinamento, non è raro che per il tiro possa approfittare dell’istante in cui il cane, avendo accorciato il raggio di contatto e sollecitando così l’assalto del cinghiale,  fuggirà verso il cacciatore.
  • abbaio a fermo pacato e continuo; assolutamente non aggressivo;
  • propensione a concentrarsi sul capo ferito tra quelli illesi dopo il tiro;
  • se si pratica la caccia a singolo esclusivamente al solengo, che il cane abbia imparato a centrare solo questo,  anche se collocato a latere del branco.

(1) Il raggio di contatto è la distanza che intercorre tra il cane ed il cinghiale durante il fermo. Tale distanza ha la sua estensione ottimale quando è tanto breve da consentire al cane di mantenere sempre il contatto con il cinghiale senza che quest’ultimo stolzi, ma nello stesso tempo tanto ampia da mettere il cane al riparo da assalti improvvisi e pericolosi.

Franco Serpentini

 

 

 

 

 

 

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell'editore   -   © acaccia.com   -   Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

Leggi anche gli altri articoli di Cinghiale

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Regole di comportamento per i commenti. Vengono cestinati commenti fuori tema, provocatori, privi del dovuto rispetto per le opinioni altrui, con contenuti maleducati o offensivi e non in linea con il tenore della discussione, insieme a tutti i messaggi provenienti da indirizzi irregolari. Non è consentito pubblicare link terzi e scrivere testi in stampatello. L'attività dei moderatori è insindacabile e inappellabile compresa la chiusura dei commenti e il blocco di un utente. La pubblicazione di un commento implica l'automatica accettazione di queste regole e delle norme "Nota legale" del giornale.
Per inserire un'immagine personale, registrarsi con lo stesso indirizzo email al sito: http://it.gravatar.com