Un tiro in sicurezza

Rimango sempre esterrefatto quando leggo di una polemica che periodicamente si ripresenta fra cacciatori di cinghiali: chi caccia in squadra si ritiene “vero” cacciatore perché insidia (fa insidiare…) gli animali nel fitto, contrariamente ai cacciatori di selezione che “vigliaccamente” attendono che i cinghiali si avventurino ignari allo scoperto. Per contro chi fa selezione ostenta migliori risultati dal punto di vista etico procurando meno feriti di quanto indubbiamente accada con i tiri “dinamici” tipici della braccata.

Fermo restando che queste polemiche sono sempre da evitare perché creano fratture interne alla categoria e prestano il fianco ad attacchi esterni, mi chiedo qual è il ruolo del cacciatore con l’arco?

Ho una discreta esperienza in entrambe le forme di caccia e confesso che sempre ho trovato motivi di forte coinvolgimento emozionale: come postaiolo, come canaio, alla cerca e in appostamento fisso.

Ma nella caccia non si può dare importanza solo alla propria soddisfazione, perché si è in due: cacciatore e preda, e chi siamo noi per dire che uno è più importante dell’altro?

In linea di massima sappiamo già come va a finire, ma il nostro impegno deve essere quello di avere sempre il massimo rispetto per il selvatico che insidiamo, e se possiamo scegliere il metodo che provoca minori sofferenze, lo dobbiamo fare.

È indubbio che la scena di caccia della braccata sia emozionante. Dal posizionamento delle poste alla sciolta dei cani, dalla tensione dell’attesa all’arrivo della canizza, è un rituale ogni volta identico e ogni volta emozionante. Ma è altrettanto indubbio che l’arrivo del cinghiale è spesso improvviso, sempre dinamico, mai prevedibile.

Questo provoca una scarica di adrenalina nel cacciatore, ma anche una situazione che richiede velocità decisionale per piazzare un colpo ragionevolmente sicuro, sia per l’abbattimento sia per la tutela dei partecipanti. Un’azione così è spesso difficile da gestire con l’arma da fuoco, ma ancora di più lo è con l’arco, che poco si presta ad un movimento repentino e ad uno sgancio veloce. In questo senso sarebbe preferibile un arco tradizionale rispetto ad un compound: col primo infatti si tira in modo istintivo (l’equivalente della “stoccata”) ma richiede grande abilità, allenamento e distanza di tiro molto ravvicinata. Il compound per contro richiede generalmente un tiro mirato, quindi più calma e ragionamento prima dello scocco, condizione che raramente è consentita in braccata.

In sostanza la braccata non è la caccia ideale con l’arco. Se proprio ci teniamo a partecipare dovremo avere la collaborazione del capo caccia per farci assegnare una posta particolare, ad esempio la parte alta di uno stretto canalone, dove i cinghiali arrivino ansimando, in salita, in un passaggio definito: meno probabilità di tiro ma maggiori probabilità di successo. Certamente eviteremo l’uscita dal bosco in un grande prato, con molta visibilità, lunga distanza di tiro e animali verosimilmente in piena corsa: l’esatto contrario di ciò che ci serve!

Per contro la caccia di selezione offre opportunità interessanti. La fatica sarà individuare la posta giusta, prepararla bene durante l’anno, conoscere le abitudini e gli orari. Ma se avremo lavorato bene, potremo contare su un tiro a breve distanza, con un animale tranquillo che ci consentirà di scegliere il momento adatto ed essere precisi: un tiro letale è molto probabile!

Allora la domanda è: vogliamo cercare la nostra gratificazione per raccontare di quella volta che abbiamo intercettato con un tiro perfetto un cinghiale “al volo” all’uscita da un roveto – senza magari raccontare gli altri episodi meno gratificanti per i quali alcuni animali portano ancora i dolorosi segni – o preferiamo la soddisfazione di un “lavoro pulito” con il recupero a breve distanza di un animale abbattuto senza indecisioni? A voi la risposta.

Ma c’è di più. L’arco consente interventi eccellenti in selezione ed analogamente in controllo numerico, con un ulteriore vantaggio rispetto alla carabina: il silenzio.

Un abbattimento con arco non provoca alcun disturbo al bosco. Gli animali nei pressi non sono in alcun modo allontanati dall’azione di caccia, che avviene in modo discreto e non invasivo. A volte nemmeno gli altri componenti del branco hanno la chiara conoscenza di cosa è avvenuto!

Questa caratteristica è ancora più importante in alcuni contesti particolari, come ad esempio per azioni condotte in parchi naturali, o in vicinanza di abitazioni. Umani ed animali non sentono la fucilata, e questo è un grande vantaggio per tutti!

Ecco perché l’arco dovrebbe sempre più essere preso in considerazione come mezzo di controllo avendo tutte le caratteristiche per essere privilegiato rispetto ad altre forme di prelievo.

Luca Marchi

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