Specie aliene: una priorità da affrontare

Con “specie aliena”, in biologia, viene identificata una qualsiasi specie vivente che, a causa dell’azione dell’uomo (intenzionale od accidentale), si trova ad abitare e colonizzare un territorio diverso dal suo areale storico. In tal caso, si parla anche di specie alloctona. La colonizzazione naturale di nuove aree geografiche da parte degli organismi animali e vegetali è avvenuta attraverso processi generalmente lenti di dispersione. L’azione dell’uomo ha profondamente alterato tali processi naturali, sia attraverso il trasporto involontario di piante ed animali, sia per la diffusione accidentale od intenzionale di specie allevate o trasportate per gli scopi più diversi.

Alcune specie aliene sono particolarmente adattabili al punto da diventare invasive: tali “invasioni” rappresentano un problema ambientale e sono considerate ben la seconda causa di perdita di biodiversità su scala globale. L’Unione Europea, consapevole della grave minaccia rappresentata dalla progressiva espansione delle specie aliene invasive, ha promosso diverse attività di ricerca e di monitoraggio in tale ambito, individuando oltre 10.000 specie alloctone presenti in Europa; di queste l’11% causa documentati impatti ecologici, e il 13% impatti economici.

A solo titolo di esempio gli impatti ecologici possono essere riferiti a:

·         competizione con organismi autoctoni per il cibo e l’habitat.

·         ibridazione con specie autoctone.

·         cambiamenti strutturali negli ecosistemi.

·         diffusione di parassiti o veicolo di patogeni (e.g. virus, batteri).

·         impatto predatorio su specie autoctone.

 

Come accennato non mancano anche le ripercussioni economiche, i principali costi sono imputabili ad:

–       attività di eradicazione e controllo

–       danni ad agricoltura, foreste, pesca commerciale, infrastrutture e salute umana.

 

In Europa, secondo una stima, i costi sostenuti per le specie aliene ammontano a circa 12 miliardi di euro/anno. L’importo è senza dubbio sottostimato, infatti molti paesi cominciano solo ora a documentare e registrare costi ed effetti, e probabilmente le cifre reali saranno sensibilmente maggiori. L’Italia è uno dei paesi Europei maggiormente colpiti dalle invasioni di specie aliene, grazie anche alle favorevoli condizioni climatiche. Anche da noi le ripercussioni ecologiche ed economiche si fanno sentire: la Nutria costa alle amministrazioni pubbliche italiane quasi 4 milioni di euro/anno, mentre nella sola Emilia Romagna si spendono, per controllare la Zanzara tigre responsabile di rilevanti rischi sanitari, oltre 1,1 milioni di euro/anno.

Quanto riportato può considerarsi solo una breve introduzione ad una tematica ben più complessa ed articolata, che merita la massima attenzione. Sicuramente il mondo venatorio ha avuto qualche responsabilità nell’introduzione di specie aliene, ma non si può ignorare quanto fatto anche da sedicenti animalisti, responsabili di liberazioni indiscriminate delle specie più disparate.

Ciò che in apparenza potrebbe sembrare un gesto innocuo o addirittura un atto eroico, come la liberazione di una tartaruga o, come in passato, l’apertura di gabbie in allevamenti di animali da pelliccia, può significare una grave minaccia per specie autoctone e a maggior rischio.  Il fine della “conservazione” non è l’individuo ma la specie, ed è quest’ultima che va tutelata. Salvare qualche individuo di una specie aliena in Italia può significare la condanna di una specie autoctona. Quindi un gesto, solo apparentemente indirizzato verso la salvezza di alcuni animali, ne condanna di fatto altri e purtroppo gli esempi in tal senso non mancano.

Le indicazioni gestionali sono chiare e indirizzate verso l’eradicazione, che resta la migliore linea di intervento per trattare il problema delle specie aliene ed invasive già stabilizzate in un territorio.

Ognuno di noi può contribuire in molti modi, in primo luogo attraverso l’adozione di comportamenti responsabili: ad esempio non comprare specie aliene come animali da compagnia e, soprattutto, evitare categoricamente di liberarle nell’ambiente. Azione, quest’ultima, perseguibile per legge.

Giuliano Milana

 

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