Largo ai giovani

Lo abbiamo sostenuto tante volte su queste pagine, con editoriali, approfondimenti e interviste: la caccia italiana, oggi come non mai, ha bisogno di giovani, di menti fresche e aperte al cambiamento, di teste pensanti, di spalancare le finestre e cambiare l’aria stantia che opprime il nostro mondo venatorio da ormai tanto tempo.

Con noi tantissimi altri se lo augurano, perlomeno a parole … ma nei fatti, poi? Cioè, intendiamoci, è vero che il numero dei cacciatori praticanti negli ultimi anni è calato in modo impressionante rispetto a 15, 20 anni fa; all’interno di questo numero già modesto di suo, poi ( si parla forse di circa 500 mila unità, stando alle ultime cifre), la percentuale dei giovani è ancora più risicata.

Eppure, i giovani ci sono. Pochi ma buoni, mi verrebbe da aggiungere. Li si può incontrare “virtualmente” sui social, alle fiere di settore, nei poligoni, nelle armerie, alle gare cinofile, sempre più numerosi ed appassionati; li potete leggere anche sulle pagine di questa rivista, che ha scelto espressamente di puntare su una squadra di giovani preparati e desiderosi di esprimersi, di mettersi in gioco, di informarsi e di non accettare passivamente tutto ciò che sulla caccia viene propinato (o, diversamente, taciuto) quotidianamente.

Mi chiedo, però: nelle sedi “che contano”, ai posti di comando, sulle poltrone che votano e che  consigliano, ci sono i giovani? O perlomeno, ce ne sono abbastanza? A mio parere no, purtroppo, non ancora. Il mondo venatorio, e con esso tutti i suoi sottoinsiemi che vanno dagli Atc, alle Associazioni venatorie, ai Distretti di gestione e così via, sono ancora saldamente nelle mani di una dirigenza dalle chiome bianche e dalla mentalità spesso retrograda ed ancorata ad un passato nostalgico che mai più ritornerà … purtroppo per alcuni versi, per fortuna invece per altri.

Una dirigenza che spesso a parole dice di volere nuove leve, ma che nei fatti poi avversa qualunque iniziativa o cambio di mano che arrivino da menti nuove e pronte ad impegnarsi; so infatti di 30/40enni strapazzati nei Consigli da 70/80enni e poi espulsi, o radiati a volte dalle associazioni per avere tentato un’opposizione critica, per avere voluto approfondire tematiche forse troppo “scottanti”.

La mia generazione, proprio quella dei 30/40enni, vive d’altronde sospesa nella bolla in cui la generazione precedente  – quella che arriva dal ’68, per intenderci – l’ha confinata prendendosi a piene mani quel potere direzionale che tanto contestava per poi non mollarlo più, lasciando a noi la convinzione che saremmo rimasti eterni adolescenti ed inetti, e tenendo per sé quella di essere immortali ed irripetibili, al motto di “dopo di noi, il deserto”. Ma davvero la caccia potrà avere un futuro, in questo modo?

Non molto tempo fa, partecipando ad un incontro pubblico sul lupo organizzato in una sala comunale gremita e rivolto a tutti i cittadini, ho assistito ad una scena tra il comico e il grottesco. A fine serata, dopo diversi interventi di professionisti e studiosi, un cacciatore in età avanzata si alza dalla platea e, gesticolando col fare teatrale di chi sta per tirare fuori dal cilindro verità assolute, si avvicina al tavolo dei relatori, volendo mettere una sorta di “cappello”all’incontro e tentando di confutare apertamente, senza alcuna base scientifica, ciò che era stato appena trattato.

Mi spiegano che si tratta del Presidente provinciale di una nota Associazione, al che, non senza provare un certo imbarazzo per i suoi associati, mi si palesa immediatamente uno dei motivi per cui i cacciatori non riescano spesso a trovare sufficiente credito ed ascolto presso la politica e presso la pubblica opinione. E allora, di grazia … lasciate provare a noi, lasciateci dare un futuro a questa passione che ci accomuna tra generazioni, ma che ora ha bisogno di nuove energie. Lunga vita ai cacciatori, ma largo ai giovani!

Monica Sergelli

 

 

 

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  • Brava Monica. Parola che condivido in pieno, non il “giovanilismo” a tutti i costi, non la rottamazione di chi ha i capelli grigi solo per moda o populismo, ma un graduale e lucido affiancamento per arrivare ad un rinnovo della classe dirigente che sia al passo coi tempi ed abbia le energie necessarie per pensare e realizzare il futuro della Caccia! un saluto grande. Mario Marini

  • Condivido in pieno ciò che ha scritto aria nuova adeguarsi ai tempi senza dimenticare le tradizioni.

  • Brava, bravissima!!!! Un giorno, ad una Delle tante fiere di settore, stavano registrando una puntata di una trasmissione di caccia, mi sono fermato e ho notato proprio quello, l’età media dei partecipanti, non uno sotto i 60 anni( forse anche di più).
    Queste persone sono radicate, non mollano le poltrone e non sono nemmeno interessate a sentire nuove idee e proposte e a far partecipare i giovani

  • Questa sarà una delle cause della fine della caccia, la uccideremo noi dall’interno, non facciamo niente per adattare questa meravigliosa e necessaria attività ai giorni nostri. Largo ai giovani, aria fresca.