Difendere la caccia

Scrivo il mio primo Editoriale dopo l’ennesimo incidente di caccia, verificatosi nelle Marche nei giorni scorsi e a causa del quale un bambino di dieci anni è finito in ospedale. Infiamma la polemica e tornano alla carica gli intenti mai sopiti del mondo anticaccia. Ovviamente ci sentiamo di condannare a prescindere tutti coloro che utilizzano un’arma senza mai considerarne le conseguenze.

È vero che il mondo venatorio tutto è sotto attacco mediatico, ma è altrettanto vero che la disinformazione sulla caccia vive senza contraddittorio. Nessuno di quelli che potrebbero intervenire almeno ci prova, perché loro stessi ignorano la materia, spesso sono affiliati ed asserviti al mercimonio associativo.

Abbiamo assistito a figure di dirigenti venatori incapaci di contrastare una infervorata Brambilla, che con il solito metodo aggressivo, seppure senza argomenti, ha purtroppo ma nettamente prevalso in un confronto televisivo. Aggravante del caso l’assordante silenzio di tutto il mondo venatorio.

Oltre a questo c’è da aggiungere la dimenticanza della regione Marche, la quale ha omesso di effettuare la valutazione di incidenza, rispetto alle aree natura 2000 nel piano faunistico venatorio, valutazione resa obbligatoria da più di vent’anni. Penalizzando in tal modo migliaia di cacciatori con la conseguente sospensiva del calendario venatorio da parte del Tribunale Amministrativo Regionale.

Senza peraltro dimenticare il pericoloso precedente del decreto di sospensione della caccia e della pesca, emanato dal presidente della Giunta regionale del Veneto Luca Zaia, a cui si è opposto Sergio Berlato. A questo punto nasce una riflessione: dov’è finito il cacciatore etico? Quello che vagava per le campagne al solo suono della natura e del campano del suo ausiliare.

Possibile che tra i circa 650.000 appassionati rimasti non ci sia qualche nuova figura pronta a scendere in campo animato dal solo sentimento della difesa e della tutela della nostra passione? E soprattutto se non ci sarà un rinnovo negli ambienti che contano, a distanza di pochi anni, chi difenderà la caccia? Buona settimana a tutti voi nella speranza che il tempo sia più clemente ed alimenti la nostra passione.

Marco Navarro

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  • Ci sono …rarissimi ma ci sono…ma non hanno alcun riscontro tra la massa la cui unica preoccupazione è trovare in quel dato giorno di caccia che si sono ritagliati qualcosa a cui sparare. La stessa massa che sceglie dirigenti venatori che soddisfino i loro bisogni del momento. Del resto del futuro chissenefrega…