Nicola Ciarlitto: volpe per passione

Nicola Ciarlitto è una specie di leggenda della caccia alla volpe nel parmense: molisano di nascita, ma parmense di adozione, è ormai molto conosciuto dai cacciatori locali ed anche da quelli più lontani; da anni ormai si occupa infatti del servizio di contenimento non solo negli Atc del parmense, ma anche in quelli del piacentino e del cremonese, proprio per la sua grande esperienza e bravure riconosciute. Lo abbiamo incontrato in un freddo pomeriggio d’inverno, quando ci ha accolti con tutti gli onori nella sua casa di caccia scaldandoci il cuore coi racconti di una vita di passione ed emozioni vere e genuine.

Buongiorno Nicola, come è cominciata la tua esperienza con la caccia alla volpe?

Caccio la volpe da 40 anni, ma devo ammettere che sto ancora imparando: per questa caccia ci vuole passione vera, perché non c’è niente da guadagnare, nemmeno la carne! Ho cominciato negli anni ’70 coi Beagle Harrier al mio paese, in provincia di Campobasso, quando ero ancora un ragazzo, e non ho mai smesso neanche quando mi sono trasferito nel parmense, dove vivo tuttora. il Molise è tutto valli e montagne, e le seguite in quegli ambienti sono davvero spettacolari: ci vogliono cani che battano anche un paio d’ore, tanto che ci facevano sempre i Campionati Italiani ( Coppa Italia Fidc )con le poste che procedono a ferro di cavallo. Dalle mie parti e in tutto il Meridione la volpe è sempre stata cacciata molto perché ce ne erano tantissime, e una volta si mangiavano anche; adesso sono arrivati i cinghiali e i caprioli anche dalle nostre parti, e molte cose sono cambiate, ma l’habitat resta sempre ideale.

Come pratichi la caccia alla volpe?

Da qualche anno esclusivamente in battuta e per lo più con i Beagle o i Beagle Harrier; un tempo praticavo anche la caccia in tana con gli Jagd Terrier, poi ho smesso perché non mi appassiona come quella in battuta; oltre al fatto che sono specialità completamente diverse, che richiedono cani diversi. Per cacciare la volpe è fondamentale conoscerla intimamente, conoscere le sue abitudini ed ammirarne l’intelligenza e la capacità di mettersi in salvo.  E’ sempre il cane a fare la differenza, in tutti i periodi dell’anno. Deve essere un cane estremamente specialista e “pulito”sugli altri selvatici, ma soprattutto collegato al padrone; un cane da volpe deve fare la rimessa e fare i fitti, se fa il pulito lascia indietro la volpe. E’ un animale che vive nel fitto il più possibile, e non è semplice, anche se non “ingarbuglia”la traccia come la lepre è molto astuta e ha certe malizie, come tornare indietro e fare la C oppure un 8 sul terreno della seguita. Non per niente si dice “essere furbi come una volpe”! Anche se può essere tanto astuta, quanto innocente …. A volte si lascia ammazzare in un attimo di ingenuità che le costa la vita.

Come funziona una battuta tipo alla volpe coi cani?

Di solito uso un cane solo a singolo oppure una coppia, e una decina di poste, a seconda delle zone. Meno confusione c’è e più rendi: siamo a caccia, e non in fiera! A volte, nei servizi che svolgo presso gli ATC, mi è capitato di trovarmi anche con più di 20 poste, ma a quel punto sono troppe e controproducenti, con cacciatori che schiamazzano per poi andare a raccontare le battute al bar; è sufficiente conoscere la zona e i passaggi come per il cinghiale, anche se la volpe non si traccia: in base all’ambiente si valuta se ci possono essere, perché la volpe è molto territoriale. E’ vero, come si sente spesso dire, che la volpe può usare la tana del tasso e dell’istrice, ma per una buona percentuale se le fa da sola, soprattutto in ambienti dove non ci sono tassi e istrici.

Quando le poste sono a posto e in silenzio si sciolgono i cani: la volpe cammina sempre a naso in terra e non fiuta l’aria come il cinghiale, quindi può arrivarti fin sotto la posta e non la vedi, ti fa pipì sugli stivali e se ne va. Ma se ti vede non la ammazzi quasi di sicuro, perché è troppo svelta a saltare via. Il tiro deve essere veloce ed istintivo, senza lasciarsi prendere dall’emozione: bisogna sapere cogliere l’attimo, altrimenti è persa.

Perché la scelta dei tuoi cani è ricaduta in particolare sui Beagle?

