Emilia Romagna: Roberto Fabbri chiarisce le posizioni di A.N.L.C.

[Comunicato Stampa]  Carissimi soci: Non ci prestiamo a certi giochetti e soprattutto non accettiamo esempi di virtù.

Siamo sbalorditi nell’apprendere che coloro che erano presenti in sede consultiva a novembre 2017 per decidere le modifiche del regolamento venatorio nelle z.p.s. e siti Rete Natura 2000, non dicano realmente come si sono svolti gli eventi. A differenza loro, noi non fummo convocati per dei disguidi tecnici della Regione.

Il documento fu deliberato a gennaio 2018 con delle norme prive di fondamento, pregiudizievoli e contro il principio etico della caccia. Impugnammo il D.G.R. e facemmo ricorso presso gli organismi preposti. Dopo un serrato confronto il dirigente dell’Assessorato all’Ambiente in data 24/05/2018 ci comunicò lo stralcio delle norme in oggetto e che avrebbero provveduto in tempi brevi alla modifica del documento. Le altre Associazioni venute a conoscenza di questa mail, la pretesero anche loro …. L’iter di modifica recentemente è andato a buon fine, utile a tutti i cacciatori.

Siamo stati il motore trainante di questa procedura, sicuramente nella scia qualcuno si è accodato. Purtroppo, per la specie allodola non siamo riusciti ad ottenere la possibilità di prelievo nelle z.p.s. nonostante le istanze dimostrate. Evidentemente, fino a quando qualcuno propone una caccia per specie per il vantaggio di pochi, è difficile portare a casa il risultato per tutti quanti, considerato che purtroppo esiste già un piano d’azione nazionale approvato ad agosto 2017 durante la precedente legislatura da ISPRA.

Piano Faunistico:  le associazioni Venatorie, Agricole e Ambientaliste riconosciute, hanno depositato nel corso di questi ormai 3 anni le loro osservazioni, poi pubblicate dalla Regione nel link dell’assessorato all’agricoltura (agricoltura.regione.emilia-romagna.it/caccia/temi/pianificazione). Secondo logica la nostra proposta era quella di provvedere in prima istanza alla modifica della Legge Regionale in materia la 8/94, alla modifica del regolamento gestione ungulati del 2008 e alla verificata della “carta delle vocazioni faunistiche”, infine poi il piano faunistico essendo lo strumento di programmazione dei prossimi cinque anni.

Semplicemente noi siamo per: prima le regole poi il progetto, non per i percorsi a ritroso. Le nostre osservazioni sono sempre state coerenti nel tempo, spesso molto critiche verso le proposte della Regione. Ricordiamo la nostra assoluta contrarietà ai distretti o unità territoriali per la gestione univoca di tutta la selvaggina stanziale. Solamente noi abbiamo chiesto, seguendo la logica dell’Assessorato che nel 2015 si pronunciò per la riduzione numerica degli ambiti territoriali di caccia, il riordino degli eccessivi 50 A.T.C. presenti in Regione, alcuni di questi con superfici minime di alcune migliaia di ettari. Non capiamo il motivo perché siamo gli unici a voler questo cambiamento….

Calendario Venatorio, chieste tante modifiche ottenute poche, almeno quelle che sono state recepite positivamente durante l’incontro a fine febbraio 2018, in seduta plenaria con i rappresentanti delle altre Associazioni Venatorie, i tecnici della Regione e l’Assessorato, sono state colte e attuate. Continueremo a proporre quelle non recepite, tipo il prelievo del colombaccio in pre-apertura, l’addestramento cani in tale periodo non solo limitato al pomeriggio, il posticipo della chiusura per la caccia alla beccaccia al 31 gennaio e tanto altro, come stanno già facendo le Regioni a noi vicine, vedi le Marche…. Anche per loro esiste ISPRA…. Chissà?

Deroghe, chiesta la modifica delle norme, essendo l’Italia l’unico paese del Mediterraneo ad applicarle, evidentemente ci sono anche qui delle condizioni discutibili; lo ripetiamo ormai da anni: lo storno è una specie problematica o d’interesse…? Annualmente soldi pubblici vengono versati per sopperire ai danni procurati da questa specie, in virtù di un PSR (possibilità di finanziamento europeo al piano di sviluppo rurale). Viste le ultime dinamiche in fase di discussione, chiedemmo di togliere il vincolo d’intervento entro i 100 mt. dai gruppi vegetazionali e l’inserimento fra le colture soggette a danno anche quelle che subiscono il danno indiretto. Precisammo che la norma non quantifica la distanza minima, evidentemente ISPRA adotta una propria unità di misura discutibile.

Cacce collettive al cinghiale, abbiamo chiesto in tutte le sedi la modifica della norma presente nella legge nazionale, visto che in altre circostanze alcune modifiche sono state fatte. Semplicemente abbiamo chiesto, visto il problema cinghiale, di poter concedere alle forme collettive, braccate e girate, le uniche a dare risultati importanti, la possibilità di intervenire 4 mesi all’anno e non solo 3 e la possibilità di esercizio anche con il terreno innevato. Anche qui siamo i soli come mai?

Per i piani di controllo alle specie problematiche, abbiamo chiesto di fare delle modifiche, spesso attivati per esigenze legate al mondo dell’agricoltura e non sempre per esigenze di coesione con altre specie, vedi la predazione dei nidi da parte dei corvidi su piccole specie di passeriformi oppure sulle covate di selvaggina stanziale. Per il cinghiale chiesta la modifica d’intervento, impossibile esercitare la forma collettiva con l’ausilio di un solo cane e dieci operatori!

Recentemente, prima della presentazione dell’ultima bozza del P.F.V.R. avventa oggi, abbiamo collaborato in accordo con i tecnici della Regione per la modifica del Cap. 2 di pag. 665, inerente al capitolo riguardante le unità territoriali; siamo riusciti a stralciare il vincolo delle unità territoriali da 1000 a 15.000 ha. e la loro univocità per la gestione di tutta la selvaggina stanziale, chiedendo solo una rendicontazione del gestito.

Se ad oggi il P.F.V.R. non è stato ancora approvato gran parte del merito sicuramente è nostro, fin dall’inizio abbiamo criticato e proposto modifiche, ora qualcosa si sta muovendo sempre per il bene di tutti. Piccole conquiste che sommate portano ad un grande lavoro, noi crediamo nei nostri principi e in tutti coloro che vedono la propria passione identificarsi nelle nostre posizioni associative, noi cresciamo altri no!

Purtroppo, alcuni etichettano gli avversari “squallidi personaggi che senza servizi e struttura sul territorio lavorano solo alla ricerca di tessere associative” se tale complimento dovesse essere rivolto a noi siamo fieri di esserlo, significa che il vecchio sistema sta cambiando. La nostra documentazione è il frutto della collaborazione in concerto fra noi, l’ufficio di Presidenza Nazionale, il Comitato esecutivo e l’Ufficio Tecnico Legislativo Fauna Selvatica e non con ex dipendenti ISPRA. Gli obbiettivi raggiunti sono e saranno sempre per tutti, l’importante è essere determinati nella difesa della nostra passione, semplicemente dobbiamo essere collaborativi per crescere insieme.

Bologna, 31/07/2018

Presidente Regionale A.N.L.C.

Arch. Roberto Fabbri

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