Giulia Gallo: la poesia della caccia

Giulia Gallo, ligure di nascita, ma piemontese di adozione, è un piccolo miracolo di quelli che ogni tanto capitano ancora al vecchio e stanco mondo della caccia, come per incitarlo a rifiorire e a non perdere le speranze: sì, perché se una ragazza giovane e brillante si “converte”dal vegetarianesimo e da visioni “disneyane”degli animali alla conoscenza vera e diretta del mondo naturale, e lo fa tramite la caccia, allora vuol dire che c’è ancora linfa vitale ed appassionata nel nostro mondo, ora più che mai bisognoso di rinnovarsi e di aprirsi ai nuovi tempi. Giulia, col suo giovane entusiasmo, ha dimostrato di esserci fin da subito per la caccia e per la cinofilia, e non si stanca mai di imparare, conoscere e formarsi, incoraggiata e sostenuta dalla sua grande passione e da una profonda sensibilità.

Buongiorno Giulia, presentati a chi ancora non ti conosce.

Sono una ragazza di 25 anni, alle prese con la sua prima esperienza a caccia, con un mondo di cose da scoprire e da imparare, e con una passione molto forte che mi permette di andare avanti in questo viaggio avventuroso, ma non senza ostacoli.

Come è nata la tua passione per la caccia, e che cos’è per te la caccia ?

Dopo anni trascorsi a non mangiare carne e ad ignorare quale fosse davvero il legame con ciò che è naturale, ho deciso di adottare una Labrador. Questo cane, che tuttora è una mia compagna di caccia, mi ha cambiato la vita, mi ha avvicinata ad un mondo del quale non sapevo nulla, mi ha riconciliato con ciò che davvero è naturale e genuino, eliminando tutte le sovrastrutture “Disneyane” con cui vedevo gli animali e il mondo che mi circondava. Grazie al mio cane ho intrapreso un percorso di crescita personale, mi sono avvicinata alla caccia, ed indirettamente è anche grazie a lei se ora divido la mia vita con falchi e cani, e mi dedico a ciò che ormai è il mio modo di vivere.

Nascere donna implica delle difficoltà nell’essere accettata nel mondo dei cacciatori ? Ed in quello ancora più speciale dei falconieri?

Essere una donna ed essere giovane non mi ha mai messa in difficoltà, forse perché non sono una persona che brama particolarmente l’approvazione degli altri, ma faccio le cose per me stessa. Tuttavia, devo dire che ci sono stati alcuni episodi in cui ,solo per il fatto di essere una donna, non sono stata presa sul serio, oppure sono stata derisa da alcuni cacciatori; non sono comunque episodi di cui tengo molto conto, francamente.

Che differenza c’è tra la caccia col fucile e la caccia col falco?

Trovo che siano due facce della stessa moneta, la passione che anima il Falconiere è la stessa che arde nel cuore del “beccacciaio”. La differenza sta nella variabile in più di avere a che fare con un essere vivente, bisogna provvedere in tutto e per tutto al nostro compagno di caccia, alla sua fitness, al suo addestramento, al suo riparo, alla sua motivazione e tutti questi fattori incidono sulla nostra giornata di caccia.

Quali forme di caccia pratichi?

Al momento pratico solo la caccia alla stanziale con il falco, ma nella prossima stagione 2018/2019 mi piacerebbe dedicarmi alla caccia in palude agli anatidi, ma anche a quella alla beccaccia, che mi affascina davvero tanto; oltre ad avere la passione per i falchi nutro un amore spropositato per la cinofilia, alla quale mi dedico con costanza.

Quale sarà secondo te il futuro della caccia in Italia tra pochi anni?

Non sono da molto in questa realtà, ma questo poco tempo mi è bastato per accorgermi del declino pericoloso e preoccupante in cui riversa la caccia italiana, soprattutto quella che coinvolge la selvaggina stanziale. Manca la cultura e la mentalità adeguata ai tempi, spesso i cacciatori sono divisi e in guerra tra loro, invece di essere uniti e coesi verso un unico obiettivo che per me dovrebbe essere la tutela e la salvaguardia della cultura rurale e venatoria. La caccia è attaccata da più fronti, soprattutto in questo momento in cui impazza la moda animalista. Spero per il futuro della caccia che negli anni si passi ad una conservazione e gestione faunistica più consapevole ed efficiente.

Sei favorevole o contraria all’abolizione dell’articolo 842?

