Hit Show vista da un cacciatore

E’ sabato, ed anziché andare ad allenare i cani sotto un tempo incerto, decido di ritornare all’Hit Show, la fiera della caccia a Vicenza. Arrivo di buon ora e c’è già un gran numero di cacciatori in fila per fare i biglietti. Prima constatazione: da qualche tempo la fiera ha deciso di dividere in due eventi diversi e non concomitanti la storica fiera della caccia con quella della pesca ricreativa. Si possono intuire le motivazioni, ma secondo chi scrive, non è stata una scelta felice.

Gli organizzatori, nei tre giorni della fiera, prevedono di arrivare a 40.000 visitatori, dato in crescita rispetto alla precedente edizione. Faccio rapidamente i soliti “due conti” ed emerge che, se la cifra fosse raggiunta, avrebbe visitato la fiera il 5% dei cacciatori italiani. Tenendo come punto fermo 700.000 licenze di caccia.

Entro e come da pronostici gli stand più affollati sono quelli delle grandi case armiere: Beretta, Benelli, a momenti alterni Fausti, Fiocchi. Insomma, i soliti. Il normale gran interesse per chiunque proponga tecnologia, soprattutto applicata ai dispositivi satellitari per la caccia al cinghiale e, più limitatamente, per la caccia con i cani da ferma. Da vecchio, nostalgico, inguaribile romantico, per cui esiste solo il campano, passo oltre. Un pubblico di fedelissimi nella zona dedicata alle ottiche e le armi ad anima rigata.

Guardo le facce che si accalcano in prossimità degli stand e ad eccezione di qualche raro caso, l’età è ormai ben oltre la soglia dei “enta”. Istantanea drammatica della caccia italiana, praticata in gran parte da appassionati dalle gote paonazze che ben presto saranno protagonisti, in negativo, di un vuoto generazionale. I rari bambini vestiti con una t-shirt arancione così da essere ben riconoscibili.

Non lo nego, sono un po’ deluso da una fiera della caccia che pecca a mio modesto parere di autentici momenti di condivisione tra cacciatori, sono rattristato dal non vedere una sezione della fiera dedicata ai piccoli e piccolissimi produttori, agli artigiani, il coinvolgimento dei settori a noi contigui.

Mancano, cioè, le reali novità. Perché i cacciatori italiani si accontentano di una banale sublimazione, di una nuova suola per uno scarpone, una nuova lente per un binocolo. Tanto basta ai cacciatori italiani per essere felici ?Completamente assente la cacciagione. E tutto ciò che si porta dietro.

Mi appresto ad uscire, sconsolato. Da lontano arrivano le grida di una ventina di manifestanti: animalisti esagitati vestiti di nero, armati di megafono, che urlano offese e insulti verso chiunque passi: adulti, donne, bambini. Una donna bionda tenta di uscire inveendo verso alcuni passanti: viene “catapultata” nel recinto di transenne da un finanziere, che la afferra energicamente per il cappuccio.

Inevitabilmente penso che tra una settimana sarò in Austria, a Salisburgo. Nel cuore della cultura mitteleuropea, che ospita la seconda fiera della caccia più importante d’Europa. Dove la stragrande maggioranza dei presenti, circa 200.000 mila in quattro giorni, si veste in camicia bianca e giacca di velluto. Dove in ogni stand c’è qualcosa da mangiare, dove se porti tuo nipote o tuo figlio, che ha meno di 16 anni, non paghi l’ingresso. Dove in ogni stand vi sono poltrone e divani dove conversare amabilmente, stand con ragazze e ragazzi giovani dove toccare con mano autentiche novità firmate soprattutto da abilissimi artigiani. Dove incontrare autentiche leggende mondiali della caccia internazionale, e non neo poetesse dall’italiano maccheronico, in cerca di facile fama.

Una fiera con un enorme padiglione ristorante aperto dalle 08:00 alle 21:00 dove scorrono fiumi di birra, tra gruppi musicali che suonano dal vivo  e dove mangiare ad un prezzo imbarazzante ogni sorta di leccornia tipica austriaca. Perché la fiera è talmente grande e vi sono talmente tante cose da scoprire che non puoi visitarla in meno di dieci ore. Fuori, nel parcheggio, davanti agli ingressi gli animalisti anticaccia: muniti di striscioni, in rigoroso silenzio. Niente megafoni, fischietti, insulti, fumogeni. Perché in un paese civile puoi protestare, manifestando le tue idee, ma senza offendere gli altri.

Questo è ciò che accade fuori dall’Italia, nella più assoluta incuranza della stragrande maggioranza dei cacciatori italiani. Questo è ciò che succede dove la caccia è, da secoli, una cosa seria.

Enzo Sartori 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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