Diari di caccia: la bestia nera della Fonte del Cerro

Oggi 3 Novembre è un giorno di autunno come tanti per me però è la prima giornata di caccia al cinghiale della stagione venatoria. Alle 08:00 mi sveglio e sono già in preda al panico per la paura di far tardi, ha piovuto tutta la notte fino alle prime ore del mattino e in camicia da notte ancora insonnolita corro in veranda, mi guardo intorno; nord, sud, est e ovest,volgo lo sguardo verso il mare poi a monte e decido di andare.

Mi vesto, raccolgo le mie cose, un caffè al volo poi prendo la carabina e di corsa al rialto che è al bar della “Sgrilla”. Scesa dalla jeep i miei compagni di squadra mi salutano e mi abbracciano felici di vedermi. Davide, il proprietario del bar, mi offre un cornetto ancora fumante che consumo subito con voracità, poi mi prendo una barra di cioccolato e il pranzo da mettere nello zaino.

Sono le 10:00 con ansia aspettiamo le direttive dei nostri tracciatori che sono fuori fin dalle prime ore dell’alba, nel frattempo sono oggetto di scherzi da parte di Patrizio il capo canaio che tornando dalla “missione” e ammirando i miei pantaloni e miei scarponi puliti e lucidi, prende un po’ di fango da sotto i suoi e lo strofina bene bene sui miei gridando: “Guardatela Donna Fausta è appena tornata da tracciare” io rido divertita insieme agli altri. Nel piazzale del bar ascoltiamo le ultime raccomandazioni di Pietro, il nostro capo caccia, sulla sicurezza e le norme da rispettare, infine l’estrazione, pesco il numero 57.

Si parte di corsa per arrivare primi e avere più possibilità di parcheggiare, Pietro detto Piedone dopo una lunga camminata inizia a disporre le poste lungo lo stradone, intanto mi guardo intorno, il paesaggio è molto interessante e le colline maremmane sono veramente molto belle in autunno sembrano quadri dipinti da famosi pittori macchiaioli. Mano a mano che le poste si fermano, dentro di me mille pensieri, la mia e una delle ultime, la fatica inizia a farsi sentire, il peso dellolo zaino, dello sgabello e la carabina incidono abbastanza.

Dopo il nubifragio dei giorni passati la strada è fangosa e impervia, cammino con difficoltà tra rami e piante divelte, il capo caccia alza il braccio e mi indica dove devo fermarmi. Finalmente sono arrivata a destinazione sono nel folto della macchia, Pietro mi da alcuni consigli: “Fausta pulisci bene, togli quei pungitopi il cinghiale potrebbe arrivare da quei fori” e mi augura un in bocca al lupo poi si allontana salutandomi con un gesto della mano. Sono sola controllo dove sono posizionate le poste vicine, le vedo e in silenzio penso a dove posso tirare. I canai sciolgono, abbai e grida, ma il “setolone” avventa le poste, trascorso un po’ di tempo senza risultato decidono di fare un’altra tesa.

Raduno le mie cose, siamo di nuovo tutti in gruppo il vento fa muovere le foglie e qualche ghianda cade rompendo il silenzio. Davanti a noi un panorama mozzafiato dopo tanta strada in salita si incomincia a scendere, Pietro ridispone le poste, si sparerà “al pulito”.

Io sono al centro di un campo arato, mi posiziono e carico la mia browning in calibro 30-06, le cartucce montano una palla Nosler Ballistic-tip da 165 gr. Sento in lontananza l’abbaio dei cani, poi alcuni colpi assordanti riecheggiano nella valle cosa che mi fa pensare che il cinghiale è stato“padellato”, il mio cuore inizia a battere più forte e istintivamente imbraccio il fucile, dopo un secondolo vedo apparire la bestia nera, è un bell’animale di circa 80-90 kg velocemente viene verso di me tiro e lo colpisco nella colonna vertebrale, si accuccia, si rialza, vedo la testa, sbuffa, tiro un altro colpo che si posiziona nelle costole è quello mortale. Cosa si prova in quei momenti solo un cacciatore lo può capire per me è uno di quegli attimi in cui ti senti veramente vivo.

Fausta Lelli

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