Calibri e cervo: Il .300 tuttofare

Cervo, gioie e dolori si potrebbe dire. Chi tra i cacciatori, magari abitando lungo la dorsale appenninica, non è stato tentato almeno una volta dalla caccia al cervo?

L’ungulato che nel nostro Paese raggiunge le dimensioni più considerevoli e che, almeno a parere di chi scrive, regala i trofei più affascinanti. Una testa di cervo opportunamente trattata da un esperto tassidermista è indubbiamente il trofeo tra i più prestigiosi che un cacciatore possa esibire in un salotto vicino al camino. Unitamente all’Alce, ad un grosso orso e a qualche grosso verro di cinghiale est europeo.

Chi si dedica alla caccia al cervo bene sa che è piuttosto raro il tiro entro i canonici 150/200 metri poiché, soprattutto all’epoca del bramito, i grandi maschi frequentano al crepuscolo e al tramonto, fino alla notte inoltrata, le radure ai margini delle zone più fitte del bosco dove durante il resto della stagione trovano abbondante cibo e riparo.

Il cervo, sospettosissimo e pronto a fuggire al minimo rumore sospetto, si ingaggia a distanze importanti che costringono il cacciatore a tiri impegnativi su un target che può sfiorare i tre quintali nel caso dei grandi maschi est europei e che, nelle nostre Alpi e lungo il nostro Appennino, raggiunge e supera i due quintali.

Per il cervo sono in molti ad utilizzare, tra i calibri europei, l’8x57JS così come l’8x68S anche se qualcuno dice di trovarsi benissimo con il 9,3×62, il 7×64 ed il più piccolo 7×57. Tra gli americani di cervi ne cadono un po’ con tutti i seguenti calibri: 300 Winchester Magnum, 30.06 Springfield, 308 Winchester, 270 Weatherby. Personalmente però non impiego nessuno dei calibri sopra descritti.

Ed il motivo è piuttosto semplice: parto dalla possibilità che il tiro, ad un grosso maschio, possa avvenire in un range compreso tra i 250 ed i 450 metri. Limite questo che farà storcere il naso a più di qualche purista che, di contro, avrà ben pochi grandi maschi all’attivo. Pertanto avremo necessità di un calibro sufficientemente potente e con un decadimento il più possibile contenuto. Ed una traiettoria tesissima. Questo si traduce in un rinculo che può mettere in difficoltà i meno esperti, ma una buona pratica al poligono sarà la panacea a tutti i mali.

Il 7×57, il 7×64 e l’8×57 JS soffrono tutti di insufficiente potenza già a 300 metri (massimali rispettivamente: 647 m/s e 2196 joule per il 7×57 con palla Sellier & Bellot da 162 grani Plastic Tip Special PTS e decadimento -56 cm; 725 m/s e 2550 joule per il 7×64 con palla Sako da 150 grani Arrowhead II e caduta -39,60 cm; 622 m/s e 2256 joule per l’8×57 JS con palla Hornady da 180 grani GMX ed una caduta di -33.70 cm) mentre l’8x68S soffre, a mio avviso, di una limitatissima disponibilità di palle idonee (RWS HMK da 187 grani e Evo da 200 grani oltre alla Brenneke TOG da 220 grani) unitamente ad una potenza insufficiente oltre i 300 m. Il 9,3×62 invece pecca in radenza, pertanto lo trovo poco adatto ai tiri a lunga distanza.

Un po’ lo stesso discorso vale per i calibri americani citati: il 308 e il 30.06 hanno poca potenza e tanto decadimento della palla a grandi distanze, mentre il 300 Winchester, pur disponendo del più alto numero di caricamenti commerciali al mondo, oltre i 300 metri non dispone dell’energia sufficiente ad avere la meglio su un grande maschio, magari parzialmente coperto dalla boscaglia, così da evitarci laboriosi ed impegnativi recuperi.

A lungo ho cacciato e abbattuto cervi con il .300 Weatherby Mag utilizzando palle dai 165 ai 180 grani dei modelli Barnes Triple Shock X, Accubond e Nosler Partition . Dove il decadimento a 400 metri è davvero da record! Solo 7 centimetri. Fattore però che si paga a livello di costi delle munizioni e della non sempre facile reperibilità. Anche una carabina Weatherby non ha un prezzo concorrenziale.

Poi un amico tedesco mi fece provare e conseguentemente innamorare follemente del .300 Remington Ultra Magnum. Tanto da convincermi a vendere la mia carabina Weatherby ed abbinarvi un’ottica Swarovski X5 5-25x56P 1/8 MOA. Un’abbinata che mi ha permesso di evitare qualsiasi altro investimento destinato alle prede più nobili di Europa e Asia: cervi in primis, ma anche alci, orsi e pecore selvatiche tirate ad oltre 400 metri.

Disponendo di palle da 180 grani ( Remington Premier Core Lokt con una velocità a 300 metri di 815 m/s per 3862 joule ed un decadimento di -30 cm) si è in grado di abbattere senza patemi d’animo antilopi africane medie a 400 metri. Scegliendo invece palle a deformazione controllata da 220 grani e buona penetrazione (Hornady ELD-X con una velocità a 300 metri di 750 m/s per 3900 joule ed un decadimento della palla di -21,50 cm) le grandi antilopi alcine, corna a vite e Orici saranno un target fattibile entro i 300 metri.

Se siete tra coloro i quali sono convinti che il poderoso rinculo, mitigato da un buon freno di bocca, sia qualcosa di ingestibile, rimanete ancorati al passato. Consci però che il futuro è qui. Questo è il .300 tutto fare.

Adolfo Boito

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