Beccaccia: la soppressione dell’emanazione

La caccia alla beccaccia con il cane da ferma è sicuramente una delle discipline venatorie più affascinanti che si tratti di cani inglesi o più prudenti continentali europei.

Spesso assisto a veementi discussioni che vertono sul migliore cane da beccaccia, dove invece la risposta è semplice: è il terreno di caccia che ci suggerisce che cane usare. Oppure su doppietta o sovrapposto, se campano o dispositivo elettronico. Personalmente uso una coppia di Breton, con due campani artigianali e da molti anni ho trovato il migliore assetto con una doppietta piuttosto corta. Ma questo non fa di me un cacciatore di beccacce esperto.

Lascio volentieri ad altri il compito di decretare se per la beccaccia sia meglio il Setter o Pointer, se Kurzhaar o Breton, se sovrapposto o doppietta.

Ciò invece che mi interessa esporvi è l’esperienza accumulata in quasi quarant’anni di caccia specialistica, questo perché senza timore vado affermando con orgoglio che sono nato con la beccaccia, sono cresciuto con la beccaccia e terminerò la mia esperienza da cacciatore con la beccaccia. Senza che mai altra forma di caccia sia riuscita a contagiarmi.

Quello della soppressione dell’emanazione è un tema che va affrontato in punta di piedi e solo attraverso una serie di ipotesi dettate dall’esperienza diretta tra marcite e roveti.

Eppure succede che il cane fermi, a testa bassa, sinonimo del fatto che la beccaccia dovrebbe essere a pochi metri dal cane. Poi, improvvisamente, il cane interrompe la ferma e si dedica ad altre zone. Procediamo a perlustrare la zona e non si invola nulla.

Celebri cacciatori di beccacce, capitanati da Guizard, archivierebbero il caso come il classico esempio di soppressione dell’emanazione odorosa. La beccaccia scoperta dal cane avrebbe la capacità, secondo loro, di interrompere improvvisamente l’emanazione del suo odore.

Facciamo un passo indietro. La Beccaccia emana il suo odore attraverso le secrezioni dell’uropigio e le particelle odorose si attaccano alle piume così come alle zampe e al becco. Anche se è improprio parlare di emanazione una componente importante della traccia odorosa possono rivestirla anche le deiezioni della beccaccia. Come farebbe la beccaccia ad impedire all’aria di veicolare al naso del cane le particelle odorose attaccate alle piume?

In più c’è da considerare che la risposta è fornita dal comportamento tipico della beccaccia con spiccate abitudini notturne, orario in cui si alimenta in pastura, per poi fare rientro al crepuscolo nelle zone di permanenza, spesso nel fitto del sottobosco. Ebbene, l’osservazione attenta delle beccacce al rientro ci fornisce una soluzione dirimente: al rientro, e a volte anche prima di involarsi alla pastura, prima di appartarsi in un angolo di sottobosco tranquillo, la beccaccia al pari delle galline e di molti altri uccelli si spollina, cioè si pulisce le piume e qualora possibile si copre il corpo di sabbia e polvere. Mascherando anche l’odore. Il cane ferma, correttamente, ma poi abbandona, perché cade in un caso di “falso positivo”.

Bisogna poi sempre tenere presente che nel bosco, rispetto alla pianura, il vento e la brezza cambiano spesso direzione ed intensità e questo è un fattore che può mettere in crisi i cani, in particolare quelli più giovani o meno esperti.

Eppure succede che schiacciamo il grilletto, la beccaccia cade nel folto e il cane non la ritrova. Soppressione dell’emanazione? Assolutamente no, molto più semplicemente non vi è odore. E il cane, anche durante un involo e una rimessa, non riesce a concludere l’azione con una ferma.

L’azione classica di un cane molto esperto che mette in crisi la capacità analitica anche dei più esperti si compone di una cerca, più o meno ampia (fase 1), il riconoscimento dell’effluvio dell’emanazione (fase 2), la risalita della traccia odorosa (fase 3) e, finalmente, la ferma (fase 4). Poi improvvisamente il cane abbandona.

Non ci capacitiamo del perché. Azzardo una ipotesi che farà strabuzzare gli occhi a più di qualcuno: se fossimo in presenza di un caso di ‘Abitudine al selvatico’ ? Il cane esperto vede la beccaccia ma, abituato, perde l’istinto alla ferma, raggiunto lo scopo dello scovo, per dedicarsi ad altro. E la beccaccia non si invola perché ormai adusa all’incalzata del cane.

Qualcuno leggendomi si starà facendo grasse risate. Eppure se chiedeste a chi è avvezzo alla caccia ai grandi erbivori, che a volte tollerano la presenza dei cacciatori, senza fuggire, vi confermerebbero implicitamente la mia ipotesi. Perché come sempre ride bene chi ride ultimo!

Sante Bracalenti

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