Diari di caccia: a daini sull’isola di Cres

A ottobre sull’isola croata di Cres (Cherso), i turisti lasciano il posto ai daini ed ai viaggi dei cacciatori. Un breve tratto in traghetto di venti minuti è sufficiente per collegare la penisola dell’Istria alla parte nord-occidentale all’isola di Cres. Una volta sull’isola, sei in un universo completamente diverso. Con i suoi 400 kilomtri quadrati distribuiti su 65 chilometri da nord a sud e un massimo di 13 chilometri da est a ovest, Cres è la seconda isola più grande dell’arcipelago croato. Ospita solo 8000 abitanti, al di fuori della stagione turistica estiva dove il numero di turisti è davvero elevato.

È veramente una fetta di paradiso, dove si caccia in un’atmosfera che odora di pini, erbe aromatiche e l’aria salata del mare. La costa di Cres è molto scoscesa ed impervia, con scogliere e poche spiagge di sabbia finissima e poche baie che permettono alle barche di scendere a riva. La foresta e la macchia mediterranea costituiscono la maggior parte della vegetazione, ma nella parte centrale si possono trovare alcune zone sfruttate per pascoli di pecore, capre e campi di ulivi.

Il daino, un ungulato di origine mediterranea è di casa qui, ma la povertà della zona per quanto riguarda la vegetazione non consente loro di sviluppare la massa muscolare o le dimensioni degli esemplari che si trovano nell’Europa centrale. Nondimeno, la caccia ai grandi maschi sull’isola di Cres ha la fama di essere difficile e rappresenta un vero ritorno alle origini per gli amanti di questa specie.

Dopo aver attraversato l’isola da ovest a est per mezzo di una rete di strade sinuose, a volte al di sopra di dislivelli impressionanti, siamo arrivati sulla costa orientale, più precisamente nel piccolo villaggio di Beli. Questa città è conosciuta per le sue immersioni e la sua colonia di grifoni.

Una casa rurale sarà la nostra sistemazione principale per i prossimi tre giorni. Siamo stati accolti da Vlatko, che guidava la caccia con l’aiuto dei suoi amici isolani. Erano le quattro del pomeriggio e una prima uscita era prevista prima del crepuscolo. Abbiamo lasciato il villaggio a piedi e siamo entrati nelle montagne seguendo i segnavia dei sentieri per agli escursionisti.

Il percorso nella macchia mediterranea, tra le rocce a punta, era davvero difficile: entrare nella mentalità dei un cacciatore locali non è sempre semplice, ma pochi chilometri più tardi il ‘ruggito’ di un grosso daino ruppe improvvisamente il silenzio, seguito da quelli di un altro maschio, in una piccola radura, appostato sul fianco opposto della collina. Rimanemmo fermi alcuni istanti per assicurarci delle posizioni di entrambi i maschi, prima di iniziare il nostro approccio attraverso i ginepri e i pini.

Il sole stava tramontando e noi eravamo pressati per tempo, ma era impossibile camminare più velocemente visto che il terreno era molto scosceso. Una roccia potrebbe staccarsi e farci precipitare a basso in qualsiasi momento. Alla fine decidemmo di abbandonare il sentiero dal momento che il vento aveva cambiato direzione e spingeva forte su di noi  e quindi abbiamo optato per lasciare gli animali tranquilli fino al mattino successivo.

La mattina dopo, mentre era ancora buio, siamo partiti nella stessa direzione. I daini avevano lasciato l’arena della notte scorsa e non un richiamo udibile trafisse il silenzio dell’alba. Come sempre, una crollo della temperatura ha avuto luogo prima che il sole scoccasse sul mare, ed è stato in questo momento che eravamo presenti per un’esplosione di ruggiti. Apparentemente c’erano incolti tutt’intorno a noi e non sapevamo più in quale direzione avanzare.

Il nostro accompagnatore decise di procedere nel buio attraverso un sentiero impervio a strapiombo sul mare che ci portava, secondo lui, in una radura ben frequentata dai daini la mattina molto presto. Dopo un percorso per nulla facile, dove storcersi una caviglia era cosa davvero semplice, sentimmo chiaramente i ruggiti di un grosso maschio che  risuonavano nella valletta.

E gli altri maschi risposero mantenendo le distanze. Eravamo a soli 150 metri dalle scogliere a picco sul mare, ma era ancora impossibile sparare attraverso il fitto sottobosco. Abbiamo dovuto avvicinarci  di più per poter fare fuoco, un avvicinamento lento e davvero faticoso, strisciando sulle rocce e i sassi appuntiti.

Il vento era perfetto e tutto quello che dovevamo fare era aspettare il nostro obiettivo. Vlatko ha spiegato che questa zona era stata occupata un tempo da un campo romano a causa della sua posizione di leader sul canale tra l’isola e il continente. I resti del campo possono ancora essere visti nel bel mezzo della radura.

Il telemetro indicava 380 metri, avremmo dovuto avvicinarci di più. La difficoltà era aggirare i numerosi muretti che circondavano il grande daino. Il sole era già passato dietro la montagna e non potevamo perdere tempo. Pertanto, abbiamo strisciato a quattro con i sassi che facevano male. Ci è voluta quasi un’ora per colmare il divario a 150 metri, quando il maschio di daino improvvisamente si alzò e corse verso  di una cerva che era ovviamente in calore.

Poi, con il sole ormai già alto, il silenzio apparente fu rotto da il forte boato. Un fuggi fuggi generale dei daini che si infilavano come proiettili nella macchia e nella radura, da solo, ormai inerme, il grande maschio.

William Hinchingooke

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell'editore   -   © acaccia.com   -   Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

Leggi anche gli altri articoli di Selezione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Regole di comportamento per i commenti. Vengono cestinati commenti fuori tema, provocatori, privi del dovuto rispetto per le opinioni altrui, con contenuti maleducati o offensivi e non in linea con il tenore della discussione, insieme a tutti i messaggi provenienti da indirizzi irregolari. Non è consentito pubblicare link terzi e scrivere testi in stampatello. L'attività dei moderatori è insindacabile e inappellabile compresa la chiusura dei commenti e il blocco di un utente. La pubblicazione di un commento implica l'automatica accettazione di queste regole e delle norme "Nota legale" del giornale.
Per inserire un'immagine personale, registrarsi con lo stesso indirizzo email al sito: http://it.gravatar.com