Paolo Caprioglio: pellegrinista per vocazione

Il falco Pellegrino:  un predatore perfetto che con le sue picchiate straordinarie, spesso da altezze vertiginose, affascina e cattura lo sguardo di chi si ritrova ad essere il fortunato spettatore delle sue azioni di caccia, e che talvolta rapisce anche il cuore di alcuni in modo irrimediabile.

Ed è questo ciò che è accaduto a Paolo Caprioglio, falconiere piemontese e “pellegrinista” per vocazione.

Spesso ciò che spinge un falconiere a prediligere la caccia con il basso volo a quella con i falchi di alto volo è una questione logistica e di accurata scelta dell’animale in base al territorio ed ai selvatici che questo offre. Altre volte, invece, è puro istinto, è una passione viscerale così come ci spiega Paolo:

“Conosco persone che da sempre cacciano con gli Astori,  sono astorieri e mai cambierebbero, è una questione istintiva. Altri sono “alto volisti” ed io so, dentro di me, che è questo che sento di essere. Anche se abitassi sulla cima di una montagna non potrei far altro che questo, perché lo sento dentro.”

Paolo ha iniziato a subire il fascino di questi animali sin da bambino, quando con occhi meravigliati li vedeva volare, o quando occasionalmente si è occupato di qualche esemplare ferito.

“Non ricordo esattamente il momento in cui decisi di intraprendere questo percorso, ciò che ricordo è che fu molto difficile mettersi in contatto con dei Falconieri. Allora non era così facile avvicinarsi, essere accettati, ricevere consigli e forse proprio per questo motivo si dava molto più valore a ciò che si poteva imparare.”

Paolo ha preso con sé il primo falco Pellegrino nel 1986, una femmina di brookei, che a suo dire, gli ha insegnato moltissimo ed è stata un’ottima nave scuola. Paolo ha provato a cacciare anche con Astori e falchi sacri, accompagnato prima da uno spinone e poi da un pointer, ma la sua grande passione per l’alto volo lo ha spinto sempre in un’unica direzione: quella del falco Pellegrino. Un altro suo grande amore, sempre legata alla Falconeria, è senza dubbio la caccia agli anatidi.

“La mia passione per le anatre deriva dalla lettura di un testo del 64, “North American Falconry”, che insieme allo Yarak club avevamo fatto tradurre. Al suo interno trovai un capitolo molto approfondito su questo tipo di caccia che segnò in modo indelebile il mio futuro di Falconiere. Oggi potrà sembrare banale, ma a fine anni 80 non era così facile confrontarsi con altri che avessero questa passione, e in Italia nessuno aveva ancora provato a cacciare le anatre con i falconi. Testi come questo, infatti, hanno rappresentato un importantissimo veicolo di informazione, permettendo a me e ad altri  appartenenti ad un piccolo gruppo ristretto di spingerci oltre ciò che era inimmaginabile per quegli anni, se parliamo di Falconeria. Negli anni mi sono dedicato alla caccia senza cane, ma da poco ho preso con me una cucciola di pointer che spero accompagnerà me ed i miei falchi nelle nostre avventure a caccia in Italia e all’estero, dove molto spesso in questi anni mi sono recato per cercare il volo e le prede  adatti ad i miei falchi.”

Continuando la nostra chiacchierata tocchiamo temi sempre meno personali e finiamo a parlare delle condizioni in cui versa la Falconeria Italiana attualmente, ed una parte di questo discorso mi tocca nel profondo.

“Mi sento di dire la Falconeria non è uno sport, io la considero una disciplina, una forma mentis.

È più spirituale che pratica, e perciò bisogna dedicarle anima e corpo. Purtroppo, sempre più spesso l’approccio alla Falconeria è completamente sbagliato: chi vi si avvicina lo fa per velleità personali, o con la speranza di guadagnarci sopra qualche soldo facile. L’interesse per questa disciplina deve essere puro, altrimenti non avrà alcun senso.”

La Falconeria può dare grandi soddisfazioni,  ma anche grandissime sofferenze, come mi ricorda Paolo.

Ho visto personalmente le sue pellegrine volare in qualche occasione: animali forti, collegati ed equilibrati che hanno regalato dei bellissimi voli. Ciò che però mi ha colpito non sono state solo le prestazioni dei suoi falchi, ho visto passione vera, emozione, entusiasmo e, nonostante le abbia   viste volare centinaia di volte, ho visto lo stupore e la meraviglia negli occhi di Paolo, ed è per questo che ho deciso di raccontarvi di lui, perché la vera passione merita di essere raccontata.

Per chi come me è solo all’inizio è bello ed importante avere esempi così, perciò grazie Paolo per le belle emozioni e per avermi concesso questo incontro e questa intervista.

 

Giulia Gallo

 

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell'editore   -   © acaccia.com   -   Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

Leggi anche gli altri articoli di Falconeria

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Regole di comportamento per i commenti. Vengono cestinati commenti fuori tema, provocatori, privi del dovuto rispetto per le opinioni altrui, con contenuti maleducati o offensivi e non in linea con il tenore della discussione, insieme a tutti i messaggi provenienti da indirizzi irregolari. Non è consentito pubblicare link terzi e scrivere testi in stampatello. L'attività dei moderatori è insindacabile e inappellabile compresa la chiusura dei commenti e il blocco di un utente. La pubblicazione di un commento implica l'automatica accettazione di queste regole e delle norme "Nota legale" del giornale.
Per inserire un'immagine personale, registrarsi con lo stesso indirizzo email al sito: http://it.gravatar.com