Valle Franchetti: la valle più famosa d’Italia

Valle Franchetti, anche con questo nome è conosciuta la valle che si contende, assieme a valle Zappa, il ‘primato’ di valle più famosa d’Italia. Detta anche valle Grande di Caorle o valle San Gaetano è l’unica tra quelle della laguna di Caorle (valle Zignago, valle Perera e valle Nova) che conserva ancora integre le caratteristiche originarie di palude interna, essendo la valle che fino a oggi ha meno sofferto dell’intervento dell’uomo.

Valle San Gaetano per la vicinanza con l’omonima minuscola frazione che dista solo 5 Km dall’abitato principale e famoso di Caorle: tuttavia è uno dei luoghi più suggestivi della zona, legato ai baroni Franchetti che nel 1890, in questi territori, in grandissima parte sommersi dalle acque lagunari, iniziarono una delle più importanti opere di bonifica della storia nazionale.

Quando, nel 1879, i Franchetti giunsero a San Gaetano esisteva solo una grande villa intorno alla quale c’era solo palude e valle. L’intenzione dei Franchetti era quella di costruire un latifondo di circa 3000 ettari di terreno, raccolti intorno al fiume Lemene ed interessanti il comune di Caorle, di Concordia Saggitaria e San Stino di Livenza.

Nello stesso anno i Franchetti iniziarono ad acquistare i terreni frazionati in diverse proprietà e nel 1898, con l’acquisto della Tenuta Franzona, può essere considerata conclusa la fase di formazione del loro ampio possedimento: la “Tenuta Franchetti”.

Nel 1890 il barone Raimondo Franchetti inizia una grandiosa opera di bonifica per farne un centro a gestione “autarchica” sul genere di Alvisopoli e delle comunità fiorite nell’800. In breve tempo i terreni iniziano ad essere coltivabili e vengono costruite le prime case coloniche presto occupate dalle famiglie patriarcali che iniziano a lavorare la terra. Il progetto però non ebbe le fortune sperate.

Unica e irripetibile la frequentazione negli anni ’60 del jet set internazionale e in particolare americano: erano di casa a San Gaetano, ospiti della villa padronale dei Franchetti e più ancora della loro casa di caccia di valle, il premio Nobel per la letteratura Ernest Hemingway e Henry Fonda, sposato in quarte nozze con una Franchetti.

Frequentazioni di cui racconta lo stesso Alberto Franchetti, erede del barone Raimondo Nanuk Franchetti, in una rara intervista: – Si era fatto buio già da un pezzo, quel pomeriggio, sulla laguna. Il corno, che segnava la fine della battuta, aveva suonato a lungo, lamentoso, era il segnale che si doveva smettere, e i cacciatori erano tornati tutti alla casa di valle. Tutti tranne uno. Hemingway, quel balordo. Arrivò per ultimo, parecchio tempo dopo, sotto un cielo scuro che annunciava la notte, la sua barca che scivolava pigra sull’ acqua, tutti che lo aspettavano, in ansia, sulla riva. Ma quando lo videro, e videro il carniere quasi vuoto, e quasi vuota anche la cassa del gin, l’ansia lasciò il posto allo sberleffo. Risa, scherzi, prese in giro. –

Succedeva spesso così, in valle, non era un gran cacciatore il vecchio Ernest. Gli altri, che erano più bravi, lo sbeffeggiavano, e lui ne soffriva, e qualche volta si inquietava. Quella sera, poi, era di pessimo umore. Non aveva preso quasi nulla, e aveva voluto restare fino all’ ultimo, in botte, al lago Tombolo, nella tenuta di Valle Grande. ” Ndemo via paròn, ‘ndemo via” continuava a ripetergli il barcaiolo mentre il corno suonava, angoscioso, in lontananza. “No andare, ancora anatre” replicava in italiano, testardo, lo scrittore. Quando arrivò, deluso, alla casa di caccia, e sentì che ridevano di lui, andò su tutte le furie, imbracciò il suo fucile, un Bernardelli automatico, lo puntò contro il cielo e sparò in aria, dalla barca, girando su se stesso, una mezza dozzina di colpi in tutte le direzioni. Fece scappare tutti. “Credete che sia ubriaco?”, lo sentirono urlare dalla riva, in inglese, “guardate invece come sparo!” –.

