Il contenimento della Nutria

La Nutria è un grosso roditore acquatico appartenente alla famiglia dei Miocastoridi con coda cilindrica, piedi palmati e organi del senso posizionati sul capo in modo tale che, nuotando, siano collocati fuori dal pelo dell’acqua. La specie è originaria del Sud America da dove è stata importata un po’ ovunque per la produzione di pellicce. Dagli allevamenti è poi sfuggita o rilasciata colonizzando molti ambienti umidi; attualmente occupa allo stato selvatico molti paesi dell’Europa. In Italia la specie è presente in molte regioni concentrandosi in particolare nei bacini dei grandi fiumi dove i nuclei, dapprima isolati e sporadici, si sono molto sviluppati dando luogo a popolazioni continue. Eccellente nuotatrice, predilige gli ambienti di acqua stagnante o a corso lento con abbondante vegetazione ripariale tipica delle aree di bonifica di bassa pianura e delle vaste paludi poste agli estuari dei fiumi.

La Nutria è una specie erbivora con spettro alimentare piuttosto ampio. La quantità di cibo ingerito quotidianamente da ciascun individuo è pari a circa il 25 per cento del proprio peso corporeo. Tra le specie vegetali più gradite si citano: la cannuccia palustre, il nannufero, il giunco, i carici e un’ampia gamma di specie coltivate. Oltre alle specie citate la Nutria si nutre anche di foglie, fusti e radici di molte piante erbacee ed arbustive, che vegetano sulle rive dei corsi d’acqua. Il roditore, perciò, dimostra una grande adattabilità, riuscendo a sfruttare come alimento, sia le specie tipicamente acquatiche che molte graminacee leguminose che crescono sulla terraferma.

La Nutria ha attività prevalentemente notturna e crepuscolare. Le ore diurne sono trascorse nel folto della vegetazione o all’interno delle tane scavate nel terreno. Tuttavia d’inverno tende a uscire allo scoperto durante il giorno alla ricerca di cibo.

Il comportamento sessuale è poliginico, con il maschio che si accoppia con più femmine; queste ultime vivono in gruppi di individui fra loro imparentati. Generalmente occupano piccole aree in ambienti umidi scavando tane in terrapieni naturali o artificiali (argini). I maschi, al contrario, hanno un comportamento più erratico, volto all’accoppiamento con il maggior numero possibile di femmine.

Essa si riproduce durante tutto l’arco dell’anno; la durata della gestazione è piuttosto lunga (in media 134 giorni) e la femmina è nuovamente pronta alla fecondazione poco dopo il parto. Questi aspetti evidenziano come il potenziale riproduttivo della Nutria sia notevole avendo picchi più alti laddove l’incontro tra maschio e femmina risulta facilitato dall’alto numero di individui presenti.

I piccoli partoriti variano in media da 8 a 9 con un tasso potenziale di piccoli per anno pari a 15. I giovani raggiungono la maturità sessuale tra i 2 e 9 mesi secondo le condizioni trofiche momentanee: la maturità sessuale sembra infatti legata al peso e in particolare al raggiungimento della massa corporea pari a 2 kg.

L’allattamento dura 8 settimane circa ma i piccoli sono già in grado di sopravvivere autoalimentandosi con soli vegetali già al quinto giorno di vita; la femmina è in grado di riassorbire i feti o di provocarne l’aborto qualora le condizioni ambientali si rivelino poco adatte alla vita dei piccoli fino alla quattordicesima settimana di gestazione.

La specie non ha nel nostro Paese un predatore naturale in grado di contenerne lo sviluppo. Sporadiche predazioni sono state rilevate da parte di volpi, con preferenza per i giovani e gli individui debilitati, o da parte del pesce siluro.

