Cacciare la cesena: abitudini, calibri e cartucce

Per ogni migratorista che si rispetti vi sono dei momenti, durante la stagione di caccia, a cui è praticamente impossibile rinunciare. Mi riferisco, ad esempio, alle mattine autunnali quando le temperature miti tendono a lasciare il posto all’umidità e all’aria più frizzante.

Segno inequivocabile che di li a poco inizierà il passo di bottacci e sasselli. Così come, a partire da fine settembre, dopo i primi accenni dei venti freddi provenienti dai quadranti settentrionali ed orientali, ogni buon migratorista si appresta a preparare giostre e richiami per insidiare le allodole.

Di pari passo, dal tardo autunno, qualora le regioni boschive più settentrionali fossero interessate da un repentino calo delle temperature con precipitazioni nevose anche abbondanti, il migratorista saprà che è tempo di cacciare la cesena (Turdus pilaris), l’uccello dell’inverno.

Nella pregevole edizione del 1965 a cura dell’Editoriale Olimpia, Pier Carlo e Pier Giorgio Santini, autori de “Il Capanno. Metodo e tecnica della caccia con i richiami”, vera pietra miliare nelle pubblicazioni dedicate alla caccia alla migratoria, alla cesena dedicano diverse pagine al cui interno si trova un passaggio che ritengo esplicativo e degno di menzione: – […] l’epoca del passo, quindi, è quanto mai variabile, estendendosi dai primi di novembre fino a gennaio. Così il ripasso può iniziare già ai primi di febbraio e concludersi entro marzo. Può rimanere a lungo in una località se vi trova idonea pastura. Preferisce il sorbo, il ginepro e il biancospino, ma tutte le bacche e frutta sono appetite dagli altri tordacei sono buone anche per la cesena -.

Alla straordinaria esperienza dei Santini mi permetto di aggiungere, come pianta di sicuro richiamo, quella del Diospiro, conosciuto volgarmente con il nome di albero dei cachi.

Come ogni buon cacciatore di cesene sa, questo splendido turdide è estremamente legato al richiamo e, qualora se ne disponesse, gli zimbelli allevati allo stecco rappresenteranno la vera marcia in più. Difatti, con un buon numero di richiami da canto e ‘giocando’ con alcuni zimbelli dopo i primi spari le cesene, riunite di sovente in piccoli stormi, ricompattatesi in gruppo, non avranno difficoltà nel ricalarsi a tiro di fucile, anche per più volte consecutivamente.

E questa è forse una delle caratteristiche che rendono questa caccia estremamente entusiasmante e ricca di fascino, vuoi anche perché la caccia alla cesena rappresenta nella visione romantica la fine della stagione di caccia. Infatti, senza voler nascondermi dietro al solito dito, correndo il rischio di far arrabbiare più di qualcuno, voglio sottolineare come l’applicazione della legge 157/92 ha di fatto sminuito il fascino della caccia alla migratoria. Sono ben inteso assolutamente favorevole alla caccia regolamentata e alla protezione delle specie a rischio, ma guardo con nostalgia e una vena di tristezza ai tempi in cui si poteva disporre di un carniere molto più vasto, in termini di specie abbattibili.

La caccia alla cesena in se è fatta poi di pochi semplici accorgimenti. Inizialmente è un uccello, anche se in gruppo, particolarmente diffidente. La cura dell’appostamento pertanto rivestirà un ruolo fondamentale al fine dell’esito positivo e soddisfacente dell’uscita di caccia mirata alla cattura della cesena. E come sottolineato dai Santini, già a metà degli anni sessanta, l’abbondanza di pastura è assolutamente determinante per non rischiare infruttuose e snervanti uscite a vuoto.

Le attrezzature sono sempre le solite: semiautomatici, doppiette, sovrapposti. Ognuno cacci la cesena con l’attrezzo a lui più congeniale. Personalmente per la piccola migratoria a capanno non ho mai ceduto alla tentazione del semiautomatico, vivendo il romanticismo e quell’aura di nobiltà che avvolge il fucile a canne parallele sovrapposte. Personalmente, infatti, uso da tempo e con pace dei sensi un Italyco Slx della Fausti in calibro .20 a cartelle corte, con monogrillo selettivo e canne da 67,5 cm.

Una sola raccomandazione mi sento di farvela in merito alla tipologia di cartucce da utilizzare, che dovranno tener conto di temperature d’impiego che saranno anche ben al di sotto dello zero termico. Da tempo uso con soddisfazione, e credetemi non si tratta di una marchetta, in prima canna le F2 Classic Fiber 26 g piombo n. 11 della Baschieri & Pellagri e la JK 6 30 g piombo n. 10 della Fiocchi in seconda canna.

Unica accortezza che adotto, in base alla zona di caccia, qualora le cesene si involassero per raggrupparsi in posatoi ricchi di frasche o in sempreverdi del sottobosco come l’Alloro, necessitando quindi di un tiro più deciso, è quella di portare con me una decina di cartucce della linea JK 6 della fiocchi, sempre con medesimo caricamento delle precedenti ma con piombo numero 8. Credetemi non è affatto esagerato e spesso consentirà di risolvere le situazioni più difficili.

Enzo Sartori

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