Cinghiale: l’ausiliare per la caccia a singolo

La girata, il treppiede, la cavalletta e la caccia a singolo sono le tecniche che meglio si prestano all’utilizzo di un solo cane,  del quale possiamo avere due diverse tipologie:

  • il limiere, la cui azione è imprescindibile da quella del conduttore e con il quale deve costituire una coppia funzionale perfetta – funzione assegnata più di frequente  ai cani da traccia.
  • il cane per il lavoro da singolo, che ha come caratteristiche: maggiore iniziativa rispetto al precedente, quindi un po’ più spinto (avanzato)  ed indipendente,l’esecuzione della seguita.

Questa tipologia viene utilizzata soprattutto in territori che  per conformazione geo-morfologica, per il tipo di vegetazione presente o per l’alta densità di animali, richiedono maggiore iniziativa.Questa funzione è assegnata più di frequente ai segugi ordinari.

La caratterizzazione dell’ausiliare

Con il termine  “caratterizzazione” si intende l’entità e la ricorrenza dei picchi di performance inerenti una e talvolta  più funzioni nelle quali  un determinato soggetto eccelle.La caratterizzazione è impressa nel soggetto sia dal bagaglio genetico, sia dai processi formativi.Le principali caratterizzazioni nel cane per la caccia a singolo sono:

Reperitore:

Conferisce al soggetto un raggio di controllo molto ampio, pur eccellendo in maneggevolezza e spiccata sensibilità al richiamo del conduttore. Estremamente selettivo sulla specie di selvatico, questo soggetto  deve essere sensibile e vocalmente espressivo solo su tracce “sicure”.  Non sono rari soggetti che arrivano ad esprimere tonalità differenti in base alle caratteristiche della traccia reperita.

Chi può permettersi di perlustrare il bosco procedendo “a cane slegato”, senza timore di incidenti di percorso come muovere prematuramente il cinghiale o perdere l’ausiliare dietro ad animali non di interesse,   dà sicuramente dimostrazione di una maggiore padronanza tecnica.

Tracciatore:

Riguarda i soggetti  in grado di districare il filo della traccia con metodo assoluto, senza soluzione di continuità,  in qualsiasi circostanza e su qualsiasi terreno. Munito di un olfatto sensibilissimo e di un giusto livello di  sagacia nelle soluzioni di continuità,  il tracciatore  deve arrivare sempre a segno, in qualsiasi circostanza ambientale o climatica.

Un cane ben caratterizzato da tracciatore  dovrebbe avere:

  • distanza di controllo sempre adeguata al passo dell’uomo, e allungare sulla traccia  solo a comando;
  • espressività (fisica e/o vocale) sempre modulata sulla consistenza dell’emanazione;

I soggetti troppo veloci in tracciatura, seppur spettacolari, a lungo andare tendono a privilegiare le emanazioni forti, rifiutando le più flebili o “trascurando” in condizioni olfattive avverse.  Se mettessimo a confronto due tracciatori: uno veloce ed uno con andatura modulata, potremmo tranquillamente asserire  che mentre quello veloce arriva prima, l’altro arriva sempre.

Accostatore:

Questa caratterizzazione  riguarda esclusivamente il lavoro del cane all’interno della zona di rimessa (accertata) al fine di centrare l’animale allestrato. L’accostamento può essere di due tipi, diretto o indiretto, per ambedue il cane deve essere sempre veloce e sicuro. A volte in fase di accostamento alcuni soggetti, diventati per esperienza estremamente prudenti, possono emettere degli abbai di cautela là dove si hanno picchi di emanazione: lestre vecchie, fatte ecc. Tale atteggiamento non è un difetto a patto che le vocalizzazioni a fermo siano pochissime e che il cane riesca velocemente ed autonomamente a discernere il vuoto. Una forte caratterizzazione prevalentemente da accostatore è tipica nei soggetti utilizzati da chi batte esclusivamente le rimesse note.

Cane di contatto:

Ha un alto livello di performance nell’abbaio a fermo, con un’altissima capacità di sinergia con l’uomo per consentirgli di tirare a fermo.  Il cane ben caratterizzato per il fermo non è monotonale né isterico nell’abbaio, bensì esprime vocalmente e fisicamente tutte le varie situazioni di confronto tra lui e il selvatico. Una buona esperienza da parte del conduttore è condizione indispensabile per interpretare i vocalizzi del suo ausiliare tanto da riuscire a capire perfettamente cosa fa il selvatico e ad anticipare le sue mosse

Inseguitore:

Caratterizzazione da evitare  nella caccia a singolo. E’ sufficiente che l’ausiliare segnali lo stolzo con voce caratteristica e  insegua solo per poche decine di metri.

In uno stesso soggetto alcune caratterizzazioni possono essere prevalenti sulle altre. Ciò dipende sia dallo stile di conduzione sia da aspetti territoriali, sia dalla densità di selvatici. Ad esempio, nelle zone dove la vegetazione è molto fitta e la presenza di selvatici alta la caratterizzazione da tracciatore resta di solito sottotono, prevalendo quelle da accostatore e da contatto. Viceversa, là dove la presenza del selvatico è meno importante e le tracce notturne più lunghe, la caratterizzazione da tracciatore necessita picchi di performance più elevati.

Franco Serpentini

 

 

 

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