Vegani fai da te

Da qualche giorno rimbalza sul web la news dei bimbi di sei mesi, figli di madri vegane, ricoverati all’ospedale di Treviso con gravi deficit neurologici da carenza di vitamina B12; vitamina che si trova principalmente nella carne e negli alimenti di origine animale, ed è responsabile di un corretto sviluppo del feto prima, e dell’organismo durante la crescita poi.

La vicenda è nota, e la abbiamo raccontata anche su queste pagine: le madri, durante la gravidanza, avrebbero continuato a seguire la loro dieta vegana senza preoccuparsi di consultare uno specialista, convinte che il loro regime alimentare avrebbe garantito a loro ed ai loro bimbi tutto il necessario, confortate in questo da un parto senza complicazioni, e dal peso corretto dei neonati alla nascita.

Peccato però che i problemi non abbiano tardato tanto a manifestarsi: verso i sei mesi di età i bambini stavano seduti a fatica, non riuscivano a reggere la testa, non coordinavano i movimenti ed erano anemici, radunando in sé tutti i sintomi di un grave deficit neurologico, subito trattato in ospedale.

Al di là dell’indignazione che il caso ha suscitato, a mio avviso legittima, è evidente come ci sia, da parte dei vegani, una tendenza a spacciare le proprie scelte ed il proprio regime alimentare come buoni a prescindere, a demonizzare chi non li condivide, ma soprattutto ad imporli a chi, non ancora nato od anche appena nato, non avendo la possibilità di scegliere, se li deve bere semplicemente, anche a rischio della salute, che pure è un diritto universale e non negoziabile.

Basta digitare poche parole su Google per entrare in un mondo fantastico di esperti di nutrizione vegana, che dispensano, con una sicurezza invidiabile, consigli alimentari per i più diversi casi e fasi della vita in cui ci si trovi, gravidanza compresa; una “scienza” della nutrizione spicciola ed a portata di tutti, sorretta da blog e testate di ispirazione “green” pronti a dissolvere qualsiasi dubbio di aspiranti vegani e vegetariani mossi da un insopprimibile zelo etico o sedicente tale.

Una tendenza che non dovrebbe destare meraviglia sul fatto che sia stata coniata la parola “nazivegani” per denotare un estremismo alimentare che ha tutte le caratteristiche, la cecità e l’arroganza di una vera e propria ideologia, trascinando in quelli che spesso si configurano come deliri alimentari anche chi non ha alcuna possibilità di opporvisi come i bambini.

Tanto che l’allarme periodicamente lanciato da autorevoli pediatri viene liquidato come “facile allarmismo e terrorismo antivegano”, come accaduto proprio in questi giorni in risposta ai dati diffusi dall’Ospedale Bambino Gesù di Roma e dal Meyer di Firenze che, screening neonatali estesi alla mano, hanno fatto notare come, in soli due anni, i casi di diagnosi pediatriche di deficit di vitamina B12, col rischio di gravi danni neurologici permanenti ed attribuibili in buona parte alle diete vegane e vegetariane, si siano triplicati.

Dati davvero allarmanti, soprattutto in ragione del fatto che emergono in un Paese sviluppato, che di sicuro non conosce – non più – fortunatamente, le emergenze alimentari del Terzo mondo, dove la denutrizione non è certo una scelta alla moda.

Dati anche sconcertanti, se si pensa che la scelta vegana viene spacciata per “etica”e rispettosa degli animali e dell’ambiente … eti che?? I vegani consapevoli dovrebbero anche sapere che i prodotti esotici che consumano in sostituzione della carne necessitano di trasporti intercontinentali, col dispendio energetico e l’inquinamento che si possono immaginare, e consumano km e km quadrati di foreste, sacrificate a monoculture intensive che garantiscono affari d’oro alle multinazionali, mentre immiseriscono le già provate popolazioni locali.

Quindi, parafrasando il grande Gaber, vorrei consigliare ai vegani dell’ultim’ora: fate tutte le scelte alimentari che volete da adulti, ma “non insegnate ai bambini”.

Monica Sergelli

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