Veneto: caccia anatre con munizioni contraffatte, denunciata armeria

Sono stati giorni intensi quelli appena passati che hanno visto il Veneto, in particolare i territori dei comuni veneziani di Mira e Campagnalupia ed anche il Delta del Po nei comuni di Porto Viro e Porto Tolle in provincia di Rovigo, oggetto di attenzioni particolari da parte dei Carabinieri Forestali coordinati dagli agenti del SOARDA, il corpo scelto dell’Arma della Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati in danno degli Animali.

I controlli nelle giornate di domenica 27 gennaio, mercoledì 30 e giovedì 31 si sono concentrati soprattutto nelle Aziende Faunistico Venatorie della laguna di Venezia, in particolare in tre aziende identificate dai militari come potenziali luoghi dove si mettevano in atto comportamenti contrari alla legge.

Gli ospiti della valle hanno manifestato incredulità e stupore quando, dai canneti delle barene, si sono visti accerchiare dagli agenti che, di fatto, hanno così impedito qualsiasi tentativo di occultamento e di fuga. Non è stato difficile ipotizzare che i militari fossero nascosti già dalla notte precedente.  Qualcuno ha tentato di spiegare ai militari dell’Arma che quella in cui si trovavano era, secondo gli ospiti, proprietà privata. Con tanto di cartelli. Ma gli agenti presenti hanno esibito ben tre sentenze, di cui una della Suprema Corte di Cassazione a sezioni unite, tutte passate in giudicato, dimostranti l’esatto opposto: la maggioranza delle valli sono proprietà dello Stato. Non esistono proprietari quindi, ma semplici concessionari.

Dopo le formalità di rito gli agenti hanno proceduto ai controlli da cui è emerso che un cacciatore impiegava delle munizioni che erano marchiate come munizioni atossiche in acciaio, ma all’interno della cartuccia, erano presenti solo pallini di piombo. In zone di protezione speciale le munizioni al piombo sono detenibili ma non impiegabili.

La cartuccia presentava il marchio di una nota armeria veneta. Al cacciatore è stata elevata la sanzione amministrativa ed è stato denunciato a piede libero. A sua discolpa il cacciatore ha sostenuto di essere stato tratto in inganno dall’armeria.

A questo punto gli uomini dell’Arma, informata la Procura della Repubblica, hanno avuto l’ordine di perquisire l’armeria che aveva prodotto le munizioni. Durante i controlli gli agenti avrebbero rinvenuto molte munizioni contraffatte, pertanto hanno proceduto alla denuncia a piede libero del titolare dell’armeria e al sequestro preventivo del materiale esplodente messo a disposizione della magistratura inquirente al fine di eventuali ulteriori accertamenti. L’armeria, contravvenendo alle precise disposizioni del T.U.L.P.S., se ritenuta colpevole, rischia la sospensione della licenza.

Alberto Pozzatini 

 

 

 

 

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