A tu per tu con un capovalle

È mattina presto, l’alba. Abbiamo appuntamento davanti ad un imponente cancello con videocamere ai lati e una pulsantiera con numeri e lettere per l’accesso. Squilla il cellulare e poco dopo i battenti si aprono e difronte a noi tre uomini, a bordo di un pick up, ci accompagnano alla scoperta di una delle più importanti tenute di caccia della laguna veneta.

Una di quelle valli, aziende faunistico venatorie, specializzate nella caccia agli acquatici, ecosistemi fragili che necessitano di una esperienza smisurata per essere mantenuti in perfetto equilibrio e poter essere produttivi dal punto di vista venatorio.

Dopo una breve visita abbiamo voluto porre alcune domande al capovalle, quella figura che da sempre rappresenta la proprietà gestendo i dipendenti, le dinamiche dell’allevamento del pesce e il prelievo venatorio nella stagione invernale. Uomini di grande esperienza che sono contesi dai proprietari e che, fino ad oggi, raramente si sono esposti pubblicamente. L’unica richiesta quella di non diffondere il nome della tenuta di caccia visitata ed il nome di chi provvede a mantenerla un paradiso in terra.

Come si gestisce una valle ?
È una domanda difficile che può voler dire tutto e niente. Per la parte legata all’allevamento del pesce quello che ti posso dire è che rispetto ad una volta non esiste più l’improvvisazione. Una volta si faceva spesso “a occhio”. Oggi chi ha investito nell’allevamento ittico si avvale di esperti spesso laureati in tecniche di produzione animale o in biologia con specializzazioni in acquacoltura. Il ruolo del capovalle oggi è di un semplice organizzatore delle operazioni di cattura del pesce.

E nella caccia ?
Nella caccia le cose sono un po’ diverse. C’è ancora bisogno di chi ha esperienze specifiche maturate direttamente sul campo. Riempire una valle di alzavole o fermare in un lago migliaia di fischioni non è una cosa che ti insegnano all’università.

Come si fa a riempire una valle di alzavole ?
C’è chi ti risponderebbe che basta pasturare. Ma questo non è vero. Altrimenti sarebbe una gara a chi butta in acqua più quintali di pastura. Con il rischio concreto di far marcire il fondale nell’arco di poche settimane e di trovarti in mano la lettera di licenziamento. Gestire una valle è innanzitutto osservazione. Pianificazione degli interventi. Tentativi. E soprattutto pazienza perché si sta poco a “bruciare” un lago. È famoso l’episodio di un proprietario, oggi tristemente caduto in disgrazia, che alla prima giornata di caccia si fregiava di aver abbattuto un sacco di uccelli. A metà stagione era costretto a sparare alle folaghe perché non c’era più un’anatra in seicento ettari di valle. Povero, veniva preso in giro un po’ da tutti. Ma lui si divertiva così…

Però non hai risposto…
Vi sono da tenere in considerazione una serie di fattori legati alle abitudini comportamentali delle diverse specie. Ad esempio la sarsegna (alzavola) ama superfici acquee di piccole dimensioni, protette da canneti, con livello dell’acqua molto basso e zone emerse protette dal vento esposte al sole dove potersi riposare e riscaldare nelle giornate più fredde. Se “forzata” sopratutto ad inizio stagione con i mazorini (germani reali) si ciba anche di mais e grana verde ma se trovasse miglio, riso e spezzato è molto meglio.

Parlavi di fischioni…
Dove c’è la sarsegna generalmente non c’è il ciosso (fischione). Su cui bisogna lavorare specificatamente perché vuole un pascolo di piante sommerse e germogli, che non tutte le valli hanno. Eccetto alcuni  laghi di Dragojesolo e limitatamente tra valle Pierimpiè e Morosina, la voce grossa sui ciossi la fanno alcune valli del Delta del Po.