Al momento non ho una posizione ben precisa al riguardo.

Problema Lupo: che idea ti sei fatta sul tema?

Il lupo è un problema dal momento che non viene gestito. C’è omertà al riguardo, bisognerebbe creare intorno a questo animale una realtà più cristallina e procedere per la sua salvaguardia come predatore dei nostri territori, ma con una gestione di questi animali da parte dell’uomo, poiché negli anni sono cambiate le sue abitudini: il lupo di oggi non è lo stesso di 50anni fa, e sempre più spesso il mondo antropizzato si scontra con questo grande predatore.

Un’unica associazione di cacciatori: favorevole o contraria?

Sarei favorevole utopisticamente, ma non penso che ci sia la mentalità adeguata ad un passo del genere.

Tre personaggi che hanno segnato in modo significativo il tuo modo di vivere la caccia, e perché.

Mi piacciono le persone che vivono la poesia che si cela nelle cose, nella vita, così come anche nella caccia. Ho in mente tre persone, di cui non farò però i nomi: uno è un Falconiere ed appassionato cinofilo, allevatore di falchi, un cacciatore in tutto e per tutto. Parlare con questa persona, anche se per poco tempo e per poche volte, mi ha dato un esempio di ciò che dovrebbe voler dire vivere questa passione, e lo ringrazio per le sue parole ed i suoi racconti. Un’altra è una grande allevatrice di cani da traccia, una cacciatrice di quelle che colgono l’essenza di ogni gesto e che vivono profondamente ogni istante accanto ai loro cani. Conoscerla e sentire i suoi racconti mi ha fatto provare sensazioni che ritrovo solo camminando da sola in un bosco. La terza persona è un allevatore di cani da ferma, ho visto nei suoi occhi ardere la passione per la beccaccia, l’ho visto emozionarsi mentre mi mostrava foto di cani ormai scomparsi e mi raccontava delle loro gesta in modo genuino  e pulito; quella chiacchierata ha sicuramente acceso in me un interesse che si è poi trasformato in passione, e per questo devo dire grazie. Grazie a queste persone ho sentito accendersi un’emozione e, nonostante non siano persone che frequento abitualmente, sento che hanno cambiato il mio percorso.

Che rapporto hai con le altre donne cacciatrici italiane?

Al momento ho qualche contatto con qualche altra donna cacciatrice. A volte mi piace condividere certi momenti con una persona che possa comprendere totalmente, in modo empatico, ciò che provo io. Altre volte, invece, sono molto gelosa delle mie emozioni e faccio fatica a condividere esperienze con qualche altra persona. Ho una cara amica in Liguria, cacciatrice a 360 gradi, con la quale chiacchiero molto volentieri delle nostre giornate di caccia. Non nego che sarebbe interessante avere più contatti con le altre realtà femminili.

Cosa faresti per migliorare la caccia italiana?

Credo molto nella valorizzazione delle tradizioni e nelle opportunità che possono scaturire dalla corretta informazione sulla caccia. Divulgazione consapevole e sensibilità secondo me sono due armi contro questo alone di cattiveria che aleggia intorno alla figura del cacciatore.

Cosa ti senti di consigliare ad una donna che vuole avvicinarsi a questo mondo?

Di essere forte, di essere umile, di guardare sempre avanti e non accontentarsi mai, di avere sempre “fame di sapere”, di confrontarsi e non avere paura di sbagliare, di non avere mai fretta, di essere sempre se stessa e non sentirsi in difetto per una passione, di vivere ogni momento a pieno e di ringraziare sempre per il dono della sensibilità che ha chi si avvicina così tanto alla natura.

Che cosa non funziona nella caccia italiana?

Purtroppo non è una sola cosa, ma è un insieme di fattori a non far funzionare le cose nel nostro Paese. Sicuramente tra questi la pessima o inesistente gestione faunistica,  ormai si è felici e ci si accontenta se ci si litigano 4 animali da allevamento immessi in atc il giorno prima. Questa spesso è la visione che diamo anche all’esterno, non c’è più amore per la cultura, siamo abituati al tutto e subito e abbiamo perso la magia ed il piacere di cacciare. C’è un declino sempre più evidente e si sono persi molti dei valori e dei piaceri che la caccia offriva. Se non sono in primis i cacciatori a tutelare e portare avanti con dignità e orgoglio una tradizione tanta antica, come possiamo sperare che questa venga compresa ed accettata da chi non la pratica?

Redazione aCaccia.com

 

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