Africa, big five: i tre calibri su cui puntare

L’Africa, per chi ci è stato, è una meta che non si scorda mai. Uno di quei viaggi che cambiano le persone, che incidono pesantemente sulla psicologia di ogni cacciatore.
È così che ti ritrovi contagiato da un male, spesso incurabile: il mal d’Africa.

Prendi sempre maggiore confidenza con la savana e i meccanismi che la regolano. Finché decidi di tornarci per un numero infinito di volte. E dopo esserti misurato con antilopi, gazzelle, gnu e facoceri decidi di cambiare target. E necessariamente entri nel mondo dei grandi calibri da Safari. Quelle munizioni che hanno scritto un po’ la storia della caccia grossa africana.

E che hanno reso famose le gesta di cacciatori professionisti come Corbett, Hemingway, Mauladad, Percival, Selby, Selous, Bell o Capstick. Narrate in libri che ogni buon cacciatore dovrebbe leggere almeno una volta nella vita.

Se gnu e impala non bastano più, è venuto il momento di misurarsi con le grandi prede africane: ippopotami, leopardi, bufali, leoni, antilopi alcine, giraffe e perché no, anche elefanti e rinoceronti per coronare il sogno dei “big five” purché il nostro conto in banca lo permetta.

A questo punto la scelta ricade su un fucile. E la tipologia, credetemi, non è importante. Ciò su cui bisogna concentrarsi è il calibro. Dato che in armeria e nei forum è davvero facile incappare in commenti e considerazioni espresse per “sentito dire” da chi in Africa, magari, non ci ha mai messo piede.

È bene sapere che se è vero che Karamojo Bell ha abbattuto oltre mille elefanti con il suo fedelissimo .275 Rigby, è altrettanto vero che le distanze di ingaggio sono profondamente cambiate, così come di Karamojo Bell ne è esistito uno solo.

Pertanto il .375 Holland & Holland potenzialmente può abbattere un elefante, ma spesso serviranno più colpi. Con tutto ciò che ne consegue anche a livello di rischi ed in termini di etica venatoria. Pertanto è da scartare se la mira sono i big five.

La scelta minima non dovrebbe, secondo me, ricadere al di sotto del .404 Jeffry, calibro inglese spesso utilizzato dai Professional Hunter come calibro di riserva per ribattere gli animali feriti. Questo perché a parità di potenza espressa ha un rinculo assolutamente gestibile e grazie a Norma, Hornady e RWS offre un discreto numero di caricamenti con palle che vanno dai 400 ai 450 grani.

Al .416 Remington è preferibile il .416 Rigby per maggior numero di caricamenti commerciali e per la maggiore energia espressa con palla da 400 grani a 200 metri di distanza (4668 joule contro 6429 joule) anche se nella categoria rimane insuperabile il .416 Weatherby che, per radenza e potenza espressa, in tutta l’Africa meridionale ha via via conquistato i favori di molti Professional Hunters.

È infatti questo uno dei tre calibri su cui puntare: rispetto al .416 Rigby con palla da .400 grani ha una velocità alla bocca nettamente superiore (823 m/s contro 745 m/s) e sviluppa una energia di 7401 joule a 100 metri contro le 5860 joule del .416 Rigby. Tutto questo si traduce in un incremento della distanza utile di tiro di 75 metri. Che su animali come il bufalo può fare la differenza.

Ad ascoltare molti esperti d’Africa da tastiera il 458 Winchester Magnum è Il perfetto calibro da safari. Questo forse poteva essere vero finché Jack Lott, noto sperimentatore americano, non partorì un vero colpo di genio. La Winchester per arrivare al .458 partì dal 375 H&H allargandolo fino a .458″ accorciandolo alla lunghezza del 30.06 Springfield, realizzando così il più potente calibro dell’azienda americana. Comodissimo dal punto di vista delle armi con cui è possibile utilizzarlo ma estremamente carente dal punto di vista della velocità (con palla da 500 grani non supera i 686 m/s alla bocca e 552 m/s a 200 metri).

Lott invece preferì lasciare il bossolo alla sua lunghezza originaria, ottenendo così un caricamento nettamente superiore al .458 Winchester per maggiore velocità (701 m/s a parità di palla), minore pressione di esercizio e possibilità di ricamerarlo e sparare il .458 Winchester.

Ma nessuno dei due calibri convince come il .460 Weatherby, che nasce nel 1958, due anni dopo il .458 Winchester. Questa è la seconda scelta vincente. Se si è in grado di domare la poderosa reazione al grilletto l’effetto sarà sbalorditivo. Nessun calibro commerciale è in grado di sviluppare la potenza di 10174 joule con palla da 500 grani spinta ad una velocità 691 m/s a 100 metri e 598 m/s a 200 metri. Dati che non lasciano dubbi: non c’è animale sulla terra che possa vincere questa potenza.

Ultimo dei tre calibri su cui puntare è il .500 Jeffrey. Nato come calibro inglese, anche se originalmente disegnato in Germania per essere utilizzato con l’azione Mauser. Inizialmente utilizzava una palla da 535 grani e 95 grani di cordite come propellente. Si tratta, in tutta evidenza, di una munizione sovradimensionata per la caccia a leoni, leopardi e giraffe, mentre può trovare senso balistico e pratico in target rappresentati da elefanti, rinoceronti e ippopotami, essendo impiegato anche sul bufalo.

Con palla Sako Twinhead II da 535 grani sviluppa una velocità alla bocca di 710 m/s e 616 m/s a 100 mt. Sviluppando rispettivamente 8738 e 6579 joule. Con un innalzamento della palla di +4,60 cm ed a 200 metri un decadimento di -12,50 centimetri, trovando logica distanza massima di tiro utile nel limite dei 150 metri.
La Norma per il .500 Jeffrey offre anche una palla a punta morbida da 570 grani così come la W Romey offre due palle, blindata e semi blindata, da 510 grani.

Adolfo Boito

 

 

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  • qualcuno dica all’autore che prima di pubblicare rilegga bene quello che ha scritto. Una palla da 500 grani spinta a 691 mt/s non può avere una energia maggiore di una da 535 spinta a 710 .mt/s. E’ ovvio che da qualche parte c’è un errore