Daniela Martani e la violenza

Pensandoci bene Daniela Martani ha proprio ragione, allevare vacche e sfruttarle per raccogliere il latte è una violenza al pari di allevarle per la carne così come la pesca, la caccia e l’agricoltura.

Potare la vigna e gli olivi è un’amputazione materiale di esseri viventi, dobbiamo esserne consapevoli, anche un semplice gioiello sul collo della signora Martani rappresenta altresì un processo industriale o artigianale che proviene da lontano, una lunga filiera predatoria dove dalla prima trivella che scava la terra per estrarre metallo in poi produce una lunga striscia di morte per la nostra amata terra, ci avevamo mai pensato?

Quindi? Quindi accettare la nostra natura da animale predatore e raccoglitore o perire. Forse non è chiaro ma fatta salva una vita di privazione assoluta che poi avrebbe inesorabilmente angoli oscuri di incoerenza, salvo eccessi di tipo patologico, come vogliamo infatti considerare i “respiriani”? tutto il resto è e rimarrà semplice Vita.

Una vita al vertice della piramide animale con certamente l’onore di gestire il regno animale dall’alto ma al contempo l’onere di considerare come unica vera miope forma di violenza il “raccogliere” e sfruttare risorse animali e vegetali oltre la propria necessità individuale, salvo creare autolesionistiche carestie e povertà.

Cara Martani nella curva gaussiana dei valori agli estremi allora ci sarà da un lato il folle sterminatore di risorse naturali, magari per produrre gioielli o profumi, al centro nel punto più alto della curva l’Homo Sapiens con pregi, virtù e piccoli difetti e all’altro estremo proprio lei signora Martani insieme ai suoi amici oltranzisti animalisti. Noi, ci consentirà, ci accontenteremo di rimanere “Normali” esattamente come la curva.

Buona Vita o forse no, faccia Lei.

Andrea Severi 

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