Come nasce un Uomo di cani

Mai un articolo fu così appropriato per me, quanto quello scritto da Ezio Maria Del Titto intitolato Uomo di cani. Egli infatti scrive : “Uomo di cani si nasce, la sua sensibilità lo fa maestro di psicologia canina .” Scrisse ancora : “ La psicologia canina è una delle ultime scoperte della Cinotecnia e l’uomo di cani è maestro in materia, lo è sempre stato, anche quando dell’argomento non si parlava né si scriveva, perché per lui non è scienza, ma innata sensibilità”. Ed aggiunge : “Per lui parla la sua gestualità, la sua fisica manualità, il modo di dare una carezza o una punizione”.

Ecco che madre natura, a questo stesso modo, mi fece nascere uomo di cani. Io però ancora non lo sapevo, ma lo scoprii più tardi, ma non tanto più tardi; i miei ricordi indietreggiano veloci nel passato quando ero bambino. Quando in una cittadina del Lazio situata sul mare trascorrevo le vacanze con mia madre. In una calda mattina, mentre percorrevo il lungo mare insieme alla mia mamma, lei incontrò una sua conoscente, e si fermarono così a parlare.

Mentre aspettavo, improvvisamente fui attratto da un forte abbaiare, mi girai per cercare da dove provenisse, e vidi in fondo alla via in una casa con giardino un cane enorme legato alla catena, che assomigliava, per il suo mantello puntinato e a chiazze, ai cani di quel famoso film che tutti noi abbiamo visto almeno una volta …La carica dei 101! Ma questo era molto più grande, un gigante, che abbaiava e si alzava in piedi fermato dalla robusta catena che lo teneva attaccato per il collare . Era un Alano della varietà “ arlecchino “, ma io ancora non lo sapevo.

Approfittando della distrazione di mia madre, che continuava a parlare, fui attratto da quel grosso cane, e la mia forte voglia fu quella di entrare in quel villino e correre incontro al  gigante “non buono“ per accarezzarlo. Beh, da non crederci, ripensandoci ora, tra le urla di mia madre e quelle della sua amica per avermi perso di vista, quando mi trovarono, vedendomi da lontano, vicino a quel gigante diventato “buono” , che io accarezzavo parlandogli all’orecchio! Sì, perché lui, come mi vide arrivare, mi assaggiò col suo fiuto, odorandomi nell’aria, e  poi si sdraiò calmo accanto a me .

Più tardi, crescendo con l’età, conobbi poi un personaggio molto particolare, che si chiamava Remo. Lui mi insegnò tutto ciò che so sulla caccia con il cane da ferma, e mi fece amare la caccia più di me stesso. Devo tanto a quell’ometto leggermente curvo, dalle grosse mani e dai grossi piedi. Anche lui, come me, possedeva quel dono che solo pochi possiedono, e cioè il dono “dell’ammaestramento”. La sua volpe Bobby scioglieva i nodi stretti che lui  faceva apposta alla sua sciarpa, e Checco e Checca, le due  cornacchie grigie che andavano pazze per il marsala all’uovo, quando si ubriacavano erano uno spettacolo gratuito per tutti coloro che abitavano a Piazza dei Consoli a Roma.

Ecco…Poi ,un brutto giorno, fu trovato dal panettiere che alle quattro del mattino andava a infornare il pane, steso a terra privo di vita nella sua officina. Remo era lì, circondato dai suoi Bracchi Pointer che lo guardavano, chi seduto, chi sdraiato, emettendo un verso continuo, identico a quello fatto dai cuccioli…sì, uggiolavano come se fosse un lungo pianto.

Anche la volpe Bobby, più distante, acciambellata a terra, faceva un verso,  ma diverso da quello dei cani. Le cornacchie, posate sul bancone in ferro, guardavano Remo con un solo occhio, torcendo la testa da un lato, forse non capendo il perché di quella sua forzata immobilità.

Quando fui chiamato e mi informarono dell’accaduto, vidi tutto ciò ….e ancor oggi ho davanti agli occhi quell’immagine, fissata per sempre nella mia memoria. Con la sua morte iniziò la mia nuova vita: strano a dirsi, ma fu così. Iniziò la mia vita di cacciatore con la licenza,  e di addestratore di razze da ferma. Sì, è proprio da quel momento che diventai effettivamente un vero “Uomo di Cani” …!

 

Bruno Di Pinto

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