Se volessi cacciare il fischione nel Delta del Po, a chi dovrei rivolgermi ?
Vutu i nomi ? (ride)… Cà Pisani, Cannochione Moraro, Ripiego e San Carlo. Ma non è che suoni al campanello e ti presenti con gli stivali e il fucile dicendo “voio far na tràta a ciossi”. Non funziona mica così…

E come funziona ?
Dipende. Ci sono valli che cedono delle quote, essendo a tutti gli effetti delle Aziende Faunistico Venatorie. Altre, invece, dove non entri. A meno che tu non conosca il proprietario o sia invitato. Ma sono ambienti frequentati di solito da una ristrettissima cerchia di persone. Se ci potesse entrare chiunque tempo un mese sarebbe distrutto tutto.

Quando si pastura in una valle ?
Generalmente ci si basa sulle maree e sul periodo di tramonto e alba, iniziando a giugno e terminando a marzo. La pasturazione più massiccia si ha da metà fine agosto a fine gennaio.

In che orari ?
Dipende, anche da quanti uomini sono impegnati nella pasturazione. E da come si muovono gli uccelli. Meno sta la pastura in acqua e meglio è, però c’è da considerare che gli uccelli devono avere il tempo di muoversi e cercare i punti di pascolo. In genere si pastura intorno a mezzanotte ma poi dipende… Anche da quando sorge la luna. E da quando cala. Dipende se devo pasturare una valle che ha dei laghi frequentati quasi solo da alzavole o anche laghi dove posso trovare un po’ tutte le specie.

Come si pastura ?
Dipende… La pasturazione è manuale attraverso delle imbarcazioni. In genere la valle viene divisa in due, in dialetto veneto si dice “a specio” (a specchio). In una metà si pastura di più a partire da inizio stagione ma non si usano mai le botti più o meno fino a Natale, nell’altra metà si pastura con un quantitativo crescente con la solita regola… Ad inizio stagione lontano dalle botti per poi via via pasturare sempre più vicino così da far prendere confidenza agli uccelli. Questa è la zona che viene usata di più per la caccia.

Perché questi accorgimenti?
Perché la valle in un primo periodo richiama gli uccelli che trovano un ambiente idoneo alla sosta e cibo. Man mano che diventano ‘oxei fati’ (uccelli fatti) cioè abituati a permanere in valle i carnieri diventano numericamente più interessanti perché gli uccelli diventano più confidenti alle botti.

C’è un segreto nella pasturazione ?
Farne trovare sempre a disposizione ma non farla mai rimanere sul fondo per più di quattro massimo cinque ore.

È vero ciò che si dice sulle valli in merito a numeri molto alti di capi abbattuti?
Occasionalmente capita di fare qualche cacciata importante ma mi creda, sono più le volte che i numeri che si sentono dire vanno divisi per due e tolti due terzi. È vero però che ci sono delle tenute che riescono a mantenere una certa costanza nei numeri dei capi abbattuti. Ma quante sono ? Tra Friuli, Veneto ed Emilia Romagna ci sono una quarantina di valli. E quelle costanti si contano sulle dita di una mano, e qualche dito avanza…

Qual’è oggi la migliore valle italiana ?
Mah… non c’è una valle migliore, ma semmai una gestione migliore di altre. Posso dirle che valle Noghera, in Friuli, ha grandissime potenzialità ed è una valle non conosciuta come altre. A Caorle valle Perera è un po’ la regina delle valli locali. In laguna nord di Venezia pochi possono competere con Dragojesolo anche se valle Dogadò (detta valle Dogà) potrebbe fare molto bene. A sud di Venezia valle Cornio alto e valle Cornio basso, a discapito della dimensione, stanno facendo la felicità delle valli confinanti. Anche se il fascino di valle Zappa è imbattibile. Tra quelle di Rosolina valle Segà rimane sempre in auge. Valle Cà Pasta e valle Ripiego, sul Delta del Po, sono nomi ormai affermati.

I cacciatori della laguna, quelli che cacciano in ATC, lamentano poche regole per chi caccia in valle. Lei cosa ne pensa ?
Lei è mai stato in laguna a Grado, a Caorle, a Jesolo, a Campagnalupia, a Rosolina e a Boccasette? È tutta laguna. Ma è profondamente diversa da un posto all’altro.
Servono regole è vero, ma comuni per tutti.

