Piemonte: 7 anni a processo per un camoscio, cacciatore perde in Cassazione

Piemonte: cacciatore combatte battaglia legale per sette anni per un abbattimento sbagliato di un camoscio, sconfitto in Cassazione.

Una questione di puntiglio che è costata sette lunghi anni di tribunali ad un cacciatore piemontese, arrivando fino in Cassazione e fermandosi con una sconfitta: i giudici supremi hanno infatti rifiutato la sua richiesta di risarcimento della somma pagata per abbattere un camoscio, del quale aveva poi però sbagliato il sesso per errore, autodenunciandosi e pagando la corrispettiva sanzione.

Nel settembre del 2011 il cacciatore, in regola con tutti i permessi,  aveva infatti abbattuto per errore in un bosco del Verbano un camoscio maschio, in un periodo in cui era consentita solo la caccia alle femmine. Accortosene subito dopo il tiro, l’uomo si era autodenunciato nel centro di controllo di riferimento pagando la multa corrispettiva prevista in questi casi, ma ridotta.

Ritenendosi a posto, poi, aveva chiesto di poter avere la spoglia del camoscio ucciso perché, secondo lui, avendolo pagato regolarmente dopo l’assegnazione ed avendo saldato la multa per l’errato abbattimento, questo non poteva essergli confiscato.

L’amministrazione fu invece irremovibile, contestando l’abbattimento del capo sbagliato: il camoscio ucciso fu posto sotto sequestro dalla Provincia del Vco, macellato e venduto all’asta per 106 euro, cifra poi interamente versata alla Regione Piemonte.

Ma il cacciatore, che non voleva darsi per vinto, si rivolse alla giustizia. Sia il tribunale di Verbania nel 2013, però, che la Corte d’appello di Torino nel 2015, gli diedero torto. Sentenze confermate nei giorni scorsi dalla Cassazione, che dopo l’esame degli atti ha stabilito che “l’illecito abbattimento di un esemplare di sesso per il quale la caccia non era consentita ha impedito che la proprietà del capo sia stata acquisita dal trasgressore”, rifiutando quindi la richiesta di risarcimento del corrispettivo pagato inizialmente per il camoscio.

In base alle recenti disposizioni previste dalla legge di Stabilità, il cacciatore dovrà inoltre pagare una ulteriore somma di denaro (a titolo di “contributo unificato”) pari a quella già versata per il ricorso.

Redazione aCaccia.com

 

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