L’abolizione della caccia

Ormai siamo entrati in campagna elettorale e i partiti, costretti a giocarsi i posti in parlamento sul limite della soglia del 2%, arrancano nel tentativo di ottenere qualche preferenza in più.

Tra questi gli animalisti capitanati dalla ex ministro Michela Vittoria Brambilla e gli esponenti più in vista del movimento grillino, il Movimento 5 Stelle, da tempo professano la possibilità di abolire la caccia.

I cacciatori agli annunci di questi novelli politici si allarmano, senza motivo, poiché la caccia in Italia non sarà mai abolita. Presa di mira, limitata, ostacolata, criticata sì, ma state sereni, mai vietata!

Il motivo è semplicissimo: vi è innanzitutto un precedente storico, anzi, due. Un referendum dove il popolo italiano preferì non andare a votare. E’ vero, la percentuale di chi votò per l’abolizione delle caccia fu ampiamente superiore a chi votò per il mantenimento della caccia. Ma non si arrivò al quorum legale pertanto gli animalisti o pseudo tali che sbandierano una vittoria già ottenuta in passato semplicemente affermano un falso storico.

Secondo aspetto da tenere in considerazione è il tentativo di alcune forze politiche di abolire la caccia. Tentativo politico miseramente fallito all’interno delle aule della Camera e del Senato, come descrive magnificamente l’ex onorevole Laura Conti nel suo “Discorso sulla caccia”.

Ma andiamo con ordine. Chi sbandiera la possibilità di vietare la caccia in Italia mediante un secondo referendum sostiene, a mio modesto parere, una fandonia. Per accorgersi del perché basterebbe approfondire il tema giuridico sui testi di base.

Un referendum deve contenere un quesito, del tipo, a titolo di esempio: – sei tu favorevole all’abolizione della caccia ? – . Si tratterebbe però, in questi termini, di un referendum consuntivo e non abrogativo. Inoltre, alla presentazione della proposta di referendum, si potrebbe obiettare che la richiesta è incostituzionale poiché l’articolo 75 della Costituzione vieta espressamente referendum abrogativi su temi inerenti la legge tributaria, di bilancio e di autorizzazione a ratificare i trattati internazionali.

La caccia, esercitata quale concessione in Italia, implica tributi che vanno ad incidere sul bilancio oltre al rispetto di molte convenzioni internazionali. Inoltre tale referendum non potrebbe essere riproposto, nemmeno in forma consuntiva, perché già deliberato ed organizzato con i risultati che abbiamo sopra esposto.

In aggiunta a ciò, solo nella fase preliminare dell’analisi, fatevi una domanda: quale legge andrebbero ad abrogare, al fine di annullare e poi vietare la caccia in Italia ? La nota legge 157 del 1992 ? Ho dei seri dubbi in merito perché non si tratta di una legge sulla caccia bensì una serie di norma “A tutela della fauna omeoterma”. Pertanto qualora intendessero abrogarla andrebbe approvato un nuovo testo di legge. O ampie parti in sostituzione di quelle abrogate.

Ma non solo: andrebbe riformato o abrogato l’articolo 842 del codice civile e numerose legge che trovano connessione con l’esercizio della caccia. Ve li vedete i nostri parlamentari a discutere e stilare una nuova legge sull’ambiente ed a riformare una serie di legge che a caduta interessano l’attività venatoria. Personalmente, visto l’andazzo generale, assolutamente no.

A tal proposito voglio riportarvi un estratto del testo di Laura Conti, affinché tutti possiate rendervi conto di ciò che succederebbe assodato il fatto che, in passato, successe già alla possibilità di un disegno di legge per abrogare le norme che autorizzano il prelievo venatorio.

– Dopo che ebbe termine l’ostruzionismo in Commissione, questa in pochi giorni preprò la proposta di legge: i contenuti della riforma c’erano tutti, ma la stesura era raffazzonata in modo orrendo. In quelle condizioni non si sarebbe di certo potuto fare di meglio. Facemmo appena in tempo a consegnare la proposta alla Presidenza della Camera, a fare la discussione generale, a iniziare la discussione sull’art. 1: era ormai passato il 20 maggio, la consultazione era fissata per il 3 giugno e, in preparazione, il parlamento sarebbe stato chiuso per una settimana.

Era dunque da escludere che, approvata la legge dalla Camera, potesse avere il tempo di appovarla anche il Senato: perciò al momento stesso in cui presentavamo la proposta alla presidenza, ci era chiaro che eravamo fuori tempo massimo e non si sarebbe potuta avere la legge prima della consultazione, e la votazione avrebbe avuto luogo. Ma allora per quale motivo i Verdi si disponevano a intraprendere l’ostruzionismo anche in aula ? Avevano già ottenuto l’obiettivo di non farsi scippare il referendum e allora cosa volevano ? Eppure, mentre i commissari presentavano la proposta di legge, loro presentavano 5.000 emendamenti all’art. 1, e questo aveva un solo significato: ostruzionismo in vista, di nuovo.

Pur essendo certi che la consultazione referendaria non avrebbe raggiunto il quorum, la consapevolezza che nessuna previsione è matematicamente certa ci faceva temere quel che sarebbe accaduto nel caso di consultazione valida con vittoria del sì. I relitti del vecchio testo, sopravvissuti eventualmente all’abrogazione referendaria, avrebbero composto una legge di totale divieto di caccia.

E’ un fatto strano: gli abolizionisti, gli anticaccia più intransigenti, non hanno interessi particolaristici da difendere, e si ispirano soltanto a principi etici: qualunque persona sensata pensa che, per fare trionfare i propri principi etici, si ricorre alla propaganda, alla discussione, agli sforzi intesi a convincere gli avversari; ma quelli tra i deputati verdi, che avevano escogitata l’astuta manovra (senza che i loro colleghi avessero minimamente cercato di dissuaderli) pensavano di imporre i propri principi etici con la furberia e la violenza. Sembrano persona miti e dolcissime, ma sono dei fanatici da Santa Inquisizione.

E fin qui in molti di voi si saranno accorti che l’abolizione della caccia è davvero una ‘missione impossibile’. Ma attenzione all’ultimo passaggio descritto da Laura Conti. Perché è il muro contro cui si dovrà scontrare, cadendo, ogni proposta di abolizione. In tema di caccia, difatti, le regioni sono sovrane, seppur nei termini delle indicazioni di massima il cui compito di promulgarle spetta allo Stato. Infatti Laura Conti scrive:

– Però non si erano accorti che una legge nazionale che consente la caccia, e una legge nazionale che la vieta, producono effetti diversi ma non opposti e soprattutto non si erano accorti che una legge nazionale che vieta la caccia può non riuscire a vietare la caccia, anzi può renderla più caotica e distruttiva. Infatti una legge che vieta la caccia non abroga nè il DPR 616/1977, che affida alle regioni compiti attuabili attraverso la caccia, nè l’articolo 117 della Costituzione che da autonomia legislativa alle regioni in materia venatoria. […] –

Non mi resta quindi che augurare a tutti voi, con grande serenità, una felice e serena continuazione e conclusione della stagione venatoria ormai agli sgoccioli.

Gian Luca Nannetti

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