Caro Di Maio ti scrivo

“Tempus fugit”, il tempo fugge ed ora è tempo di Governo e non di slogan, la campagna elettorale è alle spalle. Il M5S che è stato, per sua scelta, avverso al mondo venatorio, oggi rappresenta un cittadino su tre e il tempo delle posizioni ideologiche è finito, deve esserlo soprattutto a garanzia del consenso ricevuto.

Appare evidente che quell’agricoltore o quell’impresa agricola che quotidianamente rinunciano ad una parte del proprio reddito, spesso soprattutto al Sud, di sussistenza, a causa di cinghiali o caprioli, a causa di animali nocivi o per meglio dire “opportunisti” potrebbe, e nel Sud addirittura per un buon 50 per cento, aver messo la croce sui 5 Stelle.

Appare infatti evidente, perché è il nostro mondo e lo sappiamo, che cacciatori – consumatori e produttori di Pil abbiano votato 5 Stelle.

Così come appare evidente anche che ambientalisti, e non solo animalisti oltranzisti, possano aver votato sempre 5 Stelle. Sta di fatto che il rimanente 70 per cento ancora non l’ha fatto, ma questa e un’altra storia.

Appare evidente che cittadine e cittadini che nelle grandi città, lungo le strade provinciali, nei parchi pubblici e fin sotto casa stiano subendo ormai troppo spesso uno “stalking” quotidiano, con frequenti incidenti anche mortali, da parte di cinghiali in cerca di facile cibo possano aver votato 5 Stelle.

Appare infine evidente che quegli allevatori che sacrificano la propria vita per allevare animali, produrre beni alimentari e aumentare il pil in quota parte potrebbero aver messo la croce sul simbolo di M5S.

Il trenta per cento è pieno, anche, di tutto questo e come tale è altrettanto pronto, in brevissimo tempo, ad essere svuotato: Il cittadino o meglio l’elettore esasperato è volatile più della selvaggina migratoria e non sono io a scriverlo, ma i fatti oggettivi e la storia degli ultimi venti anni a dimostrarlo.

Allora l’impresa quale potrebbe essere? A mio avviso una. Sedersi intorno ad un tavolo e parlare, se volete in streaming: sono anni che chiediamo un serio e completo contraddittorio pubblico.

Voi parlate di programma? Quale programma, esattamente? Per ora conosciamo solo i titoli dei paragrafi principali e tra questi l’ambiente.

Noi cacciatori siamo cresciuti in consapevolezza e in maturità, abbiamo messo seriamente in discussione la nostra “Magna Carta” (l. 157/92) e come la Lega (a sentire le loro dichiarazioni giurate) siamo consapevoli che siamo un movimento popolare, trasversale, economico e sociale. Siamo un monopsonio (la nostra domanda costituisce l’offerta) per molte imprese nazionali, piccole e artigiane, grandi e industriali. Noi offriremo esperienza e tecnica, presidio dei territori rurali (troppo spesso abbandonati a loro stessi, terra di nessuno o di speculatori edilizi e incendiari) volontariato non solo ludico, come si tende a caricaturarlo, ma sostanziale per la riduzione programmata degli eccessi di popolazione selvatica. Un regolatore naturale di situazioni che minano alla base la sicurezza pubblica e l’economia agricola e della filiera alimentare.

L’Italia è un Paese ad altissima vocazione turistica, in cui il settore agroalimentare, insieme alla Francia, è fenomeno mondiale e foriero di grandi flussi turistici in entrata: dovremmo parlare di questo, e non di abolizione della caccia o ancor peggio di applicazione ferrea di leggi vecchie e ormai inadeguate al contesto italiano.

Dovremmo farlo insieme anche se da avversari poiché governare, o candidarsi a farlo, un Paese richiede buon senso, apertura, pluralismo e ascolto anche da lati diversi delle stesso tavolo.

Superiamo barriere e preconcetti e dopo le “sacre” consultazioni al Quirinale, dopo la nascita di un nuovo governo, se ci sarà, apriamo il tavolo delle consultazioni vere, quelle tra cittadini; noi cacciatori ci saremo, a Voi 5 Stelle l’onere di aprirsi e ragionare fuori da salotti e salottini che vi assicuro sono e saranno  fuorvianti per il consenso che ormai oggettivamente dimostrate di avere, anche da parti del nostro mondo.

Andrea Severi

 

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