Falconiere: cacciatore e non spettatore

Nella mia fame infinita di falconeria, di conoscere e parlare coi grandi di casa nostra, sono stata ad incontrare Franco Gaeti, che diversi anni fa ha deciso di cambiare radicalmente vita: da architetto in città ad allevatore di Falchi a Botticino, in provincia di Brescia.

“La maggior parte dei Falconieri italiani non nasce dal mondo venatorio e purtroppo sono pochi quelli che si rapportano con la caccia nella sua vera essenza -mi racconta Franco –  In molti pensano che il Falconiere abbia solamente un ruolo di spettatore passivo, ma non è così, il Falconiere ha il medesimo ruolo attivo degli animali che collaborano con lui. Andare a caccia con il falco senza interagire attivamente non è possibile, lo stesso falco a lungo andare si renderebbe conto di non aver bisogno di uno spettatore al seguito, ma di un collaboratore propositivo.”

Franco mi spiega il paradosso tutto italiano per cui da noi il mondo della Falconeria è scollegato per buona parte dal mondo della caccia: le persone si avvicinano ai falchi più affascinate dall’idea del rapace stesso, perdendo spesso il contatto con l’origine che dovrebbe avere questa passione. Il falco, come anche il cane, non è un orpello, sono entrambi protagonisti delle nostre azioni di caccia ed entrambi meritano il rispetto a loro dovuto. Essere cacciatore, anche con il falco, implica amore, conoscenza e rispetto non solo per gli animali che ci accompagnano nelle nostre vite, ma anche per il territorio, per i selvatici che desideriamo incontrare e cacciare.

Amare profondamente il frutto del nostro interesse, operare attivamente anche nel piccolo: questi sono  gli unici modi che, chi vive la ruralità, possiede per far sopravvivere la propria passione ed il proprio modo di essere. Modi che Franco Gaeti ha abbracciato in toto, rinunciando alla vita cittadina. La visione negativa che la società ha della caccia, soprattutto per i giovani, la situazione molto difficile della selvaggina nel nostro Paese, sono tutti ostacoli per la Falconeria stessa. Molto spesso per amore della nostra passione siamo costretti ad investire in tempo, sacrifici e chilometri alla ricerca di un bel volo, della situazione ottimale in cui il nostro falco possa esprimere le sue potenzialità a contatto con della selvaggina vera nel suo ambiente naturale, ma ritengo che gli obbiettivi che ci poniamo nella vita debbano sempre essere grandi e vedo, invece, sempre troppi fermarsi a metà percorso.

Le tecniche di Falconeria prevedono un’introduzione graduale del falco al lavoro che dovrà svolgere, ed è giusto sia così, ma una bella azione su un animale di “rilascio”, resta pur sempre solo una bella azione, pura tecnica, che non può e non deve essere il fine ultimo. Se la soddisfazione di un Falconiere si fermasse a questo, allora non si arriverebbe mai alla vera essenza e ridurremmo tutto ad uno spettacolo vuoto e finto. Ad alcuni Falconieri manca proprio la curiosità e l’interesse di fare propria la cultura venatoria, un esempio lampante di tutto questo è la poca importanza che troppo spesso si dà alla figura del cane.

“Molti si accontentano infatti di avere un cane abituato ai “giochetti” delle scatole di lancio, o ai capi rilasciati pochi minuti prima – prosegue Franco – Chiunque sia un cacciatore, ed il Falconiere tale dovrebbe essere, sa quanto sia utopistico pensare che gli stessi cani, portati su selvatici veri, sappiano trattarli. Il lavoro del cane con alcuni tipi di selvatici, a caccia vera, non è solo utile, ma è fondamentale e chiunque cacci davvero sa quanto sia impegnativo e doveroso dedicare il giusto tempo anche alla preparazione del cane; al contrario, chi pensa con pressapochismo che il cane sia secondario al falco non si rende conto di quanto di potenzialmente bello perde trascurando certi aspetti .”

Chiacchierando con Franco non posso far a meno di concordare con quanto sto ascoltando, anche per una ragazza giovane e alle prime armi come me è lampante che queste siano le cose che non aiutano l’evoluzione della Falconeria e che, alla lunga, creeranno  una crepa sempre più profonda con quella che è la realtà della caccia e cacciatore, allontanandoci da ciò che di bello e naturale c’è nella Falconeria stessa.

Giulia Gallo

 

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