Se i cacciatori eleggono gli anticaccia

[ Riceviamo e pubblichiamo ] C’è l’ottimismo della volontà (di Craxiana memoria) ed il pessimismo della ragione.

Propendo per il secondo da molti anni, ancor di più dopo il 4 marzo. Nessuna proposta politica è uscita fuori dal novero della facile promessa elettorale. Chi ha votato Salvini, Berlusconi, Renzi o Di Maio o Grasso è perchè crede ancora nelle promesse facili di mantenimento della attuale burocrazia ossessiva, nell’aumento senza fine della spesa pubblica o nella detassazione dei ricchi alla faccia dei poveri con la flat tax,crede ancora in ricette inutili che accentuano il declino verso il baratro della povera patria.

Il professor Cottarelli ha mostrato impietosamente come le promesse di tutti gli schieramenti siano irrealizzabili senza una severa deburocratizzazione e taglio della spesa deciso e chirurgico, non promesso da nessuno e che non sarà mai attuato.

Per quello che ci riguarda, assistiamo ancora all’inutile agitarsi del cacciatore beota che crede alla befana o a babbo Natale, sperando che qualcuno gli ridia la caccia in deroga o l’aucupio, che devono passare sotto il parere vincolante di Ispra e che quindi sono solo sogni irrealizzabili. Un candidato alla Regione Lazio , ultraottantenne ex signore delle tessere, ha scritto pure che una volta eletto avrebbe ridato ai cacciatori la caccia alle marzaiole ed ai gambettoni,un “più pilu per tutti” al quale tanti boccaloni con la licenza di caccia credono, aiutati in questo a man bassa da dirigenti venatori a volte stupidi, ma a volte anche collusi e furbacchioni.

Quando ho cercato sommessamente di suggerire di controllare il pedigree culturale dei candidati nei collegi uninominali, sono stato sovrastato dalla propaganda di destra ululante e cieca. Non dubito che una parte del cdx si sia schierata coraggiosamente in difesa della caccia, ma volevo solo far modestamente  notare che, prima di barrare sicuri ed orgogliosi il simbolo di un partito, bisognava controllare che il candidato ad esso collegato nella coalizione prescelta non fosse un accanito anticaccia.

Il caso scuola della Brambilla, eletta dai votanti di Lega e FdI in Lombardia, quindi anche o soprattutto dai cacciatori, spero faccia riflettere così come la dichiarazione della On. Taverna ,pasionaria grillina romana ,doveva far drizzare le orecchie al cittadino distratto e credulone. La verace parlamentare, nel suo romanaccio schietto, aveva infatti spiegato già nel novembre 2017 ,il giorno stesso dopo l’approvazione del Rosatellum , che la legge era un imbroglio tale che,votando Il Movimento Animalista per fede gattara, si rischiava malauguratamente di eleggere tre cacciatori.

E’ chiaro che l’esempio calza anche al contrario e chi, ad esempio ,nel collegio Roma 3-Portuense ha barrato spavaldo il simbolo Lega o FdI, non si è accorto che stava eleggendo Paola Binetti, acerrima anticaccia ex pd e candidata per Forza Italia.

Ma tant’è, cosa si può pretendere quando la portentosa Cabina di Regia non spiega ai cacciatori questo particolare non insignificante, probabilmente perché i registi a loro volta non hanno capito la paraculaggine della legge elettorale? Registi cabinati fiacchi ,senza idee e poco consistenti per evidente inferiorità dei componenti, nonostante il generoso sforzo di Eps-Confagricoltura di far apparire l’associazionismo venatorio migliore e più forte di quello che attualmente è.

Ma si sa che i politici sono furbi, e chi ha sottoscritto il documento sicuramente avrà notato il divario culturale e operativo insanabile tra chi cercava di soccorrere e dare un’immagine buona della caccia, e la reale consistenza di  un mondo associativo semicomatoso e spesso impresentabile.

L’impietoso parallelo che mi esce naturale tra il cacciatore italico ed Er Cane de Mustafà di Tomas Milian è lo specchio della nostra povera  realtà.

Alessandro Pani

 

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