Censimenti da punti di vantaggio: pro e contro

Spesso capita purtroppo che abitudini consolidate diventino regole che nessuno può più criticare, né tantomeno mettere in discussione. È questo il caso delle modalità di censimento degli ungulati.

Innanzitutto va sottolineata l’importanza di queste azioni, spesso sottovalutate o considerate superflue. In un’epoca in cui   gli attacchi contro l’attività venatoria giungono ormai da ogni ambito e dove i luoghi comuni contro di essa si sprecano, avere numeri precisi e veritieri significa partire in vantaggio nei confronti di qualsiasi critica.

Prendiamo ora in considerazione i censimenti effettuati sui caprioli dagli addetti alla gestione faunistica dei vari ambiti locali. È difficile trovare qualcuno che prenda in esame il territorio volta per volta, mettendo in discussione tutti i metodi di censimento disponibili per questo ungulato. Il censimento da punti di vantaggio è sicuramente il più utilizzato ed il meno criticato, ma anch’esso ha dei punti deboli e delle situazioni ambientali in cui andrebbe evitato.

Innanzitutto, questo metodo può dare buoni risultati solo se effettuato in ambienti aperti intervallati da boschi di piccole dimensioni. Ne consegue che molti degli habitat presenti nelle nostre campagne rendono il conteggio difficoltoso e impreciso. Deve essere inoltre eseguito in un periodo dell’anno che fornisce la massima probabilità di avvistamento e di riconoscimento delle diverse classi d’età, aspetto fondamentale di questo metodo e suo unico vero e indiscusso vantaggio. Anche qualora queste condizioni siano tutte presenti, vanno ricordati alcuni semplici ma necessari accorgimenti:per prima cosa i vari punti vanno predisposti così che venga assicurata la copertura dell’intera area; dopodiché bisogna avere l’accuratezza di ripetere più volte (almeno cinque) nell’arco della giornata tutte le osservazioni e confrontarle per individuare doppi conteggi o eventuali incongruenze.

Come abbiamo già accennato, questo metodo permette sia di determinare la struttura di popolazione e di valutarne il trend (anche se per questo serve un periodo di almeno 10 anni), sia di definire un indice di abbondanza, oltre a fornire una stima della sopravvivenza invernale dei nuovi nati.

Tra gli svantaggi vi è, invece, la difficile confrontabilità dei dati, poiché le stime si riferiscono al numero di animali che frequenta l’area al momento dell’osservazione, e sia le condizioni meteo, che l’individuazione della settimana per effettuare il censimento, variano ogni anno. Anche censire aree omogenee dal punto di vista altitudinale e di esposizione dei versanti non è un obiettivo facile, così come non lo è riuscire a disporre dei censitori necessari.

Quello che abbiamo analizzato è quindi un buon metodo, ma che in alcuni casi può presentare delle criticità che vanno seriamente valutate.

Nei prossimi articoli prenderemo in esame metodi meno usati ma, in certi casi, più congeniali.

Adriano Mascarino

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