Viaggi di pesca: magica Rangiroa

Metà novembre. Solito posto: una gasthaus nella primissima periferia, seduti vicino al fuoco. Due wienerschnitzel, accompagnate dalle immancabili patate fritte e dagli anelli di cipolla, una birra grande e mezzo litro di acqua minerale.

– Allora, dove si va ? – chiede l’amico fidato che armato di reflex digitale mi accompagna in ogni mia scorribanda.  – Questa volta vorrei cambiare, basta Atlantico, ci prendiamo una pausa dall’Africa. Andiamo in Pacifico – . Bello, dove ? Rangiroa!  Quanto stiamo ? Trentatre ore di viaggio. Mauro sbianca, poi si riprende – un’altra birra! -.

Quattro mesi più tardi siamo a Parigi e dopo i soliti problemi per imbarcare le canne da pesca, imballate dentro un tubo delle dimensioni di un lanciarazzi, finalmente ci siamo anche noi, seduti comodi su un volo che ci porterà in uno degli angoli più isolati dell’Oceano Pacifico.

Dodici giorni di relax e pesca. Con me le solite Century che ormai mi accompagnano da tempo in giro per il mondo nei tentativi di agganciare al filo un pesce sempre più grande. Qui si pesca in maniera analoga rispetto all’Atlantico: fondamentale seguire le fasi di marea ed in base alle nostre mire, optando per sessioni diurne o notturne, scegliere se appostarci in spiaggia in una delle tante zone costiere caratterizzate da bassi fondali con forte correnti oppure, soprattutto di notte, optare per i canali più profondi che mettono in collegamento le lagune interne con il mare aperto, in cerca di qualche big one.

Di giorno, a patto di saperci fare un po’, è davvero divertentissimo affrontare i bassi fondi con attrezzature leggere e maneggevoli abbinate a rotanti non esasperati. Tanti gli strike su squali e pesci di scogliera con pesi medi che variano dai 2 ai 5 chilogrammi con qualche razza che arriva a farci tremare le braccia. Ben inteso pesci di taglia modesta ma che se fronteggiati con attrezzature incentrate sulle 4 once, al limite dell’ultralight, ci assicureranno mattinate e pomeriggi davvero divertenti. Unica accortezza quella di adottare una soluzione mista in piano whire sul terminale. E sempre ami circle che sfileremo dalla parte del terminale, recidendolo con una tronchesina sempre a portata di mano.

Qui si vive ventiquattro ore su ventiquattro a strettissimo contatto con il mare che solo a tramonto inoltrato, occasionalmente, si increspa leggermente. Cucina salutare a base di frutta, riso, spezie e l’onnipresente pesce fresco appena pescato. Si alloggia in palafitte sul mare e le albe ed i tramonti sono quelli tanto noti e che rendono Rangiroa e la Polinesia Francese una meta così affascinante.

Di notte, cambiando attrezzature ed affidandosi a quelle più classiche della pesca oceanica ai grandi squali, appostandosi nei canali più profondi, si possono fare incontri di tutto rispetto e soprattutto con specie difficilmente insidiabili in altri contesti ambientali. Gli strike difatti, seppur non numerosi, avverranno principalmente su squali pinna nera del reef (Carcharhinus melanopterus) e squali pinna bianca del reef (Triaenodon obesus) che sono le due specie più comuni oltre agli squali grigi di scogliera (Carcharhinus amblyrhynchos). Anche se meno comuni è possibile misurarsi con squali pinna nera minori (Carcharhinus limbatus) e squali dalle pinne argentee (Carcharhinus albimarginatus). Molto raro nei pressi dei margini costieri lo squalo sericeo (Carcharhinus falciformis).

V.T.A

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