Lei cosa propone ?
Poche cose ma certe. Un ambito unico per tutto il Veneto chiamato “Ambito Lagunare”. Se cacci in laguna puoi chiedere solo un secondo ambito in terraferma e non fuori dalla provincia di residenza. Ma in laguna cacci dal Tagliamento al confine della provincia di Ferrara. Un calendario unico: no che in Friuli sparano all’alzavola dal primo settembre e da noi in Veneto se spari ad una alzavola prima del primo di ottobre è penale. Ma che assurdità è? Meno caccia nelle canalette: Lova, Lugo, Lughetto e Cavaizza devono essere riviste con una diminuzione drastica degli appostamenti che devono essere liberi e non assegnati. Gli ambiti devono creare più appostamenti nella laguna aperta e i cacciatori devono avere diritto a cacciare in valle. Ogni duecento ettari di estensione una botte destinata ad una coppia di cacciatori dell’ambito. Con date assegnate. Chi ha valli da 800 ettari si ritroverà a cacciare con quattro coppie di cacciatori. Una sola giornata di caccia per le valli, la domenica. No che ognuno spara quando vuole, chi il sabato, chi la domenica, chi il mercoledì. La domenica chi non caccia in valle ha gli appostamenti fissi assegnati, tutti gli altri giorni invece sono liberi. Così nessuno baruffa e non ci sono fraintendimenti e corse a prendere i posti due giorni prima. Bisogna valutare di aprire la caccia alla Volpoca e all’Oca Selvatica mentre il Moriglione secondo me non ha senso cacciarlo come anche la Moretta. Bisognerebbe poi prevedere la possibilità di vendere i capi abbattuti come succede per gli ungulati. Per chi usa il piombo in laguna penale e non solo amministrativo. L’orario di caccia deve essere esteso da due ore prima dell’alba a due ore dopo il tramonto.

E per i quantitativi massimi di prelievo ?
Dal 1 ottobre all’ultima data utile di gennaio. Cinquanta anatre a cacciatore ad uscita di cui un massimo di 30 Germani reali, 20 alzavole, 15 folaghe, 15 mestoloni, 10 fischioni, 10 codoni, 10 canapiglie. Sarebbero da aggiungere 3 volpoche dal primo ottobre al primo dicembre, 3 oche selvatiche dal 1 ottobre al 1 dicembre. Sarebbe poi da fare un ragionamento sui cigni… E su chi li ha reintrodotti!

Sono molti anni che fa il capovalle. Come vede la caccia di oggi rispetto a vent’anni fa? Cosa è cambiato?
Una volta la caccia agli acquatici era più pulita. È una caccia che richiede tanti sacrifici e le valli erano gestite diversamente, con metodi più tradizionali. Poi qualcuno intuì che le alzavole potevano rappresentare un business e si iniziò la corsa all’abbassamento dei livelli medi. Con la conseguente perdita del prezzo del pesce. Per poi scoprire che l’alzavola se fatta bene è un’anatra costosa… Con gli effetti che abbiamo sotto gli occhi. Diverse valli abbandonate, una buona parte delle valli ormai ben lontane dalla fama di un tempo. Mi ricordo negli anni ’80 e ’90 realtà a sud di Chioggia molto blasonate. Oggi sono in stato di semi abbandono. Per non parlare di alcune valli nella zona di Bibione e Caorle. Cosa è rimasto? E in laguna nord ? Ed anche a Lugo, Lova e Campagnalupia non è tutto oro ciò che luccica! Per non parlare del Delta… Che se non avesse i fischioni di fine autunno sarebbe un bagno di sangue. Oggi a parità di spesa rende di più uno sguazzo gestito e posizionato bene.

Enzo Sartori

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  • Antonio Zanetti

    Ottimo questo articolo, non sono d’accordo su tutto ma in grandissima parte credo che la panoramica sia giusta.