Capriolo: come gestirlo

Negli ultimi anni l’attenzione del mondo venatorio si è sempre più focalizzata sugli ungulati e sulla loro gestione. Le pressioni dei mondi danneggiati dall’aumento di queste specie hanno costretto i cacciatori ad intraprendere drastici piani di prelievo destinati a ridurre le popolazioni presenti soprattutto in territori densamente abitati. I danni all’agricoltura non sono gli unici aspetti negativi dell’incontrollato incremento, gli incidenti stradali e i drastici scompensi agli ecosistemi sono da tenere in eguale considerazione. Bisogna però sottolineare che molti ambiti hanno costruito e basato la loro sussistenza sulla caccia di selezione e nello specifico del capriolo; è divenuto perciò importante mantenere vivo questo tipo di caccia.

La domanda che ci poniamo quindi è: è possibile ridurre danni e rischi mantenendo in salute le popolazioni esistenti?

La risposta è certamente positiva; non necessariamente la qualità di una popolazione dipende dal numero di individui che la compongono, ma dalle loro caratteristiche. Gli intensi piani di prelievo degli ultimi anni hanno ridotto le quantità di caprioli in alcune zone, ma non certo come i numeri avevano presagito. In compenso, le popolazioni si sono indebolite e la loro composizione è divenuta ben poco naturale. I maschi adulti sono praticamente ridotti al lumicino, mentre le giovani femmine e gli yarling vengono raramente presi di mira e hanno la possibilità di accoppiarsi e generare nuova prole senza che via sia la benché minima selezione naturale.

Uno dei modi per ovviare a questo problema è impedire che la scelta dei cacciatori ricada sui capi più prestigiosi: il prelievo dei maschi adulti potrebbe essere interrotto per due o tre annualità, facendo sì che l’attività venatoria si concentri sui maschi giovani.

Anche sul prelievo invernale dei piccoli si potrebbe muovere qualche critica, posto che l’unica motivazione che da sempre si porta avanti è quella di voler eseguire un’azione il più possibile naturale, senza pensare che essa non lo è sotto molti altri aspetti.

In sintesi, in un mondo in continua evoluzione, anche la caccia non può permettersi di fare qualcosa secondo la regola del “si è sempre fatto così”, ma deve avere il coraggio di sperimentare cambiamenti e innovazioni che, per quanto impopolari potrebbero portare benefici fondamentali a medio e lungo termine.

Adriano Mascarino

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