Caccia alla volpe: in battuta coi Beagle

Per la caccia alla volpe in battuta ho sempre usato cani di taglia piccola, Beagle o al massimo Beagle Harrier, perché per stanare la volpe dai rovi ci vuole un cane piccolo, che si infili nel fitto senza difficoltà. E’ vero, di norma i Beagle sono grandi inseguitori, ma dipende sempre da come vengono abituati, ed io addestro personalmente i miei cani fin da cuccioli. Qualche volta, poi, se sono incrociati con cagnetti corti sono davvero i migliori: piccoli, di naso sviluppato e intelligenti, il che permette di creare maneggevolezza.

I Beagle sono mezzi hurleurs, hanno la voce da urlatori con timbro acuto, squillante, scagnano solo qualche volta. Ululano quando scovano,e allora  si sente bene il cambio di voce. Un altro vantaggio dei Beagle a mio avviso è il colore del mantello: sono cani bianchi da potere vedere e da tenere d’occhio facilmente nel bosco, per questo si riescono a scorgere anche da lontano quando attraversano i passaggi. In questo senso farebbero al caso anche i Segugi Istriani, ma io non li uso per una questione di taglia, perché sono un po’ alti.

Non ho mai usato invece Segugi Italiani, solo un incrocio una volta: questo perché li reputo troppo sanguigni sul selvatico, il che li può portare a farsi mordere dalla volpe in seguita.

Di solito uso un cane solo a singolo oppure una coppia, e una decina di poste, a seconda delle zone. Meno confusione c’è e più rendi, non è necessario chiudere la zona con troppe poste ravvicinate, basta conoscere i passaggi come per il cinghiale. I cani devono essere corti, obbedienti, e se escono dalle poste devono rendersene conto e tornare indietro:  questo soprattutto perché la volpe fa la C e torna dietro ai cani, o a volte fa addirittura l’8, ed i cani devono sapersene accorgere! Una volta che la volpe ha dietro i cani, però, la seguita è dritta e in mezzo ai rovi – mai al pulito –  e a volte percorre anche 10 km: qualche volta in Molise mi è capitato di vederla attraversare ben tre vallate.

A volpe bisogna chiudere spigoli piccoli e non servono cani tracciatori, perché la volpe è sempre in rimessa ed i cani non devono fare la traccia, devono dare voce solo quando le sono addosso, da scovatori. Io non uso neanche i campani, perché la volpe è molto attenta ai rumori, persino alle macchine dei cacciatori che arrivano al punto di ritrovo della battuta.

Se la si vede in giro di giorno è perché è in calore oppure ha problemi di salute, come la rogna. Per stanarla i cani devono fare la rimessa e fare i fitti senza timori, se fanno il pulito la lasciano indietro.  E’ un animale che vive nel fitto il più possibile, un animale che non è semplice. Al pomeriggio è facile trovare la volpe già fuori a caccia, che comincia a muoversi e ad uscire.

Quando le poste sono tutte a posto in silenzio si sciolgono i cani: la volpe cammina sempre a naso in terra e non fiuta l’aria come il cinghiale, quindi può arrivare fin sotto la posta e non la vedi: sembra incredibile, ma può capitare che faccia pipì sugli stivali del postaiolo e se ne vada!

Il postaiolo deve ricordare:  se la guardi non la ammazzi, perché lei è più veloce a saltare che tu a tirare il grilletto. Se fai finta di non vederla ti passa vicino, se invece vede che la vedi salta via veloce … tanto che si dice “essere furbi come una volpe” anche se poi si può fare ammazzare in un attimo di ingenuità.

Il tiro alla volpe non è facile, c’è un forte fattore emotivo per chi è all’aspetto, oltre al fatto che è un tiro che richiede grande velocità: fosse per me taglierei tutte le cinghie dei fucili per costringere i cacciatori a stare pronti col fucile in mano! Lo sparo è sempre sulla volpe in corsa, ed io personalmente uso il semiautomatico cal. 12 con cartucce ricaricate.

Una particolarità della volpe è che quando è ferita riesce lo stesso a correre, addirittura è in grado di far perdere la traccia ai cani come se “bloccasse” le sue ghiandole odorifere: è davvero un animale straordinario.

Insomma, l’essenziale nella caccia alla volpe è conoscere la volpe, ragionare come lei: questo deve sapere fare chi fa la squadra e mette giù le poste.

L’alta montagna è la zona più difficile, dove ci vogliono cani battitori e molte poste, e ci sono pochi fitti. La pianura è difficile perché c’è altra selvaggina che distrae i cani, la collina col suo ambiente misto è forse la più bella fino ad arrivare al confine con l’alta montagna.

Nicola Ciarlitto

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