Valle Noghera: la regina delle valli friulane

Tutta la zona costiera dell’alto Adriatico, che si estende dai confini dell’Emilia Romagna, più precisamente tra le province di Ferrara e Ravenna fino alla foce del fiume Isonzo, in Friuli Venezia Giulia, è caratterizzata dalla presenza di lagune.

Nella parte più interna della laguna, ai confini con la terra ferma, vi sono le valli da pesca: il nome deriva dal latino “vallum” che significa argine o protezione.  La valle da pesca è un’area lagunare separata dalla laguna aperta da una recinzione fissa costituita da pali o argini nella quale si pratica la vallicoltura, una pratica di   itticoltura estensiva.

Tale sistema richiede grandi specchi d’acqua in modo che la produzione sia sufficiente a coprire le spese di gestione, nonostante la resa per unità di superficie sia bassa. All’interno della valle viene praticato l’allevamento del pesce e la caccia, ed entrambe queste attività costituiscono una grande riserva di cibo.

In Veneto, nella laguna di Venezia e in quella di Caorle vi sono valli molto note. Meno note invece quelle del Friuli Venezia Giulia, caratterizzate per una dimensione più contenuta rispetto a quelle venete, ma con delle caratteristiche intrinseche uniche. Tra queste spicca, per dimensioni, fascino e potenzialità quella che è definita, a ragione, come la “regina” delle valli del Friuli Venezia Giulia: valle Noghera.

Valle Noghera prende il nome dall’omonima casata nobile, antica proprietaria della valle, tra cui spicca il conte Alberto Noghera, appassionato cacciatore con all’attivo numerose pubblicazioni tra cui è bene ricordare Come sparare a caccia edito dal Cacciatore Italiano nel 1943, dove come immagine di copertina vi è un dipinto realizzato proprio in uno dei laghi di valle Noghera.

Due anni più tardi scriverà “Sole di Novembre”, che costituisce per gli intenditori una vera e propria pietra miliare della letteratura venatoria italiana.

Valle Noghera, dalla tipica forma a fagiolo, regina delle valli poiché è una delle poche valli arginate che costituiscono a tutti gli effetti un’isola. Difatti per raggiungerla si utilizzano delle veloci ed eleganti lance in legno, che fanno parte della flotta di imbarcazioni di proprietà della valle, e vi si impiegano 25’ dalla nota località turistica di Grado, 30’ dal porto peschereccio di Marano Lagunare e 20’ dall’abitato di Terzo di Aquileia, antico porto romano. Un’oasi non collegata alla rete elettrica nazionale ma completamente auto sufficiente dal punto di vista energetico che si affaccia direttamente sul mare, incastonata nel cuore più profondo e solitario della laguna di Grado e Marano Lagunare.

Duecentoventi ettari, divisi da un canale arginato centrale, che garantisce un ricambio idrico ottimale, favorito anche da alcune chiuse che a seconda dei regimi di marea, fanno uscire o entrare grandi masse d’acqua, ossigenando i laghi di valle. A est, esposto ai venti di Bora, un grande lago centrale dove sono ben presenti praterie sommerse di fanerogame acquatiche e dove in stagione amano sostare decine di migliaia di fischioni (Anas penelope), vera attrattiva venatoria della valle che non ha nulla da invidiare, in termini di abbattimenti sulla specie, alle più famose valli del Delta del Po.

Ad ovest invece, nella zona detta del “Valerian”, molti piccoli laghi con basso contenuto salino, l’ambiente ideale per alzavole, canapiglie, germani reali e mestoloni, che popolano in incredibile quantità la valle, seppur di modeste dimensioni. Caratteristica importantissima per la caccia gli affioramenti di acqua dolce sulfurea che sgorga in superficie, con un ottimo grado di purezza, alla temperatura di 33 gradi in sette punti diversi della tenuta di caccia. Un’isola nell’isola, dato che nella zona nord vi è un importante sito SIC e Natura 2000. L’Isola dei Belli, un affioramento alberato dove nidificano colonie di aironi rossi, aironi cinerini, sgarze, tarabusi e altri uccelli trampolieri.

Il casone di pesca a sud della valle, che guarda l’altra tenuta di caccia della zona (valle Morgo, di una famiglia di imprenditori veneti) che protegge valle Noghera dalle tempeste più violente. La casa di caccia, con attracco privato, a nord ovest della tenuta, che si caratterizza per un importante salone con camino, alcune camere con bagno interno, ampia cucina ed al secondo piano una camera padronale con bagno, per un massimo di dodici cacciatori, numero però oltremodo esagerato per la dimensione della valle e per la contiguità degli appostamenti di caccia. Una tenuta di caccia unica, in grado di imporsi sul mercato ittico con produzioni elevate di estrema qualità, oltreché di conquistarsi un posto di spicco tra le tenute di caccia vallive.

Valle Noghera, seppur sconosciuta ai più, è stata la tenuta che ha ospitato a lungo un noto ex calciatore, fantasista, di fama mondiale, appassionatissimo di caccia, che in valle Noghera aveva trovato la giusta dimensione tra accoglienza e risultati venatori. Un ambiente sospeso nel tempo in cui perdersi, al tramonto, per il senso di isolamento e mistero che i voli di decine di migliaia di uccelli trasmettono. Una tenuta di caccia nascosta, intima e autentica.

Alberto Pozzatini 

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