Diari di caccia: il rugnito del morente

Guardi l’orologio. Accidenti già la mezza, ma quanto tempo è passato? Tre ore e un quarto. Sembra molto meno.

Il tempo che passa non lo avverti, anche perché la banana che hai frettolosamente mangiato, t’ha tolto quel languorino.

Seduto sul seggiolino, con il sedere che reclama una posizione più comoda. Una lama di sole ti tocca, s’è fatta largo tra le fronde. Odore di terra e muschio. Una foglia di quercia vien giù e si adagia su un tuo scarpone. Finora hai soltanto sentito qualche canizza ed il riecheggiare di una botta tra la macchia ed il canalone di fronte. Per baracchino [per radio, ndr] il più bravo e fortunato dice: “è fermo”.

Il rito continua.

Ripensi a quella volpe vista quasi subito essere arrivato alla posta. Non le hai tirato, perché non hai mai tirato alle volpi alla posta e non tiri a nient’altro se non è cinghiale. Dovrebbe essere cosi, ma non la pensiamo tutti allo stesso modo.

Torna un gran silenzio.  Assordante.

Salti invece, quando senti tirare la posta vicina. È il 12 di Billy, baffuto amico di sempre, ha tirato ad uno scanato.

Il cinghiale è sempre accorto, non fa rumori, non si fa sentire. È il numero uno in questo, ma non sa essere invisibile e quando viene scorto o passa alla posta, per lui spesso, quelli che compie, sono gli ultimi passi. Cosa avrà pensato? Di averla fatta franca anche stavolta? Con la sua solita maestria, la stupefacente leggerezza per la mole, procede accorto silenziosamente controvento. Quel vento che sempre cerca. Perché come in un complice trova aiuto negli odori che gli porta e gli fa scoprire sempre l’inganno. Ma basta anche una sola volta che questo non gli riesce, che non s’accorge del trapasso. Sovente resta fermo sulla sua ombra. Questa volta, invece, dopo lo sparo di Billy un suo lamento ti fa capire che è stato colpito, ma non si è fermato, quel verso lo senti ancora e viene verso te.

Ora lo senti anche soffiare. Imbracci per mettere fine al suo strazio. Lo scorgi, tiri, s’accascia. È su un fianco e scalcia, ma dura poco. Emette un ultimo “rugnito” dopodiché si placa. A placarti sei pure tu, dopo la tensione per i momenti passati vibranti ed intensi.

A voce alta dici: “Billy, bravo, è tuo, è qui, è fermo”.

Oggi è soltanto sabato, domani si replica.

 

Antonio Bucciarelli

 

RIPRODUZIONE VIETATA anche parziale senza il consenso scritto dell'editore   -   © acaccia.com   -   Tutti i diritti riservati. All rights reserved.

Leggi anche gli altri articoli di Cinghiale

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Regole di comportamento per i commenti. Vengono cestinati commenti fuori tema, provocatori, privi del dovuto rispetto per le opinioni altrui, con contenuti maleducati o offensivi e non in linea con il tenore della discussione, insieme a tutti i messaggi provenienti da indirizzi irregolari. Non è consentito pubblicare link terzi e scrivere testi in stampatello. L'attività dei moderatori è insindacabile e inappellabile compresa la chiusura dei commenti e il blocco di un utente. La pubblicazione di un commento implica l'automatica accettazione di queste regole e delle norme "Nota legale" del giornale.
Per inserire un'immagine personale, registrarsi con lo stesso indirizzo email al sito: http://it.gravatar.com