Il Prataiolo (Agaricus arvensis): il fungo dei prati

Il nome volgare deriva probabilmente dall’etimologia del nome latino “arvensis” cioè dei campi, per l’habitat in cui vive frequentemente questo gustoso ed elegante fungo. Il Prataiolo appartiene alla famiglia degli agarici, che conta sei specie maggiori, di cui solo una (Agaricus xanthodermus) leggermente tossica.

Alla famiglia degli agarici appartengono l’Agarico maestoso (Agaricus augustus), il Prataiolo coltivato o anche detto champignon (Agaricus bisporus) che troviamo comunemente nei supermercati e nei negozi. Entrambi i funghi sono ottimi per il consumo. Completano la famiglia l’Agarico dei boschi (Agaricus silviculus) e l’Agarico di Lange (Agaricus langei) in onore del micologo danese Lange che lo scoprì per primo, entrambi funghi commestibili e di gradevole sapore, seppur inferiori per qualità a arvensis, augustus e bisporus.
Il Prataiolo si distingue per un cappello di misura variabile dai 7 ai 15 centimetri che può variare da sub globoso a spianato, bianco, che tende ad ingiallire con la progressiva età del fungo. La cuticola del Prataiolo si screpola facilmente soffrendo la siccità, attaccata al gambo di forma claviforme con anello cadente doppio. Profuma di anice e la carne ha sapore dolce.

Si rinviene nei terreni ricchi di humus, nei prati, soprattutto in montagna dall’estate all’autunno inoltrato. E’ ottimo, anche crudo se giovane e frequentemente, proprio per il profumo di anice, viene confuso con l’Agaricus silviculus, meno importante dal punti di vista culinario, che a sua volta può essere confuso da un appassionato alle prime armi con l’Agaricus abruptibulbus che però si caratterizza per vivere sotto le piante del genere Picea.

Giovanni Maggiani
Micologo

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