Lepre: il futuro in 5 mosse

Gennaio, febbraio, tempo di censimenti e ripopolamenti. Soprattutto di lepri. Animali che, quando va bene, arrivano dall’Ungheria e dalle pianure dell’est Europa, magari con la garanzia di essere animali di cattura, quindi abili a lunghe galoppate.

Ma così, ormai lo sappiamo tutti, non è. Non vi sarebbero lepri, in Ungheria, se quelle necessarie ai ripopolamenti italiani venissero prelevate sistematicamente dalla pustza ungherese. Pertanto appare evidente che si tratti di esemplari allevati in regime semi intensivo.

E bisogna sottolineare come le lepri importate è dimostrato finiscano, per una percentuale variabile dal 25% al 65% per perire per varie cause: investimento, predatori, malattie, scarsità di risorse alimentari, ferimento.

La domanda che si stanno ponendo molti cacciatori italiani è la seguente: è possibile recuperare la consistenza faunistica di alcune popolazione di Lepre, senza doversi affidare necessariamente ad animali di importazione ? La risposta è senz’altro positiva ma con una serie di ‘nota bene’ piuttosto importanti.

La domanda che però in pochi cacciatori si pongono è: il cacciatore medio italiano è davvero intenzionato ad un processo di salvaguardia e tutela delle specie Lepre ? Dal mio punto di vista, limitato e modesto, la risposta più plausibile e verosimile è no!

Perché investire sulla Lepre, mirando ad ottenere dei risultati positivi nel tempo, significa inizialmente dedicare molte risorse alla causa… stringendo un po’ la cinghia. Per comodità e semplicità ho riassunto in ‘mosse’, cioè punti di un elenco, ciò che i cacciatori a cui sta a cuore la lepre, devono convincersi a fare:

1 – anzitutto è necessario un lavoro di pianificazione territoriale che, a rigor di logica, dovrebbe essere in seno all’ATC. Le zone vocate andrebbero suddivise in frazionamenti in cui, in accordo con gli agricoltori, andrebbero convenuti dei piani triennali di rotazione di quelle che sono le colture agricole che, se gestite da mani esperte, formano quello che è l’ambiente ideale per la sosta e il pascolo della specie;

2 – ciò detto l’ATC o l’organismo territoriale di gestione dovrebbe avere la forza di pianificare interventi conservativi in accordo con aree e comprensori confinanti, in modo da ricreare su vasta scala una serie di ‘micro-oasi’, cioè un insieme di piccole zone particolarmente interessanti per lo sviluppo della specie. Ciò significa dialogo e condivisione della pianificazione tra più ATC;

3 – nuove regole, perché con la Lepre, così come con altri selvatici come la Starna o la Pernice, non si può pretendere di avere la mastella piena ed al contempo la moglie ubriaca. O si sceglie un calendario più corto per il prelievo della lepre, con una pressione venatoria diluita in meno giorni settimanali, oppure non ci si può lamentare se progressivamente i numeri saranno in drastico calo. E limitarsi, per il bene di tutti, è una nota dolente per molti sparatori della domenica;

4 – investire in strutture avanzate specifiche per l’allevamento della Lepre. Ne abbiamo ampiamente trattato su queste pagine durante i mesi precedenti. Di fatto sappiamo che il prezzo base di una coppia di lepri ungheresi è di 240,00 euro fino ad arrivare, in alcuni casi, a 350,00 euro. Conti alla mano, un ATC virtuoso che intende investire nel futuro con 10 ettari di allevamento, spenderà 2.000,00 euro ad ettaro per la realizzazione dell’impianto. A cui andranno aggiunti 1.500,00 euro al mese per i costi di foraggiamento e gestione. L’ATC otterrebbe 530 lepri l’anno, con costi di 71,00 euro a Lepre per il primo anno e di 33,80 euro a Lepre per gli anni seguenti. Va da se che l’ATC deve puntare a far crescere il più alto numero di covate e questo implica una regolamentazione dei periodi di addestramento oltre che una regolamentazione nel periodo di prelievo;

5 – riformare le tecniche di prelievo. Premesso che la Lepre è del cane, cioè del segugio o del bracco, così come viene cacciata dai continentali in Europa centrale, i cacciatori debbono comprendere che per i primi anni dovranno accontentarsi di poche uscite e poche lepri. Che significa regolamentare molto la caccia con i cani (bracchi e segugi). Ed in genere questo non piace e si preferisce acquistare lepri che immancabilmente finiranno sotto le ruote delle automobili alla prima notte di luna crescente;

Al cacciatore non resta quindi che scegliere. Continuare a comprare lepri costosissime importandole dall’Europa dell’est oppure iniziare a cambiare approccio al problema, trovando ed adottando una serie di soluzioni che permettano nel tempo di poter godere di questo splendido selvatico. A voi la scelta!

O.T. | Tecnico Agronomo

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