Gli eredi della caccia

1° Maggio, un appuntamento al quale ogni anno, nonostante il tempo che passa, non posso mancare: una prova organizzata dai segugisti di Serle dove l’unico obbiettivo è ritrovarsi per una giornata di addestramento con un pizzico di competizione. Due batterie, sei mute, quattro giudici e tanti appassionati, non serve altro.

Segugisti di vecchio stampo, dove il lavoro dei cani era l’unica cosa che contava, ed era di gran lunga meglio un cane forte a cacciare che bello. Questo per ricordare che i cani delle grandi imprese, dei racconti che ormai sono leggende che si narrano a ogni rimpatriata non sono i cani geneticamente modificati di adesso, ma i bianco arancio dei nostri nonni, e questo a mio avviso non deve andare perso.

Nonostante non ci sia stata nessuna qualifica a causa del sentore quasi impercettibile dovuto al forte vento della nottata, i concorrenti erano felici e soddisfatti, perché nonostante le difficoltà i cani si sono impegnati e hanno dimostrato caparbietà, si sono fatti valere fino alla fine e a loro questa era l’unica cosa che importava: questo, per i segugisti vecchio stampo, valeva molto più di qualsiasi premio.

Vedere ragazzini con il padre e il nonno seguire il lavoro dei cani è qualcosa che mi fa davvero pensare: quello è il nostro futuro, noi siamo l’esempio che loro stanno seguendo, loro decideranno la sorte del segugismo, una responsabilità davvero non da poco. Questo mi fa pensare anche perché quegli stessi ragazzini una volta eravamo noi: peccato che, strada facendo, ce ne siamo dimenticati e ci siamo concentrati solo su quello che più ci faceva comodo. Non è egoistico oggi sperare che siano loro a riuscire in qualcosa dove noi stiamo fallendo solo per pigrizia? Che fine ha fatto la nostra ambizione di lottare e migliorare le cose?

Ed è bello vedere che, tra i novizi, ci sono anche delle ragazzine, dolci e fragili. Ma quando le vedi camminare tutta la mattina affrontando ogni difficoltà senza mai lamentarsi capisci che quella è vera passione. E che forse proprio la loro sensibilità e dolcezza sono quello che serve in un mondo così aggressivo come quello della caccia e della cinofilia.

Dopo una mattinata impegnativa non c’è niente di meglio che ritrovarsi intorno a una tavolata dove, è inutile dirlo, ma l’argomento principale sono video, foto e racconti di segugi e anche qualche racconto spassoso e imbarazzante: le ore passano senza nemmeno accorgersene e nessuno vuole andarsene perché è una grande festa e, purtroppo, tutti sanno che bisognerà aspettare ancora un bel po’per poter ripetere una giornata così bella.

Sono queste le giornate che mi ricordano perché sono voluta diventare una cacciatrice, ma soprattutto che tipo di cacciatrice.

Barbara Vanzelli

 

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