Cacciatori per vocazione

Recenti fatti di cronaca, che hanno visto coinvolti alcuni bracconieri evadere la legge che regolamenta la caccia ad anatre in valle ed in laguna, mi hanno portata a riflettere sulle intenzioni che hanno mosso le azioni di queste persone: mi sono chiesta infatti cosa abbia spinto questi cacciatori a comportarsi da bracconieri ed a dare di conseguenza ragione all’opinione pubblica che tanto critica la caccia.

Perché, anziché collaborare con tutti quei Cacciatori che ogni giorno, con le loro vite e con il loro atteggiamento, divulgano la cultura della caccia, questi uomini hanno deciso non solo di correre i rischi che evadere la legge comporta, ma alimentare l’odio che gli anti caccia e gli animalisti provano nei confronti dell’attività venatoria? Per non parlare del disappunto che hanno provocato nel mondo venatorio…

Ovviamente, sono giunte alla mia mente varie risposte, mosse da un’energia di giudizio:

–    sono persone stupide, avide di corposi carnieri, che non hanno il minimo rispetto per la caccia ed il selvatico;

–    uomini con un grande ego ed assenza d’integrità;

–    persone che si sentono vivi solo attraverso il rischio, il competere con il prossimo, mostrandosi come i più furbi ed i più potenti.

Tutto vero! Ma sentivo che queste non sono le reali risposte: non avevo ancora trovato la matrice che ha mosso questi azioni. Sono andata quindi più a fondo nella mia riflessione, e sono giunta a questa conclusione: esiste una sostanziale differenza tra il vivere la caccia per passione, ed il viverla per vocazione.

“La passione è un sentimento impetuoso, basato sui piaceri procurati dai sensi umani e che può impedire il controllo della ragione. La causa scatenante è una forte attrazione che la persona prova verso un soggetto esterno. Caratterizzata da un desiderio ardente per qualcuno [o qualcosa] con la complicità di una forza che investe in modo violento e indiscriminato, la passione è interpretata come amore violento e sensuale.” (tratto da Wikipedia)

Se ne deduce che vivere la caccia con passione, possa portare a compiere azioni estreme, perché appunto si tratta di un sentimento travolgente, violento a volte, che può mettere a tacere la ragione, ed a perdere quindi l’integrità del Cacciatore.

“La vocazione è una particolare sensibilità verso un tipo di vita. […] si parla di vocazione per indicare una tendenza innata nell’individuo che lo porta più facilmente a fare alcune cose piuttosto che altre, sente un trasporto interiore. […] In filosofia si intende quella chiamata (appunto “vocazione”) a sentirsi partecipi di un progetto universale, ognuno nel proprio ambito specifico. […] tutti sono chiamati a riconoscere i propri talenti e a metterli in pratica, in un’ottica di fede, per il bene proprio e del prossimo.” (tratto da Wikipedia)

Il Cacciatore che vive la caccia per vocazione, è mosso quindi da una spinta interiore che va oltre il bisogno di appagare i propri sensi umani; ha l’innata tendenza a fare della caccia il proprio stile di vita, al punto che questa diventa parte di sé.

Tu, lettore che leggi queste mie righe, ti invito a fare una profonda riflessione ed a chiederti: come vivo la caccia? Per passione o per vocazione? La risposta potrebbe non necessariamente essere o/o: potresti sentirti “chiamato”, quindi vocato alla caccia, e provare passione allo stesso tempo. Io credo che l’una non escluda necessariamente l’altra…

Comprenderne però la differenza, e sentire quale delle due energie è più forte dentro di te, ti potrebbe essere utile a capire che cacciatore sei in questo momento, ed a che tipo di cacciatore vuoi aspirare: più appassionato o più vocato?

Eleonora Peruzzi

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