Beccaccia 2017: assente giustificata

Sarebbe fin troppo facile  evincere dalla lettura del titolo del pezzo facili catastrofismi sulla recente annata beccacciaia, terminata in Italia da un paio di settimane: però vi sono degli appunti, delle note purtroppo negative che tutti noi beccacciai con il cane da ferma non possiamo non considerare: una tremenda siccità estiva e non solo, con incendi ovunque da Nord a Sud, sono stati gli elementi fortemente negativi che hanno caratterizzato questa stagione di caccia per tutti quei selvatici che stazionano sul terreno e da esso traggono cibo e protezione, sia esso rappresentato da campi,boschi o paludi.

Noi cacciatori della provincia di Foggia che, come potete immaginare, cominciamo con le quaglie nel nostro Tavoliere, per poi passare a Novembre sino a fine stagione con la beccaccia, forse mai abbiamo avuto un’annata di quaglie così scarsa, mentre la precedente fu invece storica per la  presenza del piccolo gallinaceo migratore: questo specialmente a causa dei terreni spaccati ovunque e per le bruciature di stoppie dissennate, come non avveniva forse da decenni,  complice il caldo terribile ovunque.

I segnali di una stagione di beccacce anomala erano tutti nell’aria:  molti vecchi cacciatori dicevano sin da Settembre a noi beccacciai: “Le beccacce forse le vedrete verso l’Immacolata…” Si aggiungeva a tutto ciò la brutta notizia delle covate della regina non perfettamente riuscite nei suoi areali di riproduzione, direttamente connessi con la nostra linea adriatica.

Ma finalmente arriva Novembre, si  comincia ad andare per i boschi: il Sub Appennino Dauno arido come non mai, il Gargano forse un po’ meglio per alcuni temporali ottobrini … Sul promontorio, nelle pochissime zone libere dal Parco ,  trovammo infatti le prime beccacce, nella prima settimana di Novembre: qualche giornata di buttata, persino qualche bella candela sotto ferma, però tutti esemplari magri e provati, forse per la mancanza di cibo,forse per il lungo viaggio; poi di nuovo il nulla per giorni, forse per settimane, sino ad una buttata per un afflusso di freddo e neve sulle cime, intorno al 10 di Dicembre, tra ulivastri e spinare .

Sull’Appennino ancora poco o nulla, dalle altre regioni scarse notizie,tranne qualche landa fortunata come parte dell’Abruzzo, del Molise, della Basilicata lungo i corsi d’acqua specialmente, in Calabria ed in piccole zone fortunate del Nord come il Carso, in Sicilia ed in parte della Sardegna, dove poi l’annata pare essersi incanalata verso una normalità d’incontri e levate che da noi in Puglia non abbiamo purtroppo riscontrato.

Notizie tutte che traevo dai vari gruppi a tema beccaccia in rete, oltre che da telefonate ad amici di quelle zone. Nei Paesi dell’est Europa non credo che sia andata meglio, questo dovuto proprio alla scarsità di giovani beccacce,sempre considerando le zone da noi valutate: la beccaccia, infatti, uccello per così dire cosmopolita,pare essersi ben concentrata nell’areale britannico ed in parte della Francia, e questo ci solleva da forti preoccupazioni sul capitale beccaccia, che non possiamo ovviamente inquadrare solo nelle zone ove cacciamo noi ,od in quelle che crediamo le sue uniche aree di svernamento e riproduzione.

Di certo i moniti dei grandi studiosi dello scolopacide volti a proteggere questa parte sensibile della popolazione beccaccia in questa stagione, con inviti ad abbattere il meno possibile per non intaccare i riproduttori potenziali adulti, un minimo di fondamento scientifico lo hanno avuto; tra l’altro, a tutto ciò si è aggiunto un inverno quasi inesistente ovunque, e questo ha forse aiutato il tutto, rispetto a stagioni precedenti, quando il gelo ammassava beccacce in zone ristrette. Che fossero per la maggior parte esemplari adulti si evinceva ,dopo il timido passo inziale, dalla difficoltà di incarnierare regine tali che conoscevano il trillo dei beeper come se fossero selezionate perfettamente a fuggire prima che il cacciatore potesse piazzare il tiro. Fantasmi ovunque, quelle beccacce che in misura scarsissima sostavano tra le forre appenniniche daune o tra i boschi garganici; talmente poche da poterle quasi contare ad un certo punto della stagione,da Natale sino al 20 gennaio, ultimo giorno utile.

Una nota positiva che abbiamo notato però in diversi di noi è l’incontro con la coppiola,quando temporalmente difficilmente si trovano insieme: forse che quei pochi esemplari si univano alla ricerca di settori non siccitosi, per lo strano caldo di tutto Gennaio? Teorie che con la beccaccia non reggono quasi mai ,tanti sono i suoi segreti per sopravvivere ai tanti predatori ,ed al gelo suo grande nemico.

Tirando le somme,forse perché noi avevamo Setter veterani della regina,forse perché non abbiamo mai mollato, possiamo considerarla una stagione senza infamia e senza lode,con molte più levate o ferme su streghe che ben conoscevamo, che abbattimenti. A me personalmente interessavano solo quelle tre/quattro che abbiamo abbattuto quando vi era il nostro giovane Setter di diciotto mesi fermo insieme a quello vecchio che ho tenuto fermo sino a metà dicembre per un brutto infortunio alla zampa anteriore, mentre correva tra le stoppie spaccate dalla maledetta siccità estiva.

Mai demoralizzarsi, però: la beccaccia, uccello migratore cosmopolita, tranquillamente ci regalerà stagioni migliori,proficue d’incontri, con noi beccacciai appassionati a cacciarla nel massimo dell’etica e del rispetto dovuto alla Scolopax Rusticola, che insieme alla quaglia selvatica ed al beccaccino  costituisce una risorsa cinegetica di valore elevatissimo per i nostri ausiliari.

Antonio Dattoli

 

 

 

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