Diari di caccia: anatre in valle, una nuova stagione di caccia

Dondolano delicati alla brezza marina, gli stampi, nel chiarore che dirada il buio. Quasi impercettibili le increspature sull’acqua li animano come a voler fargli spiccare il volo. Così si ricomincia, ancora una volta, nervosi, frementi, in attesa che il sole incendi il cielo, che l’alba si conceda al mattino, nel tempo sospeso del crepuscolo.

In silenzio si annusa l’aria, perché i profumi sono memoria, racconti, punti fermi nei ricordi. Di tempi andati, di gelide mattine invernali ormai lontane, di attese snervanti, di speranze infrante da un sibilo d’ali, da un’ombra nel buio, dall’eco di un boato improvviso.

E si sta lì, un po’ come foglie sugli alberi, soli, ognuno con i propri pensieri, con pazienza e speranza, che al calar del sole, tra le tinte rosa e arancioni del tramonto autunnale, sfuma in nostalgia e rassegnazione. Con il desiderio di un caminetto accesso, di una coperta calda, di casa, di silenzio.

È così la caccia agli acquatici: un viaggio nella solitudine interiore, una voglia ritrovata di mettersi in gioco, una speranza che svanisce ma che non ti abbandona mai. È crederci, stringere i denti e resistere, godere di poco.

È sentirsi accolti, ma stranieri. È l’apparente immobilita dell’acqua dove cielo, mare e terra si incontrano, formando quel luogo imperturbabile che è la laguna in inverno, avvolta dal fascino misterioso della nebbia. Della bruma.

Nell’immobilità dell’attesa, con lo sguardo all’orizzonte, tra grida, sbuffi, rantoli e sibili, le ombre al tramonto si schiacciano, allungandosi. Dilatando il tempo fino a quella dimensione mistica e romantica del Carducci e del cacciatore che, con il lontananza il mare mosso, tra le rossastre nubi, sta a rimirar stormi di uccelli neri come esuli pensieri nel vespero migrar.

Emozioni profonde e suscettibili come un battito d’ali. Complesse da spiegare a chi non sente quel richiamo ancestrale e durevole che lo lega indissolubilmente a non essere semplice spettatore di gesti antichissimi, arcaici.

Il sole tramonta, il vento dal mare rinforza, si fa più teso e tagliente. I primi brividi, gli occhi lacrimano, le dita intorpidite. L’acqua monta, schizza, sbatte. La prua scivola dolcemente, ripiegando tra le canne palustri, sotto ad un cielo blu cobalto brillante di stelle, verso un camino che fuma, verso un abbraccio sincero, verso la via di casa. E si fa sera.

V.T.A

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