Sardegna: i daini del Parco di Porto Conte

E’ notizia degli ultimi giorni quella di un possibile intervento di gestione della popolazione di Daino (Dama dama) nell’area del Parco Naturale Regionale di Porto Conte (Alghero).

Come spesso accade in seguito alla divulgazione di questo genere di notizie, è rapidamente partita la gogna mediatica nei confronti del Parco e dei tecnici incaricati, responsabili secondo i soliti noti, di una  futura “carneficina”. Con questo mio breve articolo mi rivolgo a queste persone e a tutti gli interessati all’argomento, portando avanti il discorso in maniera il più possibile  “tecnica” e scevra da falsi ed inutili sentimentalismi, utili solo a raccogliere qualche “mi piace” ma che invece, ai fini conservazionistici, sortiscono solo l’effetto contrario.

Qualche premessa è d’obbligo ed iniziamo subito parlando della specie in oggetto. Molti ignorano che il Daino sia una specie alloctona (o al limite parautoctona);  l’areale originario viene posizionato nella porzione più orientale del bacino del Mediterraneo, ed attualmente la specie presenta una distribuzione quasi del tutto artificiale. Infatti grazie alla sua grande adattabilità e facilità di allevamento, è stata introdotta in alcune zone dell’Italia centro meridionale, della penisola iberica e in numerose altre regioni d’Europa oltre che in Siberia, Stati Uniti, Argentina, Australia, Nuova Zelanda, Figi, Hawaii, Sudafrica e Canada.  Questo ne fa una specie da tenere in considerazione anche in relazione ai fenomeni di competizione che si possono generare nei confronti di specie autoctone. Per quanto riguarda la Sardegna probabilmente l’introduzione è riconducibile ai Fenici intorno all’anno 1000 a.c. e, successivamente, anche ai  Romani. Inoltre intorno alla metà degli anni ’70 sono stati intrapresi interventi di reintroduzione a partire da nuclei provenienti dalla Toscana e dalla Calabria per rimpiazzare le popolazioni isolane ormai estinte.  Attualmente è presente con alcune popolazioni libere, consistenti e vitali e in vari recinti con finalità di ulteriori ed “eventuali” azioni di ripopolamento.

Il Daino è caratterizzato da una notevole plasticità trofica che va dalla brucatura di foglie e gemme di alberi al pascolamento; questo lo rende, ad alte densità, responsabile di possibili danni e conflitti con attività di tipo agricolo/zootecnico/forestale. Evidenti danni possono essere rappresentati dallo scortecciamento dei giovani tronchi nel momento della muta delle corna o anche dal brucamento diretto di giovani polloni. Nei campi coltivati invece, più che l’azione di prelievo di foraggio, il danno è costituito principalmente dall’azione di calpestio.

Le linee di gestione (ISPRA) suggerite per il Daino  prevedono la conservazione dei nuclei storici e delle popolazioni maggiormente affermate. In questi casi sarebbe comunque prioritario mantenere densità tali da limitarne i danni e impedire l’espansione dell’areale attraverso la rimozione sistematica degli individui in dispersione.  Le direttive nazionali sulla specie sono quindi abbastanza chiare e indirizzate verso operazioni di contenimento, se non di totale rimozione, che dovrebbero essere intraprese soprattutto nei confronti di nuclei isolati o di recente formazione e nei casi in cui la presenza del daino rappresenti un fattore limitante per la vegetazione forestale e per le popolazioni di altri cervidi di interesse conservazionistico, come ad esempio nel caso del Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus).

Il programma del prelievo nel Parco Naturale Regionale di Porto Conte è stato elaborato principalmente a causa della crescita progressiva della popolazione locale di daini.  Questi ultimi sono responsabili di danni sensibili alle colture agrarie della zona contigua del Parco ed agli ecosistemi forestali. Al fine di contenere l’impatto con le attività umane si prevede quindi il controllo numerico della popolazione mediante abbattimenti selettivi effettuati secondo classi di età e in relazione al ciclo biologico della specie. Nel dettaglio, e sulla base dei dati emersi dai censimenti primaverili, si stima un primo prelievo di 58 daini su una popolazione che supera abbondantemente le 200 unità; il che non significa “lasciare campo libero alle doppiette” [cit.] come riportato altrove.

In aggiunta a queste considerazioni va sicuramente sottolineato come le alternative valide siano ben poche. In particolare in una regione come la Sardegna, in assenza di predatori naturali capaci di tener testa ai daini, è difficile capire come si possa pensare di contenerne il numero. Pur ipotizzando la cattura ed il rilascio di alcuni individui in altre aree ( ipotesi folle sia dal punto di vista economico che ecologico), si ignora che tale “alternativa” sarebbe un mero palliativo capace solo di rinviare il problema,  ampliandone la scala, e generando costi non indifferenti per la società. Inoltre, va sottolineato come tale operazione assimilabile alla reintroduzione o al ripopolamento , sia da escludersi per il daino sempre in riferimento alle indicazioni gestionali nazionali votate a limitarne la diffusione.

La caccia di selezione rappresenta quindi una strada percorribile, capace di offrire un servizio nella gestione di una specie problematica oltre che incidere sulla formazione dei cacciatori avviandoli ad un’attività venatoria consapevole, basata su un prelievo sostenibile e in linea con la reale produttività delle popolazioni di animali selvatici.

Giuliano Milana

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