Emergenza cinghiale: ecco i dati ISPRA, “i cacciatori non c’entrano”

L’ANSA ha diffuso una piantina elaborata grazie ai dati ISPRA, che conferma chiaramente come i cinghiali si siano progressivamente portati a ridosso delle città grazie ad una rapida colonizzazione di aree del sottobosco che sono state lasciate, nel corso del tempo, completamente incustodite, disabitate e non utilizzate, con tutti i processi agricoli che ne conseguono.

Una diffusione confermata dai dati che è avvenuta attraverso la dorsale appenninica ricca di boschi e foreste, con un tessuto agricolo di modeste dimensioni e un progressivo abbandono da parte degli abitanti dei piccoli borghi appenninici.

Di fatto smentita la tesi delle liberazioni e degli incroci con i grandi cinghiali est europei. Dato che i dati riportano ben 16 sottospecie presenti nel nostro territorio. Ancora incerta e non completamente chiara risulta la sistematica a livello sottospecifico, ulteriormente complicata da due ordini di fattori legati alle attività umane: l’ ibridazione delle popolazioni selvatiche con i conspecifici domestici e l’ incrocio con forme evolutesi in aree geografiche differenti ed introdotte dall’ uomo in zone estranee al loro areale originario. È stato verificato, in ambito europeo, un cline nella dimensione media dei soggetti delle diverse popolazioni lungo un gradiente geografico da nord-est a sud-ovest, spiegabile soprattutto in base alle diverse condizioni ecologiche.

Le incertezze sul reale significato sistematico delle 16 sottospecie generalmente riconosciute fanno sì che attualmente ci si limiti ad individuare 4 informali raggruppamenti geografici regionali (razze occidentali, comprendenti le sottospecie europee, razze indiane, orientali e indonesiane), nei quali vengono inserite le varie sottospecie al fine di distinguerne determinate caratteristiche morfologiche (Carnevali et al. 2009).

Il Cinghiale è oggi l’Ungulato più diffuso in Italia, sia in termini distributivi che di consistenza. L’areale si estende per circa 190.000 Km2, pari al 64% del territorio italiano. Il Cinghiale è diffuso, senza soluzione di continuità, dalla Valle d’Aosta sino alla Calabria, in Sardegna, in Sicilia, Elba ed alcune piccole isole come frutto di immissioni assai recenti e, con modalità più frammentarie e discontinue, in alcune zone prealpine e dell’orizzonte montano di Lombardia, Veneto, Trentino e Friuli (Carnevali et al. 2009).

Redazione aCaccia.com

 

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  • Valerio Vivaldo

    Nell’articolo citato in realtà si legge:
    ” Non meno importante si è rivelata, a partire
    dagli anni ‘50, la massiccia introduzione di
    cinghiali, inizialmente operata con soggetti
    catturati all’estero e, successivamente, con
    animali prodotti in allevamenti che si sono an-
    dati progressivamente sviluppando in diver-
    se regioni italiane. “