Per la taglia. Ho sempre usato cani di taglia piccola, Beagle o al massimo Beagle Harrier, perché per stanare la volpe dai rovi ci vuole un cane piccolo. E secondariamente anche per il colore bianco del mantello, che mi permette di tenerli sempre d’occhio nel fitto e quando attraversano i passaggi. I Beagle sono grandi inseguitori, ma dipende sempre da come vengono addestrati; tanto più che per la mia linea da caccia non nascondo di avere fatto ricorso anche ad incroci mirati,  incrociandoli con cagnetti corti che per me sono i migliori: così ho ottenuto cani piccoli, di naso sviluppato e intelligenti, che mi hanno sempre dato soddisfazioni nel collegamento. A volte mi capita di vedere le espressioni meravigliate delle poste quando mi sentono parlare coi miei cani, eppure per me è normale, non sono mica scemi! Quando hai i cani buoni hai sempre voglia di alzarti la mattina, e a me piace stare tra i primi, non ho problemi ad ammetterlo. I cani, però, li fa sempre buoni chi li gestisce: devi vivere e crescere insieme ai cani, io li tiro tutti su io; ho tre/quattro parole fisse che per loro corrispondono a dei comandi e sono sempre quelli, e con quelli ci capiamo al volo.

Ci sono dei cani con cui hai cacciato e che ricordi in particolar modo?

Sì, senza dubbio Rocky, un Beagle Harrier: era un cane che era stato abbandonato, poi lo ho preso e lo ho avviato alla volpe, ed è stato sicuramente tra i migliori che ho avuto. Quando le poste sparavano e sbagliavano interrompeva la seguita per andare a rimproverare chi aveva sparato abbaiandogli contro, poi riprendeva a cacciarla e  in un attimo era di nuovo sulla pista. Purtroppo mi è stato rubato nel ’95, ma non lo dimenticherò mai.

Cosa cerchi in un cane da volpe, e come lo riconosci dagli altri?

La voce è fondamentale, poi intelligenza e collegamento e timore del padrone, ma quando fa un bel lavoro lo devi complimentare. Il cane deve avere paura, ma anche fiducia del padrone. Per me comunque voce e collegamento sono le prime cose. Anche il rientro è fondamentale; in questo senso a mio avviso Il collare non va bene, perché così il cane sa che lo andranno a prendere e non si preoccupa di tornare, invece deve rientrare da solo. C’è un particolare che ho avuto modo di notare e poi verificare più volte nell’arco della mia esperienza con le cucciolate: un cane che da cucciolo tende a braccare gli altri cani di solito ha buone probabilità di diventare un bravo cane da volpe, avendo l’istinto di inseguire i canidi.

Ad un giovane che consigli daresti per avviarlo alla caccia alla volpe?

La passione viene sempre seguendo un cacciatore vecchio e già avviato, ed io ho avuto la fortuna di avere ragazzi che prendono la licenza e vengono da subito alla volpe. Quando mi arrivano dei nuovi giovani in squadra Io li mando sempre nelle poste dove so che possono sparare, così prendono passione. Quelli che mi sembrano “più duri” me li porto anche dietro ai cani, e girando insieme a loro mi rendo conto se possono diventare davvero dei grandi appassionati. Sono invece contrario ai metodi forti, ad urlare dietro alle poste, a trattarli male, perché per me non è  così che si ottengono le cose, anche se so che non tutti la pensano come me. Mio figlio ha rinunciato alla beccaccia per dedicarsi alla caccia alla volpe: all’inizio ero sorpreso, io non l’ho forzato, ma poi è stata una soddisfazione vederlo cacciare con me e portare i cani.

Qual è la situazione attuale della caccia alla volpe, e quale futuro vedi?

E’ diventata troppo di moda, per esibirsi, e invece la devi sentire dentro. Adesso vengono a caccia per passare la mattina e per fare qualche fucilata dopo che si è chiusa l’altra caccia, ma i veri appassionati nelle squadre sono sempre i soliti. Per la riuscita delle battute e per amore di questa caccia bisogna avere il coraggio di eliminare le poste che non vanno bene: ad esempio chi spara alle poiane, chi non ascolta e non prende sul serio il caposquadra, che è quello che decide la cacciata. Quella gente ti fa fare anche brutta figura quando ti trovi in  giro per i servizi negli Atc.

Che cosa rappresenta per te la caccia alla volpe?

E’ una caccia in cui sono importanti la compagnia e manca l’invidia, perché non c’è niente da portare a casa. Ma proprio per questo ci vuole passione, e tanta. Pensa che anni fa sono stato operato di ernia: due giorni dopo mi sono alzato e ho abbattuto due volpi, non riuscivo a stare fermo; ma bisogna avere rispetto per il selvatico, questo è fondamentale . Ad esempio non mi era mai capitato di ammazzare una volpe piena a metà dicembre, quest’anno invece mi è capitato e me ne vergogno, lo ammetto. So invece di volpari che entrano nei bar con le volpi morte per vantarsi, e questo non va per niente bene. Se la caccia te la senti dentro non hai bisogno di dimostrare niente a nessuno.

Monica Sergelli

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