E sulla riva della valle, nei pressi della casa di caccia, continuano a raccontare: – Dal 1948 al ‘ 60, ha ospitato lo scrittore quasi tutti gli inverni, veniva anche sette-otto volte l’anno. Sono i posti che ispirarono il romanzo Di là dal fiume e tra gli alberi, uscito nel ‘ 50, in cui si possono riconoscere lo stesso Nanuk Franchetti (il barone Alvarito), il fido barcaiolo Fiorindo Silotto (che per altri, invece, sarebbe il capocaccia Ennio Mantovani, ndr), l’antica governante Nina Bottos, e soprattutto la dolce e giovanissima Renata, che è il ritratto di Adriana Ivancich, figlia di Gianfranco, un altro amico veneto di Hemingway –.

Per poi concludere con un aneddoto di cui testimone è stato proprio Silotto, oggi deceduto: – Non era un gran cacciatore, si stancava presto. Si portava in botte un libro, il blocchetto degli appunti, il gin, un berrettino bianco molto poco adatto, e spesso abbandonava il fucile. Quando uccideva qualche uccello, lo adagiava sul bordo della botte, lo accarezzava e stava incantato a guardarlo. Qualche volta l’hanno anche visto piangere. Era taciturno, diffidente, spesso distante, lo sguardo freddo e fisso -.

Valle Franchetti ha una superficie di 600 ettari (di cui 220 di superfici acquatiche) ed è formata da un vasto e fitto canneto intervallato da specchi acquei poco profondi. Valle Grande, nel periodo autunno-invernale e durante i passi, diventa una fondamentale zona di sosta ed alimentazione per migliaia di uccelli acquatici. Sono presenti come nidificanti il Tarabuso, l’Airone rosso, il Falco di palude, la Marzaiola ed altre specie ancora.

Per arrivarci bisogna andare per un bel pezzo, da San Gaetano, lungo un argine, stretto e alto, che corre nella campagna. La casa di caccia è bassa e lunga, di mattoni rossi, dentro c’ è un gran camino tondo, mobili dell’800, e i trofei di caccia alle pareti, la zampa di un elefante, la pelle di una tigre, un orso imbalsamato ucciso dal barone in Romania. Un salotto con un tavolo di legno lungo, Hemingway stava sempre a capotavola, la cassa di gin accanto alla sedia, e una stanzetta spoglia, con un lettino di legno, dove dormiva.

Oggi in valle Franchetti oltre alla caccia invernale alle anatre, si pratica l’allevamento del pesce, come racconta lo stesso proprietario: – È una valle anomala  con poca acqua e tanta terra, tanta vegetazione. E la tipologia d’acqua è piuttosto dolce al punto da impedirci di allevare orate che hanno bisogno di una spiccata salinità. Per il resto ci sono tutti gli altri pesci tipici di valle come il branzino, i cefali, le anguille. Un allevamento estensivo dove si introduce il pesce piccolo che non viene alimentato e che per questo cresce lentamente con un ciclo vitale piuttosto lungo. Un pesce che ha caratteristiche simili al pesce selvatico e che non è facile da catturare-.

Il pesce di Valle Franchetti viene completamente conferito all’ingrosso e da qui come tutto il pesce delle nostre valli venete, verso i mercati ittici e fino agli scaffali delle pescherie o alle cucine della ristorazione. Purtroppo non se ne riconosce e non se ne valorizza appieno l’originalità, la freschezza tipica del chilometro zero o quasi, la diversità organolettica che dovrebbero caratterizzarne il prezzo, la competitività tra i consumatori e quindi la giusta redditività per i vallicoltori -.

Per poi concludere: – La nostra vallicoltura è molto penalizzata dagli allevamenti greci e croati. In generale non possiamo confonderci né competere con chi fa allevamento intensivo. Hanno tempi più brevi di allevamento, minore mortalità, meno problemi nella cattura e anche dalla predazione. I cormorani in particolare fanno disastri. Trent’anni fa erano rarissimi, oggi sono decine di migliaia nell’area alto adriatica. Non si possono abbattere e la Regione Veneto non ha fondi a sufficienza per pagare i danni. Riescono a predare anche pesci di 3/4 ettogrammi e stanno decimando anche gli stock ittici esterni alle valli. Probabilmente l’incremento demografico della specie è stato causato da necessità alimentari che li ha fatti migrare verso areali più meridionali e dalla protezione imposta in ambito europeo considerato, che fino a pochi anni fa venivano distrutti molti nidi in Nord Europa per utilizzarne le uova nell’industria cosmetica -.

Redazione aCaccia.com

 

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