Nella realtà italiana il fattore limitante è costituito dagli inverni rigidi, in cui la temperatura rimane sotto zero per parecchi giorni di seguito, e quindi alla relativa mancanza di un habitat idoneo durante tale periodo. Studi compiuti in Inghilterra hanno dimostrato come la Nutria sia la causa principale del calo dei canneti in quel Paese; la specie, infatti, si nutre oltre che dei germogli anche delle radici di cannuccia palustre determinandone la scomparsa locale. Per quanto riguarda l’Italia studi specifici hanno verificato che la specie è la responsabile del forte calo di ninfee. Essa esercita anche un forte effetto negativo sulle comunità di uccelli delle zone umide sia indirettamente, per alterazione dell’habitat, sia direttamente, per l’azione di predazione delle uova.

La Nutria provoca gravi danni alle colture agricole: fra le specie maggiormente interessate vi sono il radicchio, la barbabietola, il mais, il riso. Particolare oggetto di attenzione trofica sono gli appezzamenti di radicchio in quanto la sua coltivazione viene a coincidere con la stagione autunnale/invernale, cioè quando le risorse alimentari naturali risultano più scarse. Una menzione a parte meritano le coltivazioni di riso dove la nutria può danneggiare sia il raccolto che le arginature realizzate per la formazione delle vasche deputate alla raccolta delle acque.

Lo stesso accade per gli argini di contenimento in zone vallive dove sono ubicati gli allevamenti di pesce. Per quanto riguarda la rete idrica, essa è in grado di scavare gallerie molto profonde in argini di fiumi e canali. A tal proposito, un’analisi della struttura delle gallerie da loro scavate ha evidenziato come esse possano approfondirsi nell’arginatura fino a 5/6 metri, con uno sviluppo della ramificazione per 15 metri circa, determinando un ampio spettro di indebolimento degli argini.

Proprio per evitare (o almeno contenere al minimo) tali impatti sulle culture agricole e sugli argini di fiumi e canali, è evidente la necessità dell’attuazione di misure di contenimento che, per i tratti distintivi della specie, dovranno essere necessariamente a largo spettro ed organizzate minuziosamente.

Ho personalmente attuato una strategia di contenimento che ha prodotto, in 10 mesi, un calo pari all’85% della popolazione presente nelle due tenute di caccia che mi trovo a dover gestire in qualità di perito tecnico agronomo.

Prima di tutto è bene organizzare, attraverso una accurata osservazione, le aree di intervento che saranno di diversa superficie a seconda della stagione e della densità di nutrie presenti. Maggiore il numero di nutrie, minore sarà la superficie. Meno nutrie dovremmo contenere maggiore sarà l’area dove opereremo.

L’azione di contenimento si concentrerà in tre periodi: novembre – febbraio, marzo – maggio, giugno – ottobre dove opereremo con le trappole a scatto e con i contenimenti mediante abbattimento in selezione. Personalmente assieme ad un buon numero di cacciatori impieghiamo con successo il calibro 222 Remington di cui è facile reperire sul mercato oltre cinquanta caricamenti a prezzi molto contenuti. Arrivando la Nutria a pesare anche 10 kg, utilizzo una palla espansiva da 50 gr con punta in polimero offerta sul mercato dalla italianissima Fiocchi.

C’è anche chi, per non comprare un secondo o terzo fucile, si è adattato a sparare alla Nutria con il 22-250 Remington che utilizza con successo in pianura anche per il Capriolo. Si spara soprattutto nel periodo invernale, inizio primaverile e inizio autunnale agli esemplari più grossi che sono spesso e volentieri i maschi. Le distanze di tiro sono spesso e volentieri impegnative perché la Nutria tende a scappare in acqua alla vista dell’uomo.

Durante i restanti periodi sarà bene posizionare le trappole, soprattutto sui tragitti compiuti dalle nutrie per alimentarsi, con una densità minima di 6 trappole per ettaro, arrivando anche a 10 trappole per ettaro nel periodo estivo.

All’inizio della primavera e all’inizio dell’autunno i maschi cercano nuovi areali di accoppiamento. Per questo motivo sarà bene predisporre una serie di trappole in un raggio d’azione sempre più ampio rispetto ai punti abitualmente colonizzati dalle nutrie, ed è proprio per tale motivo i maschi possono più facilmente incappare nelle trappole che dovranno essere mimetizzate e corredate da esche con ortaggi.

O.T. | Tecnico Agronomo
Responsabile Tecnico AFV

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