Pasturare gli ungulati

Spesso e volentieri il dibattito tra i selecontrollori sta nel capire quale sia il mix più adatto, cioè più attraente, da somministrare alle diverse specie di ungulati attraverso i pasturatori automatici e le governe.

Affinché il lettore abbia chiaro il mio punto di vista voglio premettere che sono assolutamente contrario a qualsiasi somministrazione di cibo sotto forma di pellettato e/o estruso, oltre che all’uso di attrattori di origine chimico-sintetica.

Ciò su cui sarebbe bene che i cacciatori di ungulati si interrogassero, a mio modesto avviso, è ciò che sta alla base della somministrazione di pastura e mi riferisco, in particolare, ai concetti etici.

È giusto somministrare artificialmente cibo ad animali selvatici a fini venatori? Se sì, che tipo di cibo è più giusto somministrare? In che periodi e con quale cadenza e attraverso quali modelli matematici è bene determinare il quantitativo di pastura somministrata in un determinato ambiente popolato da ungulati?

Personalmente ritengo che può essere giusto, sì, a patto di rispettare alcune condizioni essenziali:

a) somministrare solo cibo naturale non trasformato: pannocchie di mais, baccelli di soia, ortaggi, verdura, frutta, ghiande e tuberi. Da integrare, a seconda dei periodi e della specie più presenti, con derivati della fienagione;

b) utilizzare esclusivamente prodotti di alta qualità, non avariati o derivanti da processi di scarto che prevedano l’uso di prodotti chimici potenzialmente pericolosi;

c) personalmente, anche nella gestione delle tenute di caccia in cui mi trovo impegnato, utilizzo i pasturatori automatici esclusivamente da dopo il periodo degli amori fino ai primi tepori invernali. In particolare cibi ad alto contenuto proteico sono più adatti ad integrazione di una dieta pre-invernale, mentre sono da somministrare con grande parsimonia cibi ad alto contenuto di zuccheri come la frutta matura;

d) i modelli a cui bisogna ispirarsi derivano dal concetto più avanzato di gestione della popolazione animale. Partendo dal presupposto che il cibo prodotto da una governa non dovrebbe mai superare il 20% della dieta mensile di un animale. C’è poi da considerare che una governa ben gestita dovrebbe essere avviata solo dopo un lungo periodo di studio con le fototrappole, azionata non più di tre volte al giorno, anche concentrate nel periodo che precede il tramonto e va fino all’alba;

e) i pasturatori automatici andranno gestiti in base alle specie più presenti: nel caso di cinghiali e daini la pastura potrà essere somministrata in buona quantità vista la tendenza a vivere in branco. Diverso l’aspetto della pasturazione legato a caprioli, cervi e camosci. Solo a titolo di esempio, in una tenuta di caccia di circa 2500 ettari dove gravitano al suo interno una quindicina di caprioli, la pasturazione si concentra da metà ottobre a metà febbraio con un quantitativo di circa 350 kg di pastura al mese, con due somministrazioni giornaliere, in tre punti diversi. Di 350 kg solo il 30% circa (valore medio) è costituito da mele, pere, castagne e cachi, unico apporto di frutta fresca.

O.T. | Tecnico Agronomo

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