Un buon cane, il segugio baud

Non so quanti cacciatori italiani, appassionati di caccia con il cane limiere o, più in generale con i cani da seguita, abbiano mai potuto leggere il “Libro della caccia” di quel genio che fu Gaston Phebus. Ebbene, in tale libro, che è stato scritto a cavallo tra il 1387 e il 1389 e che oggi in alcune parti è ancora incredibilmente attuale, Phebus utilizza un termine particolare al fine di definire al meglio il cane ideale. Lo definisce “Baud”. Inizialmente Phebus si riferisce con questo termini ad antichi cani limieri francesi, scomparsi o semi scoparsi nelle linee originali tra il 1800 e il 1850, come ad esempio il Billy.

Tra i temi di attualità vi è sicuramente il cane “Baud”. Che Phebus definisce così: – Come per gli uomini, anche per i i cani ve ne sono di più buoni e più saggi e di meno buoni e meno saggi. Ci sono tre tipi di cani buoni e saggi: il primo è il cane baud, cioè sagace. Questo tipo di cane deve essere vivo e gioioso, che cerca a tutti i costi di avanzare sulla traccia, ardito e che non si arrende mai, rapido, capace di correre forte nell’inseguimento, capace di cacciare e ricacciare, che dà bene voce sull’usta e sulla seguita. Deve essere afflitto dal dover abbandonare l’usta che sta cacciando.

Il cane baud deve mettere a morte la bestia sulla quale è stato sciolto, qualunque essa sia, senza cambiarla, dando voce a piena gola, senza interrompere di abbaiare, anche se il suo animale tenderà il cambio. Quando avrà separato la sua bestia dal branco nel quale si è rifugiata, dovrà raddoppiare gli abbai e quando la bestia fuggirà nel bosco e farà dei falli, ritornando indietro sui propri passi, anche lui dovrà comprendere immediatamente e tornare indietro senza dare voce, provando a risolvere il fallo con scarti verso destra e verso sinistra, riprendendo la traccia fino al punto in cui l’animale ha messo in atto la sua astuzia.

Phebus continua a lungo nel parlare dei cani Baud. Non me ne vogliano i lettori delle zone vocate italiane, del centro Italia, dove tanto va di moda usare il segugio maremmano. La caccia alla seguita, con il bagaglio cinegetico che si porta dietro da secoli, è altra cosa. E la Francia è stata la culla di tale cultura, come testimonia Phebus che decodificava i cani da seguita già nell’Umanesimo, cioè l’età pre rinascimentale italiana. E già allora in Francia era chiarissimo il concetto di “buon cane”.

Jean Francois Avesnes

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell'editore   -   © acaccia.com   -   Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

Leggi anche gli altri articoli di Segugismo

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Regole di comportamento per i commenti. Vengono cestinati commenti fuori tema, provocatori, privi del dovuto rispetto per le opinioni altrui, con contenuti maleducati o offensivi e non in linea con il tenore della discussione, insieme a tutti i messaggi provenienti da indirizzi irregolari. Non è consentito pubblicare link terzi e scrivere testi in stampatello. L'attività dei moderatori è insindacabile e inappellabile compresa la chiusura dei commenti e il blocco di un utente. La pubblicazione di un commento implica l'automatica accettazione di queste regole e delle norme "Nota legale" del giornale.
Per inserire un'immagine personale, registrarsi con lo stesso indirizzo email al sito: http://it.gravatar.com