Un’alleanza strategica

Quello dell’alleanza tra caccia ed agricoltura è un tema da tempo dibattuto e sviscerato tramite una moltitudine di articoli, incontri, interviste, proclami, buoni propositi e chi più ne ha più ne metta, soprattutto ora che il voto politico si avvicina; la spinta a farne a mia volta un tema di riflessione, però, mi è venuta da una bella iniziativa alla quale ho partecipato proprio in quest’ultimo fine settimana.

La squadra di braccata al cinghiale della quale faccio parte, infatti, e cioè il team K10 dell’AtcPR8, ha voluto tendere la mano al mondo agricolo dell’Atc con un gesto concreto: un invito a pranzo in casa di caccia per una buona rappresentanza di quegli agricoltori a casa dei quali di norma scorrazziamo con fuoristrada, poste, cani e canai per tutto l’arco della stagione venatoria, ben consapevoli di essere ospiti e facendo del nostro meglio per essere, se non proprio graditi, perlomeno non troppo sgraditi.

Detto, fatto: una bella ed allegra tavolata con la casa di caccia apparecchiata al completo, per condividere insieme scherzi e lazzi e cibo genuino, ma anche (o soprattutto)qualche discorso serio sul futuro che ci aspetta, e su come caccia ed agricoltura possano e debbano interagire proficuamente l’una con l’altra; sempre partendo dal presupposto che per i cacciatori è solo una passione, mentre per gli agricoltori si tratta di un’attività lavorativa, di un’azienda che si aspetta giustamente di raccogliere i frutti e gli interessi del proprio lavoro quotidiano.

Frutti che mai come in questi anni sembrano essere messi a repentaglio dalla proliferazione inesauribile dei cinghiali e degli ungulati in generale, dalla presenza massiccia di specie opportuniste non controllate a sufficienza e da una scarsa attenzione della politica alle tematiche ambientali che coinvolgono animali ed agricoltura.

I discorsi non sono mancati, anche perché a raccogliere l’invito sono stati soprattutto agricoltori già molto presenti e battaglieri nella realtà di questo atc parmense: gente attenta e molto preparata , poco incline a compromessi di facciata e false promesse e pronta, se necessario, a battere i pugni con forza sul tavolo ed anche a rovesciarlo se necessario , come già successo … d’altronde in Emilia la politica è sempre un fare insieme, uno scalmanarsi per convivere nella diversità, ma con obiettivi comuni e badando al sodo; siamo una terra di gente alacre e concreta, ma anche ospitale ed attenta agli altri ed ai loro bisogni.

Discorsi che ho ascoltato con piacere, e che rispecchiano proprio questa vocazione del territorio: il caposquadra Daniele Valentini, che di mestiere fa il sindacalista ed è abituato all’ascolto ed alla mediazione, ha espresso la volontà e l’impegno dei suoi cinghialai a ridurre sempre più i contingenti di cinghiali, con un’attenzione particolare alle segnalazioni che arrivano di volta in volta dai conduttori dei fondi agricoli che più risentono dei loro danni; ha insistito su come sia importante il rispetto della terra e di chi la lavora da parte di chi la calpesta solo per puro divertimento e passione.

Gli agricoltori hanno risposto con grande realismo che i cacciatori servono loro per il controllo dei cinghiali e degli ungulati, al quale le misure poste in atto dagli enti competenti non risultano sufficienti, e che d’altronde la caccia al cinghiale è l’unica ancora vitale, da quando l’invasione di specie opportuniste – in primis volpi, gazze e poiane –  e le norme che ne regolano il contenimento, hanno reso pressoché impossibile la vita della piccola selvaggina nobile stanziale che un tempo popolava le campagne ed era la protagonista indiscussa della “vera”caccia: una nota dolente e nostalgica che non posso che avallare, tanto più che per me proprio la caccia alla stanziale rappresenta la principale forma praticata.

In sintesi, credo che il tendere la mano al mondo agricolo da parte dei cacciatori, con l’esempio di questa iniziativa in particolare, ma anche in generale, sia la chiave e la strada verso il futuro: un sentiero comune da percorrere insieme, cacciatori ed agricoltori fianco a fianco, per recuperare finalmente l’intimo legame e la sinergia indispensabile tra la fauna selvatica e l’ambiente rurale che la ospita, la nutre e ne garantisce la continuità.

Monica Sergelli

 

 

 

 

 

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  • Brava Monica e bravo anche il tuo caposquadra a intraprendere questo percorso. Non è cosa da poco e spero che altri seguano l’esempio anche nel nostro ATC.
    A presto.
    Beppe

  • Patrizia Leporati

    Voglio solo sperare che chi non mi ha considerato alla pari dei miei confinanti se ne ricordi quando si accorgeranno ad attraversare i